
Quest’anno, il tema scelto per l’assemblea di Forum Droghe è stato “Oltre la guerra alla droga e il colonialismo sociale, politico e ambientale”, visto il ruolo che la guerra alla droga gioca nello scenario globale, nella geopolitica delle guerre, nella crisi climatica, nel controllo sociale. La guerra alla droga è uno degli strumenti attraverso cui un nuovo ordine globale violento e senza regole può, di fatto, affermarsi. Per questo, nel convocare l’assemblea, si è parlato di convergenze e intersezionalità: la guerra alla droga è la guerra alle persone che usano droghe, è strumento di repressione e di controllo penale sulla società.
Molti gli interventi che si sono succeduti, anche con contributi internazionali, che hanno riguardato quanto sta avvenendo negli Stati Uniti con la nuova ‘war on drugs’ di Trump, o in Ungheria, e il legame fra crisi climatica e proibizionismo. Sono intervenuti rappresentanti delle organizzazioni che in questi mesi hanno portato avanti manifestazioni ed iniziative per la pace, il clima, la giustizia sociale, come la ‘Rete a pieno regime – No Kings’, Extintion Rebellion, Friday for Future, Arci.
Nel nostro paese, le notizie che vengono pubblicate pressoché quotidianamente ci dicono di un incremento esponenziale della commissione di reati, soprattutto quelli legati a determinati gruppi, identificati con i giovani, i migranti, i cosiddetti marginali, soggetti che fanno uso di sostanze. Si parla di escalation, soprattutto fra i giovani. Ma il numero dei reati non è aumentato, sono aumentate le fattispecie. E con la sicurezza intesa solo in termini di ordine pubblico e decoro, il tema delle droghe é prepotentemente tornato alla ribalta, in termini di discriminazione e controllo sociale.
Le droghe hanno fatto parte da sempre della storia e della cultura delle diverse civiltà. Sostanze legali sono diventate nel tempo illegali esclusivamente per motivi ideologici, economici, o politici. E oggi si torna prepotentemente a parlare di eliminazione del consumo come soluzione del problema, nonostante il fallimento del proibizionismo: nuove sostanze introdotte nel mercato, sempre più additive, grandi mafie che prosperano sul narcotraffico, mentre si perseguono i contadini in Sud America.
Vengono attribuite al consumo di sostanze in quanto tale le conseguenze in termini sociali e di salute che invece devono essere attribuite esclusivamente alle politiche portate avanti da tutti i governi che si sono succeduti, che vengono rilanciate da Trump negli Usa, proprio in termini di controllo sociale, di discriminazione di persone per motivi legati a comportamenti o a etnia. La guerra alla droga è guerra ai consumatori, non contro il grande traffico ma contro i contadini, contro il consumo di strada, e si sostanzia nella guerra del nord ricco contro il sud povero.
Nell’assemblea abbiamo ricordato come, di fronte alle molteplici dinamiche del consumo, serva davvero ribaltare la prospettiva. E, dal punto di vista degli interventi, servono servizi flessibili capaci di intervenire al bisogno senza interrompere il normale ciclo di vita delle persone, servono servizi che fanno prevenzione e informazione.
Pensiamo, invece, a cosa è successo recentemente, per esempio a Perugia, dove operatori di una cooperativa storica negli interventi di riduzione del danno sono stati rinviati a giudizio, con l’accusa di favoreggiamento per un presunto ostacolo alle indagini finalizzate a risalire alla provenienza della sostanza. I servizi di riduzione del danno non devono essere confusi con presidi di polizia giudiziaria, sono strumenti socio-sanitari riconosciuti, e gli operatori del settore non possono trovarsi ad affrontare controversie legali o indagini nel tentativo di conciliare la tutela della salute con le normative vigenti, repressive e criminogene.
È davvero il momento di cambiare, modificando la legislazione vigente, con il superamento della 309/90, la legalizzazione della cannabis, la depenalizzazione di comportamenti legati all’uso di sostanze, comprese le sanzioni amministrative. Per questo l’assemblea ha voluto confrontarsi con vari soggetti, e con i movimenti, in una prospettiva intersezionale che tiene insieme i diritti di tutt*, individuali e collettivi, delle persone che usano droghe, e degli operatori, per una società ed un mondo più giusto, inclusivo, che non lascia indietro nessuno, per il superamento delle norme liberticide che sono state prodotte, a partire dai decreti sicurezza.
Come sosteneva Drucker, un padre della riduzione del danno, un uso sicuro è possibile ed è funzione delle politiche sulle droghe, che influiscono sul mercato, sulla percezione sociale, sull’educazione riguardo le sostanze psicoattive. Invertire la rotta, spostare la prospettiva dal penale al sociale: esattamente l’opposto di quanto sta accadendo. In una prospettiva che vede intrecciarsi i movimenti, le rivendicazioni, le lotte: per la pace, per l’ambiente, per il clima, per la salute.
