Lo scorso 13 aprile è scomparso a Milano Carlo Monguzzi. Aveva 74 anni e ha condotto una vita che ha indubbiamente attraversato molte strade e molti mondi. A Milano lo conoscevano in tanti, lo conoscevano praticamente tutti.

Ingegnere chimico, aveva scelto di lavorare nella scuola come insegnante di matematica. Monguzzi aveva iniziato la sua attività politica da giovanissimo, militando nel Movimento studentesco, e la passione politica e civile lo ha accompagnato per tutta la sua vita, stando in mezzo alla gente: dalle lotte studentesche, all’ambientalismo, all’antifascismo, sia fuori che dentro le istituzioni.

E’ stato tra i fondatori di Legambiente quando le tematiche ambientali erano ancora considerate marginali o troppo di nicchia per essere accettate come temi politici seri. Fu molto attivo sulla vicenda della fuoriuscita della diossina a Seveso, focalizzandosi sulla bonifica dei territori colpiti e anche sul problema della sicurezza delle discariche e del malaffare politico-mafioso sulla gestione dei rifiuti. Riuscendo ad impedire l’apertura della discarica di Buscate, revocando un’autorizzazione già data, e battendosi contro la proroga dell’apertura della discarica di Cerro Maggiore, facendo recedere Roberto Formigoni.

All’iniziativa di Monguzzi si deve anche la bonifica della raffineria di Rho-Pero, territorio dove venne poi edificato il nuovo polo della Fiera di Milano.

Da assessore regionale all’Ambiente e all’energia nella giunta presieduta da Fiorella Ghilardotti, promosse l’iniziativa di dare vita a Milano alla raccolta differenziata dei rifiuti, quando di questa tematica ancora nemmeno si parlava. La Lombardia, nel 1993, fu la prima regione ad avere una legge su questo tema, anticipando la legge nazionale che arrivò nel 1997.

La sua ultima battaglia, come consigliere comunale a palazzo Marino, è stata quella contro la vendita e l’abbattimento dello stadio di San Siro, di cui ha denunciato le opacità puntando il dito contro la prevalenza di interessi privati sull’interesse pubblico. Questa denuncia lo contrappose alla maggioranza, di cui pure faceva parte, che abbandonò, e gli costò la destituzione dal ruolo di capogruppo dei Verdi in consiglio comunale.

Monguzzi è stato anche molto attivo nella battaglia che ha portato alla intitolazione di una via a Giuseppe Pinelli, ed è stato sempre presente, ogni sera, finché la salute glielo ha consentito, al quotidiano presidio silenzioso per la Palestina in piazza Duomo. In consiglio comunale si è battuto per chiedere la revoca del gemellaggio di Milano con Tel Aviv, facendosi interprete e portavoce dei movimenti che, fuori dal palazzo, lo chiedevano a gran voce.

Al suo funerale erano presenti almeno tre generazioni che, per una ragione o per l’altra, hanno incrociato il suo percorso politico. Figure istituzionali, rappresentanti della politica comunale, regionale e nazionale, sindacati e tanta gente, persone che hanno condiviso con lui pezzi di lotta politica.

A palazzo Marino intanto i consiglieri comunali Enrico Fedrighini e Alessandro Giungi hanno ufficialmente presentato la richiesta di iscrivere Carlo Monguzzi nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano, richiesta che è stata appoggiata anche da Marco Garzonio, presidente emerito della Fondazione Ambrosianeum, Luca Stanzione, segretario generale della Camera del Lavoro di Milano, Piero Bassetti, primo presidente della Regione Lombardia, Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, e Radio Popolare.

Quella di Carlo Monguzzi è stata una voce critica, a volte molto scomoda, sempre in prima fila contro i soprusi ambientali e le lesioni dei diritti civili. Ha spesso subito incomprensioni e amarezze da quella stessa politica di cui pure faceva parte, ma non ha mai taciuto.