
È partita la raccolta firme per la presentazione di due proposte di legge di iniziativa popolare, sostenute dalla Cgil. Per il diritto alla salute, e contro lo sfruttamento negli appalti. Per un focus sulla medicina generale, partiamo dall’articolo 4 della prima, che esplode alcuni dei temi da sempre prioritari per la Fp Cgil.
Della crisi della medicina territoriale ci siamo resi conto in modo eclatante in occasione della pandemia di Covid19, ma che mostri quotidianamente affanno non è più un segreto. Eppure, se in questi ultimi anni la medicina territoriale ha mostrato i suoi limiti di fronte alle nuove sfide di salute, è altrettanto vero che è sempre stata, e deve restare, una colonna portante del Servizio sanitario nazionale e pubblico.
Limitarsi ad attaccarlo sempre più aspramente, spesso in maniera poco oggettiva, fa crescere vertiginosamente il rischio di regalare al privato anche questo essenziale e strategico servizio. Adeguate condizioni di lavoro sono requisito indispensabile per il buon funzionamento di ogni servizio. Le aggressioni agli operatori sanitari sono ormai quotidiane. Anche di qui, dalle condizioni di lavoro, deriva la carenza di medici di medicina generale: oggi i giovani colleghi, più che comprensibilmente, preferiscono impostare altrove la propria carriera.
Resta il fatto che una medicina territoriale di alta qualità è parte fondamentale del diritto alla salute. È pertanto necessario riorganizzare questo settore. Il buon funzionamento della medicina generale è stato delegato per decenni alla coscienza e al senso di responsabilità dei singoli medici. Frammentati nei loro isolati studi, con la loro organizzazione autonoma del lavoro, separata dal resto del Ssn. Se questo ha funzionato, e bene, per 30-35 anni, ora si arranca. Le sfide, le necessità, le aspettative, le nuove possibilità tecnologiche, sono enormemente mutate. Efficacia ed efficienza potranno essere garantiti da: formazione di qualità, integrazione della medicina generale nel Ssn, una regia a governare il sistema.
Di qui nasce quella parte dell’articolo 4 della legge di iniziativa popolare, che prevede l’istituzione di una scuola di specializzazione universitaria per la medicina generale. Un passaggio che inciderà direttamente sulla dignità professionale dei medici, oltre che, naturalmente, sulla qualità del servizio.
L’altro aspetto essenziale dell’articolo 4 è il progressivo superamento del rapporto libero professionale in convenzione, a favore del contratto collettivo nazionale della dirigenza medica.
Il decreto ministeriale 77/2022 spinge, giustamente, verso modelli organizzativi complessi, orientati a una forte integrazione multiprofessionale, con le cure primarie come elemento cardine della presa in carico. Tuttavia, il quadro contrattuale dei medici di medicina generale resta ancorato alla libera professione convenzionata. Questo disallineamento tra, da una parte, l’aspetto organizzativo richiesto (lavoro in équipe, case della comunità, presa in carico proattiva del paziente), e dall’altra il modello contrattuale vigente (libera professione convenzionata, centrata sull’autonomia organizzativa individuale del medico di medicina generale), determina attrito operativo nel lavoro in team (quando non ne impedisce proprio il varo), inefficienza nei percorsi assistenziali, impossibilità a governare il sistema, scarsa attrattività per mancanza di quelle tutele, caratteristiche e diritti acquisiti del lavoratore dipendente a contratto.
In conclusione, il punto chiave è che non si può chiedere lavoro di squadra con regole da lavoro individuale. Serve coerenza tra organizzazione, contratti di lavoro, strumenti. Le leve chiave sono: corso di specializzazione universitaria; superamento del sistema retributivo a quota capitaria, e allineamento contrattuale con la medicina specialistica – da una organizzazione del lavoro ‘per’ il Ssn (convenzione) a una ‘nel’ Ssn (contratto); adeguato finanziamento della riforma.
Senza un intervento sistemico su questi elementi, il lavoro multiprofessionale rischia di rimanere un obiettivo formale e non operativo. Anche per questo è importante firmare a sostegno della presentazione di entrambe le leggi di iniziativa popolare.
