
L’artigianato lombardo rappresenta una colonna portante dell’economia regionale. Nel primo trimestre del 2025, secondo i dati di Unioncamere Lombardia, le imprese artigiane attive sono circa 229mila, pari a quasi il 28% del totale delle imprese. Un sistema diffuso che coinvolge circa 480-490mila addetti tra lavoro dipendente e autonomo, confermando il peso decisivo sul piano economico e occupazionale.
Si tratta di un tessuto produttivo composto in larga parte da micro e piccole imprese, fortemente radicato nei territori e caratterizzato da una significativa vocazione manifatturiera. Le elaborazioni più recenti su dati Istat indicano come la meccanica continui a rappresentare il settore prevalente, concentrando circa la metà dell’occupazione nelle imprese artigiane strutturate. Seguono il legno-arredo, l’alimentare e il sistema moda, con quote più contenute ma comunque rilevanti, a testimonianza della varietà e della specializzazione del modello produttivo lombardo.
Sul piano congiunturale, il quadro appare segnato da una fase di rallentamento, ma con dinamiche differenziate tra i settori: accanto alla tenuta di comparti come l’alimentare, emergono difficoltà più marcate in alcune filiere manifatturiere, in particolare nella metallurgia, nella gomma-plastica e nei materiali da costruzione, con contrazioni della produzione e del fatturato legate soprattutto alla debolezza della domanda interna e al rallentamento del ciclo industriale europeo.
L’andamento del 2024 e dei primi mesi del 2025 restituisce un quadro disomogeneo, nel quale la capacità di resistenza di alcune filiere si affianca a segnali di sofferenza strutturale in altre. Anche sul versante occupazionale non emergono dinamiche espansive: il mercato del lavoro appare sostanzialmente stabile, ma privo di una crescita significativa, mentre persistono elementi di precarietà e frammentazione.
È proprio in questa fase che emergono con maggiore evidenza le criticità strutturali del comparto: la ridotta dimensione media delle imprese, la difficoltà di accesso al credito e l’impatto dell’aumento dei costi energetici. A ciò si aggiunge un dato significativo: nel 2025 la difficoltà di reperimento del personale nelle imprese artigiane ha superato di molto la media nazionale. Un segnale evidente del crescente mis-match tra domanda e offerta di lavoro, della carenza di competenze tecniche e della necessità di rafforzare salari, formazione e stabilità occupazionale per rendere il settore più attrattivo.
I dati più recenti confermano come l’artigianato risulti esposto più di altri comparti agli effetti del rallentamento economico, registrando dinamiche leggermente peggiori rispetto alla media del sistema produttivo regionale. Un segnale non puramente congiunturale, ma che richiama la necessità di politiche industriali, contrattuali e di rappresentanza in grado di rafforzare il settore, valorizzare il lavoro e contrastare le disuguaglianze.
Eppure la contrattazione collettiva ha dimostrato, anche negli anni più difficili, di essere uno strumento efficace. Significativi sono le migliaia di accordi Fsba, la cassa integrazione del settore artigiano, sottoscritti dai nostri Rappresentanti Sindacali di Bacino (Rsb), al fine di garantire un ammortizzatore in un settore altrimenti privo di altre forme di tutela.
La bilateralità artigiana, costruita grazie alla contrattazione, non è un ammortizzatore residuale ma una leva reale di protezione e redistribuzione. Gli sportelli sindacali sul territorio rappresentano un presidio fondamentale per l’accesso ai diritti in un settore frammentato e spesso invisibile.
In questo quadro si collocano Elba e il Fondo Wila, conquistati contrattualmente e che hanno sviluppato un modello avanzato di welfare integrativo, rispondendo a bisogni concreti di fronte alla progressivo attacco al sistema pubblico.
Restano criticità rilevanti, a partire dalla sicurezza sul lavoro, che nel comparto artigiano continua a rappresentare un nodo strutturale, con livelli di rischio mediamente più elevati e una prevenzione che, soprattutto nelle microimprese, fatica ancora a consolidarsi. I Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriali (Rlst), previsti dal D. L. 81/2008, intervengono nelle aziende prive di rappresentanza interna, accedono ai luoghi di lavoro e sono consultati in merito alla valutazione dei rischi e alle misure di prevenzione, secondo quanto stabilito dalla normativa e dalla contrattazione collettiva di settore.
Per la Cgil la direzione è chiara: rafforzare la contrattazione collettiva. Il rinnovo dei Contratti collettivi nazionali e regionali ha garantito aumenti salariali reali e nuovi diritti, a partire dalla fondamentale conquista del pagamento, da parte delle aziende, dei primi tre giorni di malattia.
La sfida decisiva resta quella della rappresentanza: in un settore dove la sindacalizzazione è sotto la media, serve un investimento forte su presenza, organizzazione e partecipazione nei territori, fornendo agli Rsb, sia da parte delle categorie che delle Camere del Lavoro, tutto il supporto necessario per svolgere la loro fondamentale opera.
