
Il mondo cristiano è stato diviso fin dalle origini. Tra le primissime comunità c’erano già differenze di vedute o veri e propri scontri. Dal primo “Concilio” a Gerusalemme (intorno al 49 d.c.), per giungere ad un compromesso tra i discepoli, è tutta una plurisecolare storia di concili, sinodi, dove venivano fissate le linee e dichiarate “eretiche” le correnti minoritarie. Ma tutte le questioni divisive erano, ufficialmente, di carattere teologico, ovviamente mettendo in conto il ruolo degli scontri politici tra re, imperatori, papi.
Lo scontro clamoroso di oggi tra Casa Bianca e Vaticano è invece tutto politico e trasversale alle varie confessioni cristiane. Fondamentalisti, integralisti, sia cattolici che protestanti, schierati a destra, ed ecumenici e pacifisti sull’altro fronte.
Nel mondo cattolico, dopo il rinnovamento iniziato col Concilio Vaticano II, abbiamo visto papi reazionari come Wojtyla (con la sua opera politica contro la “Teologia della Liberazione”), o Ratzinger (con il tentativo, sul piano più teologico, di stoppare le spinte all’ecumenismo). Seguiva poi il terremoto Bergoglio con la chiesa cattolica verso posizioni più progressiste, col conseguente rischio di uno scisma tra “tradizionalisti” e “riformisti” (tanto che lo stesso Francesco ha frenato negli ultimi tempi).
Intanto, nel frazionato mondo protestante, dagli anni ‘80 sono cresciute costantemente le frange più integraliste con la loro evangelizzazione aggressiva: interpretazione letteralista delle Scritture e il messaggio dell’inutilità di battersi per migliorare le condizioni degli strati più poveri. Il premio sarebbe stato il Regno dei Cieli (dopo la morte!). Tali movimenti venivano ampiamente foraggiati dalla destra più radicale, prima negli Usa, poi in “missione” in America Latina. Telepredicatori evangelicali mostravano “miracoli” in diretta, e organizzavano adunate oceaniche per raccogliere fondi (arricchendosi oltremisura).
Le vittorie elettorali di Trump e Bolsonaro hanno il marchio di questo cosiddetto “vangelo della prosperità”, una teologia secondo cui se si è ricchi, si è benedetti e in grazia di Dio, se si è poveri, è colpa dei propri peccati e per tornare nelle grazie di Dio è meglio effettuare lasciti ai predicatori. Un capovolgimento completo del messaggio evangelico.
Anche in paesi di tradizione cattolica, come il nostro, si assisteva ad una ripresa dei movimenti più letteralisti e conservatori, mentre in quelli protestanti le confessioni evangelicali superavano in numero le chiese tradizionali valdese metodista, luterana, battista.
Nel campo religioso progressista sia cattolico che protestante sono cresciute le proteste contro la politica religiosa di Trump, iniziate con l’appello critico, al momento della cerimonia
del suo insediamento, della vescova episcopale Budde di Washington (il ramo Usa degli anglicani). Donald chiedeva inutilmente alla “cosiddetta” vescova di scusarsi pubblicamente. Seguivano le sceneggiate allo studio ovale, dove Trump ha insediato il nuovo “Ufficio per la Fede”, con pastori che ponevano le mani sul capo del presidente, invocando lo Spirito Santo a protezione delle sue politiche belliciste. Addirittura Trump veniva paragonato a Cristo e sul sito della Casa Bianca veniva postata un’immagine da Intelligenza Artificiale che lo mostrava vestito come Gesù a guarire un infermo. Dopo infuocati comunicati di condanna di chiese cristiane americane, ma anche in Italia di chiese valdesi e battiste, l’immagine veniva tolta.
Saliva anche la polemica da parte cattolica. Prevost, eletto con un compromesso tra le ali più vicine a Bergoglio e quelle più conservatrici della curia, sul solco del predecessore, inizia a denunciare i pericoli di guerra globale, entrando presto in rotta di collisione con le politiche di Trump.
E siamo all’oggi, con gli insulti al Papa da parte del tycoon, che imbarazzano persino la Meloni. Costretta a prendere le distanze, si becca la sua buona dose di insulti. Così anche i vescovi cattolici americani condannano Trump, in sintonia col voto del mondo cattolico Usa (19% della popolazione), che già stava abbandonando Donald, coi suoi deliri messianici.
Il mondo cristiano globale si trova davanti a un bivio. La chiesa anglicana, dopo la storica elezione di Sarah Mullally al soglio di Arcivescova di Canterbury, ha già subito uno scisma. E feroci sono stati gli anatemi delle frange cattoliche più reazionarie, nonostante gli auguri e l’invito ufficiale ad un incontro inviati da Leone XIV alla primate anglicana. Per il cattolicesimo sarà ancora più difficile, ora, tenere a bada quei settori che, in linea ecumenica con le chiese protestanti storiche, chiedono con sempre più forza il sacerdozio femminile, una chiesa più inclusiva per le persone Lgbtq+, una maggiore azione in difesa dell’ambiente (in linea con la “Laudato sii” di Bergoglio), dei migranti e dei popoli martoriati dalle guerre.
Solo il mondo ortodosso appare sempre chiuso nei rigurgiti nazionalisti dei vescovi russi e di quelli ucraini che continuano a sostenere (e benedire) i propri eserciti.
