
Nel 2022, ospite del Festival Francescano di Bologna, l’economista e ecofemminista indiana Vandana Shiva, espose con lucidità e chiarezza il fondamento di un cambio di paradigma necessario. E lo fece usando il proprio genere d’appartenenza come categoria d’analisi. Partì dalla teoria di Adam Smith che vede l’essere umano naturalmente “programmato” per la competizione, dunque per la sopraffazione, e rispose con una semplice quanto vera argomentazione: l’essere umano non è qualcosa di innato, apprende e seleziona i propri comportamenti reagendo al contesto, per cui se parliamo di imprinting primario parliamo di cura. L’essere umano vive primariamente la cura e, se dalla natura si vuole trarre una teoria sociale, occorre partire da lì. In questo senso la competizione è un costrutto, una scelta, una (in)cultura non sovrapponibile alla natura, non giustificabile con essa. Ecco come l’educazione alla parità di genere può produrre il cambiamento: nelle trame del sapere si muove un potenziale trasformativo straordinario attraverso l’uso del genere come categoria d’analisi.
Le metodologie
Se parità è rifiuto del pensiero gerarchico, l’educazione funzionale ad essa deve passare anche e soprattutto dai nostri metodi: non verticalizziamo le relazioni, non poniamoci noi stessi al vertice, ma al centro, come regolatori e regolatrici di pratiche comunitarie. Proprio un economista, Stefano Zamagni, parla di ‘reciprocità’ come unico principio che tenga in equilibrio una comunità; vuol dire tributare agli alunni e alle alunne la nostra stessa dignità, rinunciare all’identità del comando (inefficace anche di per sé) per incarnare quella di gestore di relazioni e organizzatore di percorsi. Il metodo dell’assemblea non sarà mai desueto, permettiamo ai bambini e alle bambine di imparare che il pensiero di tutte e tutti ha la stessa dignità, al pari viene ascoltato e inserito in una sintesi collettiva. Utilizziamo un metodo diverso di valutazione che non sia premiale delle qualità comunemente attribuite ai maschi, ingabbiante anche per loro: parità è pluralità, innalzamento di ciò che viene escluso, non parificazione a ciò che è già egemonico.
Il simbolico: ‘Chi posso diventare?’
L’attività scolastica, che è ben oltre la mera trasmissione di contenuti, utilizza le materie di studio per implementare capacità cognitive e produrre riflessioni collettive che varcano i confini della disciplina stessa, costruisce identità, futuro. “Presenti nelle fonti, assenti nei testi” è il titolo di un interessante incontro promosso dall’Università di Macerata che racchiude un quesito: è vero che le donne non sono mai state attive nelle società al di fuori della famiglia? Le monache miniavano come i monaci, nel ‘600 le donne sono state scrittrici, filosofe, musiciste, cantanti e compositrici, è documentato. La legge Carcano nel 1902 andava a comprimere la concorrenza tra attività produttive regolamentando il lavoro delle donne e dei fanciulli poiché era ormai diventato un fenomeno di massa, evitiamo di citare la prima guerra mondiale e l’assenza degli uomini come spartiacque. Il parametro su cui misurare il femminile non è il maschile. Organizzare la conoscenza sulla base di questa affermazione riscrive il rapporto tra il sapere e il potere, restituisce a ‘potere’, sostantivo/verbo che sottende la ‘capacità’, la ‘possibilità’, una connotazione positiva.
I temi emergenti
La comunità educante “scuola” è l’istituzione dello Stato a cui viene demandata la formazione della persona, è un sistema dai confini deboli, che ha una propria autonomia e regole, ma che acquisisce e restituisce sostanze al mondo esterno in uno scambio osmotico molto denso. Ogni tentativo di questo ministero di chiuderne i canali con la richiesta di consenso informato per le attività di arricchimento dell’offerta formativa, o di contraddittorio sui temi d’attualità, è un ostacolo al suo funzionamento naturale ed efficace. Tutto ciò che fa parte della vita degli alunni e delle alunne entra dal cancello e chiede risposta, i temi che riguardano l’affettività, la sessualità e la percezione dei corpi non potranno mai essere esclusi.
Il lavoro sul risvolto drammatico della violenza non si risolve, con buona pace del ministro Valditara, nei corsi sull’empatia e il rispetto che lui promuove, né con la ‘bona fides’ che riportava una delle stesure delle sue indicazioni. La scuola è relazione e vive nella pratica quotidiana di fenomeni non riducibili a divieti o perimetri, la vita irrompe sempre e quando lo fa non torna indietro.
