
Le piazze del 14 marzo scorso, organizzate da Nidil con il supporto delle Camere del Lavoro, della Filt e della Filcams, dimostrano plasticamente le grandi difficoltà e i costanti e preziosi progressi della vertenza rider.
Le indagini della Procura milanese hanno dato una scossa al torbido lago che ospita 40mila rider. Se da un lato l’opinione pubblica ha accolto con sdegno la notizia che Glovo e Deliveroo si approfitterebbero della condizione di indigenza di un significativo numero di lavoratori al fine di pagarli pochissimo, all’interno della diversificata platea di fattorini qualcuno ha iniziato a gracchiare nel senso opposto.
Va ricordato che le due società ascrivono la propria attività entro l’alveo della produzione di software e della gestione di motori di ricerca. Coerentemente con la retorica che li vorrebbe soggetti innovatori, occorre riconoscere alle due piattaforme come il modello di organizzazione aziendale da loro importato e adattato al contesto italiano abbia dei “meriti” anche sotto il profilo dell’innovazione sociale. Sono infatti riusciti ad interpretare, esacerbare e sfruttare il divario socio-economico territoriale, l’infiltrazione criminale nei servizi e le carenze strutturali nel sistema di accoglienza per rendere ancora più sfruttabile, sola e irraggiungibile una moltitudine che non ha cognizione di sé come soggetto antagonista.
In un simile quadro si spiega la rapidissima risposta alle indagini della Procura da parte delle minute ma rumorose schiere dei “clientes” che, proprio là dove le sopracitate controversie sono maggiormente esacerbate (ad eccezione di Milano, che pure è campionessa nell’infiltrazione mafiosa e ambiziosa sotto il profilo dell’inasprimento del divario socio-economico, ma che sembra quantomeno resistere al radicamento della destra estrema), sotto la bandiera dell’Ugl, hanno indirizzato i loro attacchi alla Procura, rea di fare il suo mestiere, e alla nostra organizzazione, colpevole di volere “tutti schiavi”.
Dal lato nostro, l’indagine della Procura ha imposto una scelta definitiva e coerente nella nostra posizione sui destini del settore. Senza fraintendimenti: sullo sfondo di una querelle carsica sui perimetri contrattuali, Nidil ha investito molte risorse nel qualificarsi come punto di riferimento e soggetto di rappresentanza per lavoratori che, nella maggior parte dei casi, non avevano nemmeno idea di cosa fosse il sindacato. A livello nazionale la categoria, assieme ai legali di Filcams e Filt, ha costruito negli anni un’importante giurisprudenza, smantellando pezzo dopo pezzo la legittimità dell’inquadramento e del Ccnl “Ugl Rider” sotto il profilo della qualificazione del rapporto di lavoro, delle discriminazioni algoritmiche, sul rischio climatico e sulle tutele nei licenziamenti collettivi.
Sul territorio, i funzionari hanno sperimentato nuove strategie di sindacalizzazione. Si è imparato a guardare al territorio come luogo di lavoro, a conoscere le applicazioni e i malfunzionamenti degli algoritmi e a costruire relazioni territoriali con aziende prive di uffici, competenze e intenzioni di sviluppare relazioni sindacali. Là dove la categoria è riuscita a coordinarsi efficacemente con le Camere del Lavoro, gli uffici migranti e i patronati Inca, si sono sperimentate modalità operative all’avanguardia.
Sarebbe fuori luogo parlare di lavoratori “fragili” in riferimento a persone che vanno avanti nonostante una recente esperienza migratoria, imponenti responsabilità familiari e un bagaglio di problematiche che, oltre al datore di lavoro, coinvolgono ogni tipo di ente previdenziale, fiscale e istituzione. Chi sa quanto è frequente il gioco della patata bollente con le problematiche più articolate presentate dai lavoratori più umili, avrà modo di apprezzare lo sforzo di tutti in questa partita.
E così, dopo la pubblicazione del secondo filone dell’inchiesta giudiziaria e un’assemblea con la Confederazione, le Camere del Lavoro e le categorie coinvolte, si è sciolta la riserva rispetto al Ccnl Merci e Logistica come orizzonte per la stabilizzazione dei lavoratori, e indetta una mobilitazione nazionale per il 14 marzo scorso.
Intanto a Palermo avvenivano casi di insulti e minacce ai lavoratori iscritti a Nidil, avanzavano le ultime settimane di campagna referendaria e sullo sfondo rimaneva (tutt’ora) ferma qualsivoglia attività parlamentare di adeguamento alla Direttiva europea sul Lavoro di piattaforma.
Il 14 marzo sono state organizzate trenta iniziative in tutta Italia, dando voce a quella parte maggioritaria di rider che sono stanchi di venire sfruttati. Indubbiamente un successo nella copertura mediatica, nonostante le grandissime difficoltà nel convogliare grandi numeri di lavoratori in piazza.
Le numerosissime iniziative sono un segno della nostra sempre maggiore capillarità e la grande presenza di giornalisti testimonia la sensibilità dell’opinione pubblica verso le ingiustizie. Se la difficoltà nel mobilitare grandi numeri è la cifra del secolo, una cosa l’abbiamo capita: al rider devi stargli dietro.
