
A 81 anni dalla fine della guerra e dalla Liberazione dal nazifascismo è ancora necessario l’impegno per la difesa dei valori di libertà, democrazia e pace, soprattutto nei luoghi che sono stati interessati da quei drammatici eventi.
A Dongo, il 27 aprile del 1945, è cambiata la storia del nostro paese. La colonna delle truppe naziste, con Mussolini e i gerarchi fascisti in fuga, venne fermata grazie alla coraggiosa e determinante impresa dei partigiani della 52esima Brigata Garibaldi “Luigi Clerici”, sostenuti dalla popolazione radunata nella piazza, simbolo e voce del popolo italiano. Persone che hanno avuto la forza di cambiare il corso della storia, grazie al movimento di Liberazione. Mai più dittatura, mai più guerra.
Domenica 26 aprile 2026, come ormai da diversi anni siamo scese e scesi in piazza, non solo per contestare i fascisti ma soprattutto per ribadire la nostra posizione di contrarietà all’autorizzazione di rievocazioni provocatorie e inaccettabili. Da diversi anni, infatti, la domenica più vicina al 28 aprile, anniversario della fine fisica e politica del fascismo, si radunano a Dongo e a Giulino di Mezzegra nostalgici di quel tragico ventennio e della Repubblica sociale italiana, autorizzati a svolgere un’inaccettabile commemorazione, apologia di quel periodo storico, nella quale vengono apertamente violate leggi della Repubblica senza che le istituzioni pongano un limite netto e chiaro.
Come organizzazione sindacale, che ha vissuto tragicamente quel periodo, non possiamo restare a guardare. In piazza c’erano tante e tanti compagni e tante realtà del territorio che hanno tenuto alto il volume della protesta, per sovrastare l’oscena rievocazione al grido “presente”.
La piazza antifascista c’era, ed ha dimostrato che la contestazione non può essere silenziata, nonostante i tentativi di “ingabbiarci” in uno spazio angusto.
Le forze dell’ordine assumono ogni anno un atteggiamento nei confronti della rete antifascista sempre più caratterizzato da limitazioni e riduzioni degli spazi di espressone. La presenza di un maggior numero di blindati utilizzati come muro per anestetizzare gli effetti della protesta, i molti celerini in assetto antisommossa rivolti verso la piazza antifascista e non verso quella parte che calpesta i nostri valori, il presidio delle forze dell’ordine schierato a preservare le rose lasciate dai fascisti per commemorare i gerarchi. Sono tutti segnali che confermano l’assenza di consapevolezza rispetto alla gravità della rievocazione dei “camerati”.
Quindi la nostra presenza è fondamentale per denunciare, con una mobilitazione pubblica e democratica, il peso e la gravità che hanno questi eventi. Il nostro è un presidio democratico, in cui il valore della pace e della democrazia sono l’elemento distintivo.
Dobbiamo continuare a presidiare e protestare perché in futuro queste iniziative oltraggiose e vergognose non siano autorizzate, per difendere i luoghi e la memoria, perché ogni passo indietro rischia di dare spazio ad avanzate pericolose delle destre fasciste e nostalgiche.
Dobbiamo essere noi a metterci lo spirito, l’orgoglio, le voci. Esercitiamo il coraggio di dire No a chi, in nome di una presunta pietà e nostalgia, esibisce simboli del fascismo e ne fa propaganda, in spregio alla nostra Costituzione. Quella Costituzione che viene costantemente attaccata, e che continua a essere il nostro punto di riferimento.
Proprio partendo dalla Costituzione, sentiamo il dovere e l’urgenza di rivolgere un appello a tutta la Cgil, al suo dna antifascista, per una presenza con una grande mobilitazione laddove la rievocazione neofascista fosse autorizzata anche il prossimo anno. Solo se saremo tantissimi/e a dare un segnale potremo impedire ai fascisti di continuare prendersi un luogo emblematico per la nostra storia che ancora oggi garantisce a tutte e tutti quella libertà negata dai fascismi e dalle guerre.
