Max Adler, Causalità e teleologia nella disputa sulla scienza, Delta3 edizioni, pagine 358, euro 20.

Da troppi anni viviamo momenti cupi per il movimento dei lavoratori. Sembra quasi impossibile recuperare le fila di una cultura politica realmente alternativa ai disegni neoliberali. Particolare importanza, a tale proposito, assume l’iniziativa della rivista “Critica sociale” di ripubblicare i testi dei teorici dell’austromarxismo, a lungo vittime di un ostracismo della memoria, eppure ricchi di analisi e di spunti critici attualissimi.

Si tratta di un filone di pensiero che prende le mosse in Austria a inizio del ventesimo secolo, visti i fallimenti della Seconda internazionale e la subalternità politica e culturale della socialdemocrazia europea del tempo. Nel 1917 gli austro-marxisti salutano la rivoluzione d’Ottobre, ma colgono con tempestività le involuzioni che sarebbero venute di lì a poco e si mettono a cercare un’altra via, in un frangente drammatico per il socialismo europeo, sempre con un’attenzione cocciuta all’unità dei lavoratori.

Per riscoprire questo patrimonio di valori e di idee, per le edizioni Delta 3, è uscito a inizio 2026 il primo dei volumi che “Critica sociale” vuole dedicare all’austromarxismo entro la collana ‘Marx Studien’: è il testo di Max Adler “Causalità e teleologia nella disputa sulla scienza”.

Nella conferenza stampa di presentazione tenuta alla Camera dei deputati il 18 febbraio scorso, Beppe Sarno, il regista di questa iniziativa politica ed editoriale e autore della postfazione al volume, ha richiamato la centralità del pensiero di Marx per interpretare il presente senza subalternità o velleità utopistiche. Del resto, l’eredità di Adler e di tutta la sua scuola consiste nel restituirci un marxismo non dogmatico, che non sia una dottrina preconfezionata da imporre alla storia, ma un metodo per comprenderne le contraddizioni.

Pubblicare questo testo di epistemologia di Adler, a cinquant’anni di distanza dalla sua apparizione in Italia per De Donato, significa entrare nel pieno dell’attualità politica. Solo apparentemente “Causalità e teleologia nella disputa sulla scienza” ci propone una discussione lontana dalle nostre lotte e chiusa nelle dispute accademiche sorte alla fine dell’Ottocento con il tramonto del positivismo.

In queste pagine, uscite in lingua tedesca nel 1904, Adler cerca di dare alle scienze sociali una dignità simile a quella delle scienze della natura, mediando fra Marx e Kant. Sociologia, economia, diritto, persino la politica per Adler non sono il regno insondabile e imprevedibile della volontà umana, ma un terreno da studiare con la stessa serietà di intenti e lo stesso rigore metodologico con cui si studiano la chimica, la fisica, la biologia.

Come per le scienze della natura, nel campo delle scienze sociali “prevedere” vuol dire agire per trasformare la società. Questa pretesa ha una spiccata valenza politica. Si pensi alle ricadute che le nuove tecnologie, a cominciare dalla rete o dall’intelligenza artificiale, possono avere se rimangono nelle mani di pochi centri di potere economico, i grandi magnati alle spalle di Trump nella cerimonia del suo insediamento a Washington.

Adler insegna non a rifiutare la tecnica o la scienza. Grazie ad Adler, comprendiamo quanto sia necessario e urgente, invece, strappare la scienza e la tecnica all’appropriazione privata, che si consuma nel rapporto di produzione capitalistico, per riscoprire il loro significato pubblico, sociale, per restituirle all’umano e non tenerle sottomesse al profitto. E questo compito può essere assolto, a giudizio di Adler, solo dal movimento dei lavoratori.

Non è un caso che proprio il movimento dei lavoratori lungo tutto il Novecento abbia sostenuto con forza l’alleanza lavoro-scienza-democrazia. Ecco che leggere Adler significa dunque fermare quella deriva antiscientifica e antimoderna che abbiamo visto rafforzarsi negli anni del Covid, carica di una lugubre impronta di destra, ma capace purtroppo di impressionare anche pezzi di sinistra e di sindacato, se pensiamo solo alle dispute sul green pass o sull’obbligo vaccinale.

Riscoprire il valore della scienza, leggendo Adler, vuol dire aprire un orizzonte di crescita culturale, di liberazione e di emancipazione per il movimento dei lavoratori contro ogni chiusura corporativa. Come Gramsci, anche Adler insegna alla classe operaia ad ergersi a classe dirigente.

Non è vero che la fine del secolo breve ci ha consegnato la fine della storia e il trionfo definitivo dell’economia di mercato: guardiamoci da questo abbaglio propinatoci dai teorici neoliberali. La riscoperta dei classici dell’austromarxismo, di questo frammento rimasto sommerso fra le tradizioni socialdemocratiche e quelle di una presunta ortodossia marxista, apre spazi ideali e politici da riempire con la nostra iniziativa politica e sindacale quotidiana.

( Per approfondimenti si rinvia a www.criticasociale.net )