
Legambiente Lombardia, Cgil Lombardia, Associazione Ambiente e Lavoro chiedono modifiche alle norme in approvazione, per accelerare la transizione energetica e fermare il consumo indiscriminato di suolo provocato dai data center.
Il 22 maggio il Consiglio regionale della Lombardia si appresta a votare la legge sui data center. E’ una delle prime Regioni in Italia a farlo e, vista la sua dimensione, può essere fonte ispiratrice per altre Regioni.
Ad oggi, come Cgil Lombardia, segnaliamo diverse criticità sul metodo e sulla sostanza della legge. Sul metodo, la poca condivisione preventiva con tutti gli attori che possono dare un contributo alla realizzazione: i sindacati e quindi le parti sociali, troppo spesso derubricate come stakeholders; i Comuni e quindi le amministrazioni comunali, i cittadini delle aree potenzialmente impattate.
Chiariamoci subito: la Cgil non è contro i data center. Estremizzando, potrebbero crearsi anche mille nuovi data center in Lombardia. Il vero e fondamentale tema è la sostenibilità sociale e ambientale di questi data center verso il territorio e il sistema agricolo, territoriale, energetico e infrastrutturale.
La Lombardia ha tantissime aree definite ‘brownfield’: sono aree già industrializzate e cementificate che in questo momento risultano abbandonate: lì vanno costruiti i nuovi data center, evitando che venga consumato nuovo ‘greenfield’, quindi il consumo di nuovi campi verdi, agricoli, boschivi. Non dobbiamo cadere nel grande errore che per avere data center si debba rinunciare al nostro ambiente, in un’area, quella padana, che ogni giorno combatte contro l’inquinamento, il surriscaldamento del territorio e il cambiamento climatico.
I data center comportano un uso davvero importante dell’energia e dell’acqua: se serve più energia, aumentano i costi che, come sappiamo, poi ricadono sui cittadini e sui ceti meno abbienti. E rischiamo di aumentare la dipendenza verso le energie fossili, in una regione che non sta facendo abbastanza rispetto agli investimenti per le energie rinnovabili. La Cgil ha chiesto a Regione Lombardia di essere coinvolta: ad oggi non abbiamo avuto riscontro.
Ultimo, ma non meno importante, le condizioni di lavoro di chi lavora e lavorerà nei data center. Partiamo da un presupposto: gran parte dei proprietari e gestori di data center sono grandi multinazionali e aziende che fanno utili straordinari. In un contesto del genere, basta con lo “scoprire” che le aziende sono miliardarie e i lavoratori hanno stipendi da fame e non dignitosi. E’ importante che gli stipendi e le condizioni normative delle lavoratrici e dei lavoratori siano più che dignitosi, in una logica sempre più necessaria di aziende che operino in termini di responsabilità sociale, pieno rispetto e valorizzazione dei diritti di chi lavora.
Basta con lo scarico dei diritti dei lavoratori ad appalti, subappalti e cooperative che spesso rispondono solo ad una logica: sfruttare il personale per incrementare ancora di più i profitti. Nel 2026, in una regione come la Lombardia, queste pratiche e condizioni devono essere inaccettabili per tutti, non solo per il sindacato.
(Milano, 20 maggio 2026)
