
L’ho incontrata l’ultima volta forse due anni fa all’uscita del Cinema Beltrade di Milano dove si proiettava il film “La grande ambizione” sulla vita di Berlinguer, ad accompagnare la sua proiezione era in sala anche Luciana Castellina. L’evento accoglieva molte vite e generazioni, accomunate dall’essere stati o state per qualche tempo nel Pci, lei addirittura segretaria della Federazione giovanile di Milano. I corpi in movimento per uscire stemperavano la profondità delle emozioni evocate e condivise. Ci siamo viste e intercettate con lo sguardo quasi per caso, riconosciute in silenzio. Lia dritta e severa mi ha stretto la mano. Senza frequentarci assiduamente Lea sapeva che da comunista femminista con il femminismo della differenza, con la Libreria delle donne, con la sua teoria, ma soprattutto con le sue pratiche politiche ho fatto costantemente i conti e come me molte altre.
Si dovrebbe riconoscere ormai il salto di efficacia, visibilità e autorevolezza che, grazie a Lia Cigarini, a Luisa Muraro e alle altre donne che hanno lavorato con loro, si è determinato nel femminismo in Italia e nel mondo. Il femminismo della differenza, quello che si sviluppa intorno alla fondazione della Libreria delle donne di Milano, elabora un pensiero e una pratica politica, che segna il distacco del movimento delle donne dall’obiettivo della emancipazione e della parità, perché le donne non sono a loro agio se costrette a condividere a fatica un mondo che non le ha contemplate e previste, se vengono considerate solo vittime, soggetti senza valore.
Quindi alcune donne, quelle che con Lia fondano la Libreria delle donne, intraprendono questa impresa di costruzione, non solo simbolica, di autorevolezza, di relazioni forti fra donne, che si danno reciprocamente valore e prendono parola nel mondo in tutti i campi, nel diritto, in filosofia, nel contrasto alla violenza di genere, sulla politica degli uomini, in una azione generatrice di altre nuove imprese autonome di donne.
Se guardiamo ai risultati di questa disseminazione possiamo dire che la forza che il movimento femminista esprime in Italia oggi, pur senza riconoscersi nel femminismo della differenza e spesso enfatizzando i punti di dissenso, ha le sue radici profonde in quei luoghi come la Libreria delle donne, la comunità filosofica di Diotima, la Casa delle donne maltrattate, che continuano una pratica e una riflessione mettendola a disposizione di tutti e tutte; a conferma che il femminismo è un movimento vivo e plurale, che porta conflitto non solo nelle piazze ma in tutti i luoghi, pubblici e privati, alti o bassi, dove è possibile decostruire l’ordine patriarcale.
Personalmente, avendo scelto di fare politica nei luoghi misti, in un partito e nel sindacato, strutture nate nel cuore della lotta di classe e orientate al cambiamento della società, ma ancora monosessuate, molto spesso ho tratto alimento e forza dal femminismo della differenza. In particolare ringrazio Lia Cigarini per aver elaborato nel 2009, con altre, il documento “Immagina che il lavoro”, uno scritto scarno, compatto nella sua dinamica espositiva e nel linguaggio, che tocca l’esperienza di ognuna. Grazie alla riflessione su come le donne stanno nel lavoro e come vorrebbero starci, rifiutandosi di scegliere fra lavoro e maternità (il doppio sì), lo scritto avanza una proposta a tutti e a tutte, anche agli uomini, pienamente consapevole della crisi aperta all’inizio del millennio, oggi ancora più devastante, che è crisi del capitalismo e del patriarcato.
Lia Cigarini ripropone il nesso fra produzione e riproduzione non in astratto, ma a partire dalla esperienza che le donne fanno nella vita concreta, mette l’esperienza in parole ed entra subito “in conflitto con chi ha attenzione solo al lavoro produttivo e salariato. Guardare in faccia la contraddizione è il primo passo per superarla. C’è bisogno di mettere punti fermi su cui confrontarsi: anche in economia ci sono due sessi e la loro conflittuale relazione nel lavoro e nell’economia determina la necessità di uscire dalla unilateralità dell’economia attuale”, di discuterne il carattere neutro e universale, di ipotizzare un cambiamento di civiltà. Le crisi sono occasioni da non perdere per ripensarsi e andare oltre, soprattutto se “il discorso sulla parità fa acqua da tutte le parti e il femminismo non ci basta più”.
(Le parti virgolettate sono tratte dal “Sottosopra” dell’ottobre 2009, “Immagina che il lavoro”)
