
Il rumore dei droni che circondano le barche della Global Sumud Flotilla quasi copre la voce di Massimiliano Del Moro. Lui, skipper di una delle imbarcazioni con aiuti umanitari diretti verso la martoriata striscia di Gaza, è preoccupato. “Siamo in acque internazionali – racconta – a centinaia di miglia dalla costa di Gaza. Non ha senso quello che sta accadendo, questo è un atto di pirateria. Non lasciateci soli, denunciate, riempite le piazze”. La voce si incrina: “Non è paura, sono arrabbiato”. La sua barca, la Trinidad, è andata a recuperare equipaggi di imbarcazioni a cui le forze israeliane il 30 aprile scorso hanno “distrutto i motori e i sistemi di navigazione. I militari si sono poi ritirati, abbandonando intenzionalmente centinaia di civili su navi in avaria e danneggiate, proprio sulla traiettoria di una violenta tempesta in arrivo”. In un video diffuso dagli attivisti si vede un equipaggio a mani alzate.
La delegazione spagnola della Flotilla ha riferito che “le imbarcazioni sequestrate da Israele sono almeno 21”. La stessa cifra è stata fornita dalla ong Open Arms che si è unita alla missione. Anche fonti del governo israeliano citate da Times of Israel hanno parlato di 21 imbarcazioni intercettate. Secondo il sistema di tracciamento delle navi pubblicato sul sito web del gruppo di attivisti, risultavano invece 22 i mezzi bloccati nelle acque internazionali a ovest di Creta, mentre altri 36 erano ancora in navigazione, come riferiva Associated Press.
Gli equipaggi italiani hanno lanciato l’allarme e chiesto un’immediata mobilitazione. “Il diritto internazionale è inequivocabile. Le missioni umanitarie nelle acque internazionali sono protette dalla legge – spiega Antonella Bundu in un messaggio affidato ai social media – Come è possibile che Israele attacchi e sequestri barche nella totale impunità? Dicono che, come i vampiri, le forze di occupazione sioniste escono nella notte per attaccare”.
Con una nota ufficiale, la flotta umanitaria ha chiesto “protezione diplomatica immediata per le attiviste e gli attivisti, e condanna formale da parte dei governi ed interruzione di ogni rapporto con Israele”. “La Palestina e il Libano continuano a subire attacchi. La flottiglia è in movimento. La minaccia non è passata. Ogni ora di inazione da parte dei governi è un’ora in cui delle vite rimangono a rischio. L’urgenza non è retorica: è la realtà – ha concluso Global Sumud Italia – Perché l’inazione è complicità. Quindi noi insorgiamo, resistiamo, blocchiamo tutto!”.
“La nostra nave Arctic Sunrise, che sta fornendo supporto logistico alla flotta – ha avvertito Greenpeace – ha perso il contatto con numerose persone e imbarcazioni del convoglio. Chiediamo il rispetto del diritto internazionale e la garanzia della sicurezza di tutte le persone a bordo, impegnate in una missione civile e non violenta per portare aiuti alla popolazione di Gaza”.
Ore frenetiche, le preoccupazioni aumentano di minuto in minuto, ancora poco si sapeva della sorte dei marinai pacifici “arrestati” a centinaia e centinaia di miglia da Gaza, a largo dell’isola di Creta. Il team di avvocati ha iniziato subito a predisporre una relazione che descrive dettagliatamente i fatti e le violazioni commesse da Tel Aviv, compresa la raccolta di prove fotografiche, video e tecniche. “La relazione e la documentazione probatoria saranno consegnate al Nlt (National Leadership Tribunal), devono utilizzarle per esercitare ulteriore pressione sui ministeri degli Esteri affinché intraprendano azioni e richiedano misure provvisorie d’urgenza nell’ambito del procedimento penale”.
Fin dalla partenza dal porto siciliano di Augusta, gli equipaggi della Flotilla erano consapevoli dei rischi che comportava la missione. Ma assieme a loro ci sono, non solo idealmente, milioni di donne e uomini che non si rassegnano allo stato di guerra permanente che vede la popolazione palestinese come vittima sacrificale. “In mare come in terra, saremo Flotille contro la vostra guerra”, recita lo striscione che ha salutato la partenza delle barche dalle coste siciliane.
Intanto le dichiarazioni si rincorrono, in Italia le opposizioni parlamentari – Pd, M5S e Avs – hanno sollecitato un’informativa a Giorgia Meloni. “Cosa deve accadere ancora per fermare tutti i rapporti con Israele?”. Analoghe iniziative sono state prese in altri paesi europei e non solo. I marinai di pace non sono soli.
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“Per la prima volta da giorni sono riuscito a dormire cinque ore di fila, non ricordo di aver mai accumulato così tanta stanchezza in poco tempo”. La voce di Massimiliano Del Moro è quella di chi ne ha viste di tutti i colori. É riuscito a sfuggire all’attacco dell’esercito israeliano in acque internazionali e in piena Europa, ma non ha potuto evitare la tempesta che ha affondato la sua barca, la Trinidad, mentre era ancorata a poca distanza dalle coste dell’isola di Creta. “Siamo stati salvati dalla Open Arms – racconta – una delle navi che soccorrono i migranti alla deriva nel Canale di Sicilia”.
“Un gommone è venuto a prenderci – ricorda Antonella Bundu – mentre la Trinidad imbarcava acqua da tutte le parti”. Un’odissea che li ha portati nella città cretese di Heraklion. “Siamo ospiti di un centro sociale, l’Evangelismos. Qui ci sono anche le nostre compagne e i nostri compagni che erano stati sequestrati dall’esercito israeliano. Sorrisi, abbracci, anche lacrime di commozione – ammette Del Moro – Non speravamo di rivederli così presto. Siamo partigiani, non abbiamo paura, ma l’emozione ha preso il sopravvento”.
La popolazione cretese ha mostrato grande solidarietà, pasti caldi e abiti puliti per chi in mare aveva perso tutto o quasi. “Un materasso, un sacco a pelo per dormire, quanto basta per riposarci un po’ e riprendere fiato”. I segni delle violenze dell’esercito israeliano sono ben visibili: nasi rotti, occhi tumefatti, costole incrinate, c’è chi zoppica e chi porta un collare ortopedico.
Le cancellerie europee protestano, in particolare quella spagnola, ma da molto tempo ormai Israele non si cura più né del diritto internazionale, né degli occhi del mondo puntati su quanto sta accadendo in Medio Oriente, dalla martoriata Striscia di Gaza alla Cisgiordania dove imperversano i coloni, fino al Libano meridionale dove continuano i bombardamenti e gli attacchi di Tel Aviv.
Eppure la Flotilla non vuole arrendersi. “Aspettiamo condizioni meteorologiche migliori per ricongiungerci alle 33 imbarcazioni ancora in mare. Intanto abbiamo organizzato qui una manifestazione per il rilascio immediato di Thiago e Saif”. Perché il brasiliano Thiago Ávila e il palestinese con cittadinanza spagnola Saif Abukeshek, a differenza degli altri 173 attivisti arrestati e poi rilasciati, sono stati deportati in Israele con l’accusa di far parte di un’organizzazione terroristica. Il tribunale ha prorogato la loro detenzione in carcere, nelle immagini di France Press vengono scortati in aula con le catene ai piedi, Thiago ha le mani ammanettate dietro la schiena. Sono in sciopero della fame. I loro difensori contestano punto per punto ogni accusa: “Non esiste alcuna base giuridica per l’applicazione extraterritoriale alle azioni di cittadini stranieri in acque internazionali”. I legali hanno anche denunciato gravi abusi fisici, assimilabili a torture, tra cui ripetute percosse, fino allo svenimento, isolamento e bendaggio degli occhi per giorni in mare.
Dal carcere dove è detenuto, Thiago Ávila ha dettato una lettera al suo avvocato da inviare alla figlia Teresa, ricordando il genocidio dei palestinesi “con bambini che vengono lasciati morire di fame, subiscono amputazioni senza anestesia, e soffrono a causa di idee orribili e cariche di odio, pur non sapendo cosa siano il sionismo e l’imperialismo. Lottiamo per costruire un mondo migliore per te”.
La portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, non si stanca di organizzare iniziative di mobilitazione e presidi per tenere alta l’attenzione su quanto sta accadendo ai marinai di pace che vogliono andare avanti comunque. “Stiamo aspettando che ci mettano a disposizione un’altra barca – conferma Bundu – poi riprenderemo il largo verso Gaza, non appena le condizioni del mare ce lo permetteranno”. Anche l’imbarcazione dell’operaio Dario Salvetti della Gkn di Campi Bisenzio sta vivendo ore difficili. In mare aperto, anche Salvetti torna a chiedere “libertà immediata” per Thiago e Saif, trattenuti dai militari israeliani. “L’argomentazione per cui se uno ti sequestra ‘te la sei andata a cercare’, è come dire che chi subisce un attentato mafioso perché ha denunciato l’esistenza della mafia ‘faceva meglio a stare zitto’”. “Al momento in cui ti parlo una nave israeliana, la Nahshon, come uno squalo-carogna si trova al limite delle acque territoriali di Creta, in attesa di saltarci addosso”, chiude Bundu.
“Ci stiamo riorganizzando – conferma Tony La Piccierella, appena tornato in Italia – andremo avanti finché i nostri governi non porranno fine a tutti gli accordi che abbiamo con Israele”. Nel mentre la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine per sequestro di persona sull’abbordaggio dei militari israeliani alla Global Sumud Flotilla.
(4 maggio 2026)
