
Dall’Agropontino al foggiano, con addosso le coperte termiche, è partita dal Colosseo la manifestazione organizzata da oltre 40 tra associazioni, collettivi, sindacati e ong, contro il razzismo, i “decreti flussi” e i Cpr, per la solidarietà e la parità di diritti.
Il panorama politico attuale, segnato dall’avanzata di visioni escludenti, sta consolidando quel che si definisce un “razzismo di Stato”. Alimentando il rancore sociale e producendo marginalità intenzionale, le forze sovraniste hanno costruito un’egemonia culturale che erode i diritti fondamentali.
In questo contesto, la presenza di Spin Time Labs alla “marcia degli invisibili” di sabato 28 marzo, in connessione con la manifestazione nazionale “Together – No Kings”, proietta un modello di convivenza reale che sfida le logiche dell’esclusione attraverso la solidarietà concreta.
Per Spin Time, scendere in piazza significa portare fuori dalle mura del “palazzo” un’identità fondata sulla collaborazione quotidiana. Durante la marcia, questo spirito ha trovato un punto di contatto fondamentale con la lotta di tutti gli oppressi: gli abitanti del palazzo hanno guardato con profonda speranza alla tutela sindacale esercitata sui lavoratori della terra, riconoscendo nella forza dell’organizzazione collettiva una protezione vitale contro lo sfruttamento. Specularmente, i braccianti hanno visto come l’eterogeneità vissuta dentro Spin Time sia la vera chiave per la resistenza: una prova tangibile che unire le culture e mettere da parte atteggiamenti isolazionisti, tipicamente borghesi, e pregiudizi, sia l’unico modo per opporsi a un sistema di oppressione che divide per dominare.
È qui che emerge il valore politico dell’eterogeneità culturale: una rete viva che costruisce attivamente un futuro comune. La lotta per la casa, per il lavoro dignitoso e per la pace diventa così una proposta politica che trasforma l’emergenza in un’occasione per fondare nuove unioni, dove la diversità non è un ostacolo ma un mezzo di difesa collettiva.
L’urgenza di restituire visibilità e voce a chi ne è privato si scontra con un sistema dell’informazione spesso ostile. La partecipazione alla marcia è servita a ribadire che la giustizia sociale non è un sogno astratto, ma una strada percorribile.
Rivendicare il diritto alla cittadinanza, la chiusura dei Cpr e la fine della criminalizzazione della solidarietà sono passi necessari per chiudere una cultura di odio, e aprire un tempo di riconciliazione e speranza fondato sulla rivendicazione dei diritti umani.
