Si è rotta la serratura di una porta? Chiamate il dirigente scolastico, ci pensa lui. Chi pensa che si occupi solo dell’insegnamento nella scuola di cui è a capo, sbaglia strada. Una volta li chiamavano presidi, avevano responsabilità di un solo istituto, e pensavano per lo più a far andare avanti la macchina amministrativa. Oggi no, si dice che sono diventati allenatori che scendono in campo sei giorni la settimana, ma senza poter scegliere la squadra.

Salvatore Vultaggio è uno di questi: dirigente dell’Istituto comprensivo a indirizzo musicale ‘Giuseppe Montalto’ di Marausa, nel trapanese, ha la responsabilità di ben sette plessi. Si va dalla scuola dell’infanzia, il vecchio asilo, alla scuola primaria e secondaria di primo grado, un tempo elementari e medie: seicento alunni, bambine e bambini, ragazzine e ragazzine dai tre ai quattordici anni che vivono nella vasta provincia di Trapani.

Non è finita, quando si parla di under 15 si deve fare i conti anche con i loro genitori, con gli insegnanti, con i cosiddetti Ata, il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, essenziale per occuparsi, supportare e sorvegliare l’attività didattica. “Non è una passeggiata – tira le somme Vultaggio – perché la scuola è come un piccolo mondo in cui tutte le diverse componenti si devono armonizzare tra loro”.

Un lavoraccio insomma, di responsabilità, non pagato quanto dovrebbe essere. “É appena arrivato un aumento di stipendio per il comparto scuola, università e ricerca. Era l’ora. Il nostro contratto però è ancora in stand by all’Aran. E siamo penalizzati rispetto agli altri dirigenti statali”. Un traguardo raggiunto dopo anni di vacche magre, e sì che il mondo della scuola in Italia ha stipendi inferiori a quelli degli altri paesi europei, dato di fatto puntualmente denunciato dalle organizzazioni sindacali di categoria, Flc Cgil in testa.

Come tante e tanti suoi colleghi, Vultaggio ha vissuto anni e anni di precarietà. Nell’era Berlusconi i concorsi erano rari come il Gronchi Rosa. “Ho dovuto aspettare il 2012 per entrare finalmente in ruolo. Nella scuola il precariato è strutturale, non possono esserci posti scoperti. Ma la mancanza di stabilizzazioni è un problema serio. Per giunta oggi è ancora più difficile gestirsi fra prove d’esame, graduatorie, abilitazioni. Si può arrivare al paradosso di passare il concorso e non avere un posto fisso”.

Da quattro anni Vultaggio è dirigente scolastico del Montalto. “Siamo nell’immediata periferia del trapanese, in una zona rurale. Ci sono poche nascite e tanta emigrazione. Negli ultimi tempi hanno creato, con gli accorpamenti, istituti sempre più grandi. Così i dirigenti si trovano ad affrontare realtà molto complesse. Io sono ‘fortunato’, in una decina di chilometri ci sono tutti i sette plessi di cui sono dirigente, ma conosco colleghe e colleghi che di chilometri ne devono fare venti, trenta per raggiungere tutte le loro scuole. Più distante è la figura dirigenziale dal territorio, più i problemi si acuiscono: si va dal rubinetto che si rompe alle questioni legate alla sicurezza, alla dispersione scolastica, fino ai rapporti con gli enti locali”.

Il dirigente scolastico deve rapportarsi, come nel caso di Vultaggio, con 600 alunni e le loro famiglie, con i docenti, con il personale amministrativo e ausiliario. La domanda viene spontanea: perché si decide di farlo? “Ero insegnante di storia e filosofia nei licei, ma amo così tanto la scuola e l’insegnamento da volerla guardare da un altro punto di vista. Così ti devi occupare delle piccole beghe quotidiane, dal mattone che si rompe alla serratura da riparare, e cercare al tempo stesso di portare il tuo contributo a un’idea alta della scuola, quella della Costituzione. Ad esempio abbiamo lavorato moltissimo sull’internazionalizzazione. Abbiamo fatto Erasmus, scambi culturali, insegnato le lingue”.

Ai tempi del ministro Valditara, si accusano gli insegnanti di indottrinare gli studenti. “Pensare questo – replica Vultaggio – significa non conoscere la complessità dell’insegnamento. É normale che un docente che sa fare il suo mestiere informi, educhi, prepari gli alunni a capire. La scuola è il luogo della molteplicità, della pluralità. Già nel 1600 Giovanni Amos Comenio, grande pedagogista, sosteneva l’educazione universale, con il motto ‘insegnare tutto a tutti’. E non dimentico Rita Levi Montalcini quando spiegava che per lei ‘erano stati fondamentali i docenti che aveva incontrato’”.

Con diciotto anni di insegnamento alle spalle, cinque da dirigente, il primo in Veneto, Vultaggio ha un’esperienza sufficiente per parlare di quanto è cambiato l’insegnamento nel momento in cui, come scrive Carlo Verdelli, direttore del Corriere della Sera, abbiamo ‘il diavolo in tasca: genitori e figli prigionieri dello smartphone’. Le cronache dei media sono piene di atti violenti degli adolescenti contro altri adolescenti e addirittura contro gli insegnanti. “Il nostro compito è ancora più delicato, inutile nasconderlo. Io sogno una scuola per tutto il giorno, come spazio non solo per le lezioni ma anche per andare in biblioteca, fare sport, socializzare”.