
In un’economia stagnante, una delle poche certezze rimaste è il commercio on-line. Tutto quello che desideri in pochi giorni, addirittura in ventiquattr’ore, direttamente a casa tua. Se poi non sei soddisfatto perché c’è qualche difetto, oppure ci hai ripensato, hai un mese di tempo per restituirlo. I corrieri Amazon fanno ormai parte del paesaggio urbano, con i loro furgoni carichi di pacchi che battono strade e piazze delle città e dei paesi. A quale prezzo? Lo sciopero dei driver pisani mette a nudo una realtà fatta di fatiche quotidiane, ritmi di lavoro insostenibili e una precarietà di fronte alla quale le rivendicazioni di lavoratrici e lavoratori si infrangono come onde del mare su una fortezza inespugnabile.
Marco Atzori, che sulle consegne dell’ultimo miglio potrebbe scrivere una tesi universitaria, è soddisfatto della mobilitazione che ha bloccato per due ore la distribuzione dei pacchi Amazon al polo logistico di Montacchiello. “I servizi dell’ultimo miglio non vengono effettuati direttamente dalla multinazionale – spiega – ma affidati a società terze che gestiscono la logistica locale e le consegne. Amazon le chiama ‘delivery service partner’ (Dsp), in questa area sono tre. La sigla Dtc2 identifica la delivery station di Amazon Logistics situata nella zona industriale di Montacchiello”. I driver, gli autisti, sono dipendenti di queste ditte appaltatrici, che gestiscono il personale e l’organizzazione dei turni, mentre Amazon si occupa delle rotte e dell’assegnazione dei carichi, smistandoli a questo o a quel corriere.
Non è la prima volta che un’astensione dal lavoro viene indetta a Pisa, in passato c’era stata una fortissima protesta dopo il licenziamento di un autista che non era riuscito a consegnare 150 pacchi in sole sei ore, con un ritmo che i sindacati avevano calcolato equivalesse a una consegna ogni due minuti e mezzo. “Di questo stiamo parlando”, sottolinea Atzori, anni e anni di esperienza alla guida. “Questa mobilitazione nasce dall’esasperazione di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno subiscono ritmi sempre più pesanti, pressioni continue e condizioni di lavoro che mettono a rischio salute, sicurezza e dignità umana”, spiegano Filt Cgil Pisa, Fit Cisl Toscana e Uiltrasporti Pisa.
“Precarietà e ricatto occupazionale sono la regola – spiega il sindacalista della Filt Cgil – tre diverse ditte appaltatrici portano di fatto a triplicare la durata dei contratti a termine. Due anni per Levante, due per Madilo, e puoi passare anche alla terza senza raggiungere l’agognato posto fisso, arrivare a una stabilizzazione che permette di progettare un po’ meglio il proprio percorso di vita. Lo stesso rinnovo del contratto diventa uno strumento di pressione per imporre silenzio, obbedienza e sacrifici senza fine”.
Amazon fa affari d’oro, i pacchi da consegnare aumentano giorno dopo giorno, così gli autisti finiscono schiacciati dal peso di un lavoro che di fatto è a ciclo continuo. “Sette giorni su sette, e tante, troppe fermate in un traffico impazzito che aumenta lo stress fisico e mentale – denuncia Atzori – la sicurezza finisce in secondo o addirittura in terzo ordine, perché l’imperativo è quello di consegnare. Tutto questo non è tollerabile”.
Le richieste sindacali sono ben precise: un ‘riproporzionamento’ immediato e più umano dei carichi di lavoro, affinché tutti i driver possano operare in condizioni di sicurezza, senza pressioni insostenibili e senza mettere a rischio la propria incolumità e quella degli utenti della strada; la stabilizzazione dei lavoratori a scadenza; il rispetto reale della salute, della sicurezza e della dignità di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori. Un’adesione altissima tra il personale in turno, con una partecipazione quasi totale degli addetti a tempo indeterminato, oltre all’appoggio di buona parte degli stessi addetti part-time a tempo determinato, ha certificato la riuscita dello sciopero. “L’associazione datoriale Assoespressi ha fatto orecchie da mercante da mesi di fronte alle nostre richieste. E questo è un ulteriore problema che abbiamo denunciato e continueremo a denunciare”.
Chiunque per lavoro sia costretto a muoversi in auto tocca con mano le crescenti difficoltà nella mobilità non solo cittadina, i driver di Amazon sono in prima linea in questa metaforica trincea. “Per dare un’idea della nostra quotidianità – ricorda Atzori – nelle province di Pisa e Lucca, che sono molto vaste, da Pisa alla Garfagnana sono 50-60 chilometri, consegnavamo 60mila pacchi al giorno. I mezzi che ci mettono a disposizione sono di proprietà delle aziende appaltatrici, basta una piccola distrazione alla guida, un graffietto al furgone, e se è stata colpa tua devi rifondere i danni. Il rischio imprenditoriale si riduce a zero, tutto si scarica sulle spalle del lavoratore”. Nel settore della logistica non c’è carenza di lavoro, anzi. Non si trovano camionisti, autisti, rider a sufficienza. “Ma se l’obiettivo è quello di guadagnare il più possibile limando i costi di tutti i ‘fattori umani’ alla fine la corda si spezza. E noi si sciopera”.
