Attento osservatore delle vicende mediorientali, per anni voce di Radio Popolare, Farid Adly è giornalista e scrittore, collaboratore di importanti testate, fondatore dell’associazione e del sito online “Anbamed Aps per la Multiculturalità” che si occupa di informare sulla situazione in Medio Oriente, dando spazio alle iniziative di solidarietà in particolare nei confronti del popolo palestinese.

La Striscia di Gaza è un cumulo di macerie, dove sopravvivono a stento milioni di persone, in Cisgiordania metà dei territori occupati sono ormai diventati proprietà privata dei coloni, e nel sud del Libano l’esercito di Tel Aviv ha avuto l’ordine di distruggere tutti i villaggi fino al fiume Litani. Nel mentre Israele ha introdotto la pena di morte, per i soli palestinesi accusati di ‘terrorismo’, festeggiando con canti e balli. Una decisione che ha provocato fortissime proteste, perfino nei paesi europei che non hanno mai apertamente condannato la spirale di guerra permanente portata avanti da Netanyahu.

É questa l’ora più buia, oppure ci dobbiamo aspettare nuovi, ulteriori orrori?

“Il pozzo degli orrori del governo Netanyahu non ha fondo. La legge approvata non è contro i terroristi, è contro tutti i palestinesi, anche quelli di cittadinanza israeliana. Nel testo si parla di chiunque abbia causato l’uccisione di un israeliano. Anche un incidente stradale, se riconosciuto come azione intenzionale, comporta la condanna a morte. Non è necessaria neppure l’unanimità del collegio giudicante. Tutto resta sotto il potere della polizia carceraria diretta da Ben Gvir, ministro della sicurezza, un estremista che si autodefinisce pubblicamente fascista, uno degli organizzatori dei coloni, che si vanta di distribuire loro armi per farli spadroneggiare nella West Bank e a Gerusalemme. Un altro orrore di questo governo. Ricordiamo che a Gaza c’è un genocidio, sono stati assassinati oltre 72mila civili, ferite più di 172mila persone, è stato causato lo sfollamento di quasi due milioni di esseri umani che attualmente vivono in tende, oppure in case diroccate in condizioni assolutamente inumane. Chi si è rifugiato sulla spiaggia, oltre all’acqua delle mareggiate deve fronteggiare le piogge che allagano le tende, o il forte vento che le porta via, le sradica. Tende precarie, fatte con listelli di legno e plastica. Una realtà terribile, senza possibilità di uscita, anche perché l’esercito israeliano non sta rispettando gli impegni che ha sottoscritto nello scorso ottobre a Sharm el Sheik. Non c’è stata una tregua, non c’è stato un cessate il fuoco, tutti i giorni raid israeliani causano la morte di civili palestinesi”.

Il principale alleato di Israele restano gli Stati Uniti. Insieme hanno attaccato l’Iran, e le armi di Washington continuano ad essere inviate e utilizzate dall’esercito israeliano per fare tabula rasa non solo dei palestinesi, ma anche di chiunque si metta in mezzo all’idea messianica del ‘Grande Israele’. Fino a quando Donald Trump andrà avanti?

“É una miopia pensare che allargando i confini e creando il ‘Grande Israele’ si riuscirà a garantire la sicurezza dei suoi cittadini. La guerra che stiamo vedendo da oltre un mese contro l’Iran, il Libano, contro il sud della Siria e anche l’Iraq, un conflitto che sta coinvolgendo tutto il Medio Oriente e causando una crisi energetica mondiale, è un enorme fallimento. Si usa la forza quando era possibile trattare, stracciando il diritto internazionale. L’attacco americano va contro gli interessi europei, Donald Trump è stato chiaro al riguardo, dicendo che se l’Europa vuole il petrolio lo vada a prendere ad Hormuz. Gli Usa vorrebbero addirittura uscire dalla Nato, il mondo dovrebbe rendersi conto del suo delirio di onnipotenza”.

Almeno su Sigonella il governo italiano ha detto no?

“Quella di Sigonella è più una sceneggiata che realtà. Il no del ministro Crosetto all’atterraggio e partenza di un aereo da combattimento era un forse, un ‘aspettiamo, vediamo’. L’attività bellica sui nostri cieli va avanti, lo certificano i tracciamenti dei voli sulle basi militari statunitensi. Siamo arrivati alla neolingua orwelliana: la guerra viene chiamata pace, e poi si raccontano barzellette. Un teatrino a uso e consumo dei media per distrarre l’opinione pubblica, che non è certo favorevole alla guerra, a progetti di riarmo che comportano ulteriori tagli del welfare”.

Cosa pensa del cosiddetto ‘board of peace’? Da mesi dovrebbe essere in corso un teorico cessate il fuoco, che però è costantemente violato da Israele, e così la lugubre lista delle vittime civili continua ad allungarsi.

“Dall’11 ottobre scorso sono stati assassinati più di ottocento palestinesi, non c’è stato neanche un giorno senza vittime. Gli israeliani continuano sistematicamente a infrangere questo accordo. Io non lo chiamerei ‘board of peace’ perché la pace non c’è, lo chiamerei piuttosto con il nome alternativo che i palestinesi hanno dato a questa trovata di Trump: ‘board of business’, il consiglio degli affari. Il piano per la ricostruzione di Gaza è quello, rimodulato, dell’anno scorso, fare di Gaza la riviera del Mediterraneo. La cartina geografica che abbiamo pubblicato su Anbamed mostra la spiaggia ‘allargata’ con le macerie dei bombardamenti. L’hanno fatta vedere a Davos a gennaio, a portarla è stato il genero di Trump, Jared Kushner, un immobiliarista. Il suo è un progetto turistico per i ricchi del mondo, con tanto di alberghi e di grattacieli hi-tech. Mentre per i palestinesi, visto che sia la Giordania che l’Egitto si sono rifiutate di accogliere la popolazione deportata da Israele, vorrebbero allestire nel centro della Striscia sette campi di concentramento, contornati da filo spinato. Prigioni a cielo aperto nelle quali si dovrebbe accedere solo con il riconoscimento facciale. Non è certo una soluzione di pace, la Striscia di Gaza era di circa 460 chilometri quadrati, ora l’esercito israeliano ne occupa il 53%, e giorno dopo giorno la linea gialla dei ‘confini’ tracciati da Idf si allunga, tra bombardamenti e utilizzo di droni per controllare ogni movimento. Non va meglio in Cisgiordania, dove ormai c’è un apartheid dichiarata. Abbiamo pubblicato il numero delle operazioni militari e degli attacchi dei coloni contro la popolazione civile palestinese. Praticamente una realtà quotidiana: circa 30 attacchi al giorno contro villaggi e città. Le parti abitate dai palestinesi sono arcipelaghi all’interno di un territorio controllato militarmente dall’esercito e dai coloni. Attualmente ci sono circa 780mila coloni ebrei israeliani in Cisgiordania e Gerusalemme, 260mila di questi sono armati, con mitra forniti da Ben Gvir. Un vero e proprio esercito che non si è fatto scrupolo di dimostrare la sua aggressività anche nei confronti di diplomatici italiani. Ma i media mainstream o non ne parlano, o lo fanno in modo molto soft”.

Informazione con l’elmetto?

“Quando si tratta di riportare le azioni militari israeliane, si cerca di non parlare mai di bombe o attacchi. Se possibile si tenta di non nominare Israele. Un esempio? Qualche giorno fa sono tornati a Gaza 16 dei bambini prematuri salvati all’ospedale Al Shifà dai bombardamenti dell’esercito israeliano, la Croce Rossa li aveva trasportati in Egitto, dove sono stati curati per due anni e mezzo. L’agenzia Ansa ha diramato la notizia, senza mai nominare Israele. C’è una sorta di complicità dell’informazione mainstream, di copertura nei confronti dei crimini di Tel Aviv. Alcuni giornali italiani parlano dei coloni israeliani in Cisgiordania chiamandoli ‘i ragazzi delle colline’, terminologia cara a Netanyahu, fuorviante, che non dà conto della devastazione, delle discriminazioni, dell’apartheid. Sono milizie che occupano, sparano, incendiano, si espandono illegalmente usando la forza delle armi, rubando le pecore, incendiando i raccolti, sradicando con i bulldozer gli ulivi, che sono il simbolo della resistenza dei palestinesi”.

Siamo arrivati al punto che viene impedito anche alla chiesa Cattolica di celebrare le feste pasquali al Santo Sepolcro. Non solo i palestinesi, anche i cristiani non sono più graditi in Israele. Come giudica la terrificante involuzione dei pur minimi rapporti civili, perfino all’interno delle grandi religioni?

“Non solo i cristiani sono discriminati. La moschea di Al Aqsa è vietata alla preghiera collettiva dei fedeli musulmani. Gli israeliani fanno quello che vogliono, le loro sinagoghe sono aperte, i luoghi di culto di altre religioni invece no. Quando hanno impedito al cardinale cattolico Pizzaballa di andare al Santo Sepolcro, la madre di tutte le chiese cristiane, c’è stata unanime riprovazione. Tel Aviv è andata contro un accordo che essa stessa aveva firmato nel 1967, che rendeva Gerusalemme città aperta alle tre grandi religioni monoteiste. Israele discrimina le altre religioni, cristiani e musulmani, nel tentativo di imporsi anche su questo fronte. Bisogna denunciare pure quando le discriminazioni riguardano cittadini palestinesi musulmani, non solo cristiani. La pace religiosa verrà garantita soltanto quando tutte e tre le grandi fedi avranno il diritto e la libertà di culto in questa terra”.

Al giornalista libico, attivista per i diritti umani e in difesa dell’ambiente, chiediamo di analizzare lo stato delle cose e soprattutto come se ne possa uscire.

“L’unico modo per convincere il governo israeliano a cambiare rotta, a cambiare atteggiamento, è quello di boicottare i loro prodotti, annullare, cancellare tutti gli accordi bilaterali commerciali, oltre che naturalmente di collaborazione militare. Ma l’Unione europea e i governi nazionali, compreso quello italiano, sono ben lontani da fare questa scelta. La maggioranza delle popolazioni sono contrarie alle guerra. Il problema sono i loro governanti, i potenti che sono favorevoli alla guerra perché si tengono a galla con il commercio delle armi. I tantissimi giovani in piazza contro i re e le loro guerre sono stati uno spettacolo meraviglioso, anche se i media ne hanno parlato poco perché non ci sono stati scontri né vetrine rotte”.

(6 aprile 2026)