Erano gli inizi degli anni ‘80, Usa e Urss minacciavano il mondo con la corsa al riarmo, installando nei “rispettivi” territori euromissili a testata nucleare SS-20, Cruise e Pershing, nella logica della guerra fredda, della deterrenza, del controllo del mondo. Il vecchio aereoporto “Magliocco” di Comiso in Sicilia doveva ospitare 112 Cruise. In manifestazione si gridava “Salt 1, Salt 2, Salt 3, attento Lagorio che salti pure te!”, riferendosi allora ministro della Difesa (del Psi).

Undici aprile 2026, a Sigonella nel catanese, al presidio organizzato da Cgil, Acli, Anpi, Arci, Auser, Legambiente, Libera, Art. 21, Memoria e futuro, Rete studenti medi, Sunia, Udu, Associazione Pio La Torre, Chiese cristiana evangelica battista e valdese, Emergency, M5s, Avs, Pd e altri, si grida “Sicilia terra di Pace!” La manifestazione si è resa necessaria dopo le notizie della partenza dalla base Nato di droni verso il teatro di guerra mediorientale.

La centralità di Sigonella è tornata evidente il 4 marzo scorso, quando dalla pista è partito un drone Mq-4c Triton diretto verso il Golfo Persico e il 9 aprile un drone da ricognizione. Missioni analoghe rivelano droni della marina americana che decollano dalla Sicilia. Nulla di ufficialmente confermato.Israele e Usa attaccano l’isoletta iraniana di Kharg, “drone da ricognizione partito da Sigonella”.

La base militare Nato di Sigonella monitora il Mediterraneo, le aree di crisi e supporta tutte le operazioni della Sesta Flotta americana. E’ anche un centro logistico fondamentale per il rifornimento e la manutenzione degli aeromobili impegnati nelle missioni Nato e Usa.

Dunque l’11 aprile, sotto un sole quasi estivo, i partecipanti, numerosi i giovani, hanno sfilato davanti all’ingresso della base americana, e hanno gridato di voler ripudiare tutte le guerre, hanno detto “No!” all’utilizzo della base catanese quale piattaforma logistica nella guerra in atto in Medio Oriente. Forti l’emozione, l’entusiasmo, la determinazione.

Diversi gli interventi a conclusione della manifestazione. Adriana Laudani, del movimento “Memoria e Futuro”, ha sottolineato come “la guerra è una scelta fatta da uomini, e tante donne e tanti uomini possono sconfiggerla”. Gli studenti dell’Udu hanno denunciato come l’aumento delle spese militari sottragga importanti risorse a scuole e università. Emilio Miceli, presidente del Centro studi ed iniziative culturali Pio la Torre, ha ricordato le battaglie di la Torre negli anni ‘80 contro l’installazione dei missili nucleari a Comiso. Pio La Torre fu ucciso dalla mafia, insieme all’autista e compagno Rosario di Salvo, meno di un mese dopo la manifestazione di Comiso, il 30 aprile del 1982.

Per Pietro Patti, segretario della Cgil di Messina, “la manifestazione a Sigonella è un segnale forte e necessario: da qui si alza una voce chiara contro la guerra e contro ogni escalation militare. Dal mondo del lavoro un segnale forte e chiaro contro qualsiasi conflitto”. Alfonso, del “movimento antimiltarista catanese” ha annunciato: “Il 24 aprile si torna a Gaza. Dal porto di Siracusa partiranno 25 imbarcazioni, più 30 dalla Spagna, la Global Sumud Flotilla contro il genocidio in atto in quella striscia martoriata”. Alfio Mannino, segretario generale della Cgil Sicilia, evidenzia che “che le infrastrutture militari siciliane non possono essere usate a sostegno di questa guerra assurda che i ceti e i soggetti più deboli stanno pagando, un massacro continuo e inaccettabile”.

In quei momenti ho ricordato gli anni ‘80, la marcia pacifista più lunga, quella di Catania-Sigonella-Comiso, circa venti chilometri. Marce non violente, regolarmente comunicate alle forze dell’ordine dagli organizzatori, per favorire il confronto pacifico con militari e forze di polizia. Ma, pur essendo una marcia non violenta, le forze dell’ordine avevano disposizioni rigide, spesso ostili. Le perquisizioni, le denunce erano frequenti, e in altre occasioni anche le cariche, le espulsioni di pacifisti, gli arresti. Dopo il picchettaggio alla base americana di Sigonella ci avviammo verso Comiso. In decine di migliaia attraversammo le strade provinciali e comunali, con i nostri striscioni, le innumerevoli bandiere, gli slogan, i canti e i balli.

Oggi, l’11 aprile, le forze dell’ordine ci hanno fermato a qualche centinaio di metri dalla base e dopo averci chiesto se andavamo alla manifestazione, senza controllare i documenti di identità, ci hanno fatto passare “quasi” sorridendo. Ho pensato che le cose sono un po’ cambiate, ma del resto, oggi, non c’è quell’immenso movimento pacifista internazionale. E la guerra si fa diversamente, con l’uso intensivo di droni economici, attacchi “di precisione” per esaurire le munizioni avversarie. E’ una guerra ibrida, combina azioni militari con cyberattacchi, fa un uso spregiudicato della tecnologia avanzata e dell’elettronica.

La manifestazione dell’11 aprile 2026 dimostra che il pacifismo non si ferma e che sa trovare sempre strade nuove per opporsi alle guerre contemporanee.