
Il primo giugno scorso è scomparso a 86 anni Gianni Mattioli, uno dei padri dell’ambientalismo italiano e soprattutto uno dei più importanti esponenti del movimento antinucleare, che per ben due volte in Italia ha vinto un referendum che ha tenuto lontano il nostro Paese dal rischio atomico.
Nel corso della sua vita è stato più volte parlamentare dei Verdi, ministro e sottosegretario in diversi governi, ma è stato soprattutto uno scienziato, un fisico che ha saputo portare la sua conoscenza scientifica nei movimenti e dentro le aule parlamentari.
Insieme con l’amico Massimo Scalia, scomparso tre anni fa, ha rappresentato l’ambientalismo scientifico all’interno di molte associazioni, a partire dal ’78 nel Comitato per la Scelta dell’Energia, passando per Legambiente, Italia Nostra e la rivista “Quale Energia”.
Io ho conosciuto Gianni, insieme al suo fraterno amico Massimo, alla fine degli anni ’70 quando Democrazia Proletaria organizzò un gruppo di lavoro sull’energia nucleare e fu subito collaborazione scientifica, ma anche grande amicizia: alle loro analisi di carattere fisico io aggiunsi le mie riflessioni sugli aspetti biologici e sanitari.
Vi furono vari incontri agli inizi degli anni ’80 e un importante convegno sul nucleare a Roma nel 1982. Quando, nel 1983, fui eletto alla Camera dei deputati, la collaborazione si fece più intensa. La comune militanza in Legambiente ci portò ad affrontare vari temi di carattere ambientale, senza dimenticare gli aspetti sociali e politici.
Un momento particolarmente intenso di collaborazione si verificò quando venne deciso di proporre al paese i tre referendum antinucleari, di cui fummo, insieme a vari altri, tra i firmatari che depositarono la richiesta in Cassazione, nel maggio del 1986. Ci furono molti incontri e dibattiti in tutta Italia per raccogliere le firme necessarie: la raccolta andò molto bene, superando ampiamente il limite previsto, con oltre un milione di adesioni.
Il referendum venne boicottato dal governo di allora, che, dando le dimissioni, preferì le elezioni anticipate anziché far svolgere i referendum nella primavera del 1987. Dopo le elezioni anticipate nel nuovo parlamento entrarono anche i Verdi e tra questi, come già detto, anche Gianni Mattioli e Massimo Scalia, con i quali la collaborazione proseguì nelle aule parlamentari.
I referendum antinucleari comunque si svolsero e l’8 e il 9 novembre 1987 il popolo italiano si recò alle urne: i voti favorevoli furono intorno all’80%, impedendo al Paese di correre il rischio ambientale, ma anche economico, di una ulteriore diffusione di centrali nucleari. Di lì a poco vennero chiuse anche quelle già esistenti (Trino Vercellese, Latina e Caorso), mentre venne bloccata la costruzione in corso della centrale di Montalto di Castro.
Il referendum fu un grande successo che mise in evidenza la possibilità di ulteriori risultati positivi su molti aspetti ambientali, dalla necessità di fonti energetiche rinnovabili e non inquinanti, alla corretta gestione dei rifiuti, all’eutrofizzazione del mare Adriatico, all’inquinamento chimico, al pericolo per la salute rappresentato dall’amianto, ecc.
Agli inizi di questo nuovo secolo vi fu il tentativo di individuare un sito idoneo per il deposito dei rifiuti nucleari, pesante eredità delle inutili centrali costruite prima del referendum. Venne individuato un sito a Scanzano Jonico, un luogo assolutamente inadatto, che portò alla mobilitazione da parte del Comitato “ScanZiamo le scorie”, con blocchi stradali ma anche convegni ai quali sia Gianni che Massimo ed io partecipammo attivamente. Grazie a queste mobilitazioni popolari, dopo quattordici giorni il decreto fu ritirato.
Ma la battaglia contro il nucleare in Italia non è mai finita, e nel 2011 ci siamo ritrovati ancora una volta per la campagna a favore del referendum antinucleare, ancora una volta con un risultato popolare schiacciante: oltre il 90% dei cittadini andati alle urne si è dichiarato contrario a questo tipo di energia.
Caro Gianni, sei scomparso proprio pochi giorni prima che la Camera approvasse un demenziale provvedimento del governo che ripropone nel nostro Paese l’avventura nucleare. Non so se dovremo ricorrere ad un terzo referendum, ma sicuramente in questa ulteriore battaglia contro l’assurdità di una fonte energetica pericolosa, costosa e con lunghi tempi di realizzazione, proposta da un governo che ha apertamente boicottato la scelta delle fonti rinnovabili, sostenibili, sicure e meno costose, sarebbe indispensabile la tua presenza come quella di Massimo.
Nel tuo ricordo ci impegneremo anche questa volta per impedire l’ennesimo scempio ambientale sul nostro territorio, e per impedire di lasciare alle future generazioni il peso di impianti pericolosi per millenni.
