A fine maggio i partiti haredim (più noti come “ebrei ultraortodossi”, una corrente che applica i precetti religiosi e la legge ebraica – Halakhah- in maniera estremamente rigorosa), hanno deciso di sostenere lo scioglimento anticipato della Knesset, dopo che Netanyahu ha comunicato di non poter far approvare prima delle elezioni la legge sull’esenzione dal servizio militare per gli studenti delle yeshiva (accademia o istituto educativo ebraico tradizionale, ndr). Lo scioglimento è stato approvato in prima lettura. Avrà bisogno di altre due votazioni per stabilire la data delle elezioni, in un intervallo di tempo compreso tra l’8 settembre e il 20 ottobre.

La sinistra israeliana, rappresentata dai sionisti socialisti dei Democratici, potrebbe conquistare una decina di seggi. Il partito, guidato da Yair Golan, è diventato in questi anni il punto di riferimento delle manifestazioni contro il governo. E infatti alle sue primarie per un posto nelle liste elettorali sono candidati molti volti noti del movimento che ha lottato contro la riforma della giustizia e, in seguito, per il ritorno degli ostaggi e un accordo di pace.

L’agenda del partito è esplicitamente di sinistra e laica: prevede il contrasto della violenza dentro Israele e nei territori palestinesi, l’introduzione del matrimonio civile, l’attivazione dei mezzi pubblici di sabato, una riforma del sistema di coscrizione per includere gli haredim, il potenziamento del welfare, la promozione di iniziative politico-diplomatiche per risolvere i problemi con i vicini arabi, il dialogo con l’Anp e una battaglia contro il monopolio religioso su conversione e kashrut (leggi alimentari ebraiche).

Alla conferenza del partito di domenica 31 maggio, Golan ha ribadito che non siederà al governo con le forze che hanno appoggiato Netanyahu e, avvertendo Bennet, nel frattempo unitosi nella lista Beyachad con Lapid per conquistare il ruolo di capo del blocco dell’opposizione a danno di Eisenkot (ex capo di Stato maggiore dell’Idf), non sosterrà un primo ministro incompatibile con i valori del partito. La deputata Naama Lazimi, con un passato in Koah LaOvdim (sindacato “di base” fondato nel 2007), si è invece spesa molto in difesa della scuola pubblica, ribadendo la necessità di migliorare salari e condizioni di lavoro dei docenti.

Secondo Amit Ben-Tzur dell’Arlozorov Forum, legato ad Histadrut, la spesa pubblica civile israeliana si attesta al 33% del Pil, contro una media del 42% nei paesi Ocse. Questo gap si traduce in una differenza annua di 179 miliardi di shekel (circa 54 miliardi di euro). Il divario è ancora più drammatico se paragonato ai paesi sviluppati simili a Israele, arrivando al 15,9% del Pil, pari a 319 miliardi di shekel all’anno (circa 97 miliardi di euro). Una simile realtà macroeconomica porta a genitori che aspettano mesi per una visita specialistica per i figli, classi sovraffollate con quasi 40 alunni seguiti da un solo insegnante, e lavoratori che passano ore nel traffico per l’inefficienza del trasporto pubblico.

Assieme alla ricostruzione delle periferie del paese – ad esempio, secondo Haaretz, la città di Kiryat Shmona nel nord ha perso metà popolazione da ottobre 2023 a causa della guerra – il tema carovita e welfare sarà determinante per sconfiggere il populismo di destra. Tuttavia Golan dovrà scontrarsi con le visioni economiche di Bennett secondo cui il mercato è in ogni caso migliore dello Stato, il settore privato è il principale motore della crescita, il potere di Histadrut va contenuto, e che meno lo Stato si intromette più l’economia prospererà.

Hadash (acronimo di haHazit haDemokratit leSHalom veleShivyon – in italiano Fronte Democratico per la Pace e l’Uguaglianza – partito di sinistra nato nel 1977 dall’unione del Partito Comunista di Israele con altri gruppi di sinistra), ha invece rinnovato i vertici del partito. La leadership è stata conquistata dall’ex deputato Yosef Jabareen, sostituirà Ayman Odeh che non si candiderà alle prossime elezioni esattamente come Aida Touma-Sliman. Questo ha generato delle polemiche perché i posti utili per essere eletti non vedono la presenza di donne. 

Jabareen si concentrerà sulla costituzione della lista comune, con tutti gli altri partiti arabi, per massimizzare il voto della società araba alle prossime elezioni. L’operazione ha dovuto affrontare il problema del diverso significato politico che ciascun partito dà alla lista. Per Balad, ad esempio, si tratterebbe di un progetto identitario che esprime l’unità politica araba in Israele. Per Ra’am, invece, è un modo per aumentare l’affluenza alle urne, lasciando a ciascun partito piena libertà d’azione dopo le elezioni.

Hadash, al contrario, cerca di bilanciare una visione ideologica più ampia con la necessità elettorale di aumentare la propria forza politica.

Il compromesso sembra essere stato trovato attorno ad una lista tecnica per evitare un drastico calo dell’affluenza araba alle urne. Resta da decidere la ripartizione dei seggi per ciascun partito.