
Lo scalo marittimo di Ancona è il cuore della città e il Porto Antico è lo scrigno con i suoi monumenti di eredità romana. Un equilibrio urbanistico raro: porto fondamento del nucleo abitato. Un quadro che rischia di esser oscurato dalle paratie delle Grandi Navi.
Risale al 2019 la decisione della giunta di centrosinistra, guidata dalla sindaca Valeria Mancinelli (Pd), sul banchinamento del molo Clementino destinato all’attracco delle grandi navi da crociera.
Le questioni che si pongono oggi non attengono soltanto all’indispensabile azione di tutela ambientale. È facile immaginare come le emissioni di Co2 aggraverebbero notevolmente lo stato di inquinamento dell’aria nella zona portuale e in tutto il centro città, già compromesso dall’attuale situazione dei traffici portuali. E’ causa di almeno 110 morti premature l’anno, secondo il Piano Inquinamento Atmosferico, Pia1. Un dramma invisibile che impone una riflessione profonda circa l’impatto sanitario. Ogni singola super nave inquina quanto 150mila automobili! Senza contare flussi di traffico, congestione, navette di collegamento al terminal e con la statale Adriatica.
Ormai ci siamo. Il tempo stringe. L’iter per il banchinamento sta per concludersi. La comunità prova a reagire. Una prospettiva necessaria, che può diventare risolutiva proprio mentre il ministero dell’Ambiente si appresta a valutare autorizzazioni ambientali in ordine alle opere per il fronte esterno del molo Clementino.
Le energie sane, gruppi di cittadini, comitati e associazioni, provano ad organizzarsi contro interessi privati che si scontrano col bene collettivo. Parliamo, in generale, di una città in cui non tutti i poteri si muovono con trasparenza. Non va dimenticato lo squarcio denunciato anni or sono dal Procuratore generale di Ancona, Vincenzo Macrì, che aveva messo in guardia dai tentacoli della criminalità organizzata di varia provenienza e natura che cerca di infiltrarsi, saldarsi con quella economica, operando in silenzio.
Di recente sono emerse posizioni articolate del sindacato di categoria. Valutazioni preoccupate che consegnano un quadro nuovo. Creazione di posti di lavoro? Per i lavoratori del porto non cambia niente. Incremento di attività commerciali? Questo modello non porterà ricchezza, creerà un sistema chiuso gestito dall’armatore. Toglie lavoro a commercianti e dipendenti. Per non dire del fact-checking sull’elettrificazione delle banchine: insufficiente per consentire di spegnere i motori in porto.
Cosa rimane? Lavori certo utili allo scalo dorico, visti i robusti investimenti preventivati. Ma soprattutto la salvaguardia di giganteschi interessi privati. L’investimento pubblico è notevole: oltre 60 milioni di euro (100 per l’intero scalo), finanziati col Pnrr. A fronte di una concessione ultra trentennale a privati che restituiranno “un ritorno ridicolo” – secondo la Filt Cgil – e bene demaniale svenduto!” Interessi giganteschi, senza ricadute sul commercio cittadino, né posti di lavoro stabili, di certo pesanti conseguenze sulla salute pubblica.
Non si può rimanere indifferenti. I partiti devono attivarsi mettendosi alla testa delle sacrosante iniziative per salvaguardare il futuro di tutti: lavoro, sviluppo equilibrato, rispetto della natura ed ecosistemi, la salute generale. Contemperare gli interessi, individuando soluzioni sostenibili. Una riflessione disinteressata, libera da condizionamenti: ecco cosa sarebbe oggi indispensabile.
Perfino il sindaco Silvetti (Forza Italia) si pronuncia per il No: “Quel banchinamento non s’ha da fare” e invia al ministero, chiamato a pronunciarsi sulla Via-Vas, il parere negativo del Comune. In aggiunta a quello della Regione Marche, i cui tecnici evidenziano la mancata valutazione delle ricadute. Oltre alle osservazioni critiche della Soprintendenza circa la tutela dei beni monumentali presenti nell’area.
Nel centrodestra affiorano, dunque, prime crepe. Ma sono tutti intenzionati a ricomporle: il finale sarà scritto tra meno di tre mesi dal ministero. Ma quelle Grandi Navi all’orizzonte spaventano. Solo il più grande partito d’opposizione, il Pd, va in ordine sparso, dimenticando il programma condiviso con tutto il centrosinistra alle recenti elezioni regionali. Alcuni dirigenti provano con dichiarazioni nette a smarcarsi. Pesano però le decisioni della precedente amministrazione.
Secondo noi, è il momento di chiudere una stagione morta, girare finalmente pagina misurandosi con le sfide del presente. Un presente spaventevole. C’è una comunità smarrita; con buona parte della società – ecco il dato nuovo – che inizia ad interrogarsi, vuole reagire; manda segnali inequivocabili da saper cogliere e trasformare in una iniziativa coerente.
Tutti devono mettersi nella condizione di ascoltare e costruire insieme un progetto di governo per la città, e non solo. In grado di parlare a tutti. Alle giovani generazioni in particolare, lasciando loro lo spazio necessario per edificare il Paese della Costituzione che hanno dimostrato di volere.
