
Alla fine Samsung Electronics ha evitato uno sciopero di 18 giorni grazie a un accordo storico -frutto di cinque mesi di aspre trattative – con i due principali sindacati aziendali (Selu e Nseu), che prevede un aumento salariale medio del 6,2% e la distribuzione del 10,5% degli utili aziendali a circa 78mila dipendenti. I lavoratori della divisione chip di memoria, cuori pulsanti dell’Intelligenza artificiale, riceveranno bonus annuali fino a 400mila dollari (circa 350-370mila euro), pagati in azioni su un periodo di almeno dieci anni.
L’intesa, approvata dal 74% dei 62mila lavoratori membri dei due sindacati coinvolti nella consultazione, sblocca un montepremi di 22,6 miliardi di dollari e si basa su ambiziosi obiettivi produttivi. Prevede, infatti, che la divisione chip debba raggiungere 200mila miliardi di won (circa 131 miliardi di dollari) di utile operativo annuo dal 2026 al 2028, e 100mila miliardi di won dal 2029 al 2035.
L’accordo, mediato dal ministro del lavoro sudcoreano, è stato raggiunto poche ore prima dell’inizio dello sciopero che avrebbe coinvolto 48mila lavoratori. Si sono così sopiti i timori di interruzioni nella catena di approvvigionamento globale. Samsung, infatti, è il principale produttore mondiale di chip di memoria, e un eventuale stop avrebbe avuto ripercussioni su tutta l’industria tecnologica.
Il primo trimestre 2026 ha visto un profitto operativo per la multinazionale coreana aumentato di oltre otto volte, raggiungendo i 57.200 miliardi di won (circa 37,5 miliardi di dollari), grazie proprio al boom dei semiconduttori per l’Ai.
Il nodo della trattativa era proprio la redistribuzione degli enormi utili prodotti dal settore memory chip. Secondo l’accordo, circa il 40% del montepremi dei bonus sarà suddiviso equamente, mentre la parte restante dipenderà dalle prestazioni di ciascuna unità aziendale. Questo bonus si aggiunge all’1,5% già erogato tramite i piani di incentivazione esistenti.
Alla notizia del raggiunto accordo, alla borsa di Seul le azioni Samsung Electronics sono aumentate dell’8%.
Si tratta solo della seconda volta nella storia del Paese che una grande azienda sudcoreana si impegna a riconoscere ai lavoratori una percentuale fissa del reddito operativo, rompendo le norme consolidate secondo cui i bonus si calcolano dopo gli oneri fiscali. L’intesa ha quindi suscitato preoccupazioni e critiche. Kim Keechang, professore di diritto alla Korea University, ha avvertito che questo accordo potrebbe “innescare un nuovo focolaio in altre grandi imprese in Corea”, poiché rompe con le pratiche globali sulla distribuzione degli utili, che di solito avviene dopo il pagamento delle tasse. Ma la decisione di Samsung Electronis è stata a sua volta dettata dalla pressione competitiva esercitata da SK Hynix – rivale nel mercato dei chip, principale fornitore di Nvidia per i chip di memoria ad alta larghezza di banda (Hbm), i cui addetti avevano ricevuto nell’anno precedente bonus fino a tre volte superiori – e dal boom dell’Ai che ha portato il suo valore di mercato oltre la soglia dei mille miliardi di dollari.
L’accordo, inoltre, ha accentuato le disparità retributive all’interno dell’azienda: i dipendenti delle divisioni non legate ai chip riceveranno bonus molto più modesti, se non addirittura irrisori. Il terzo sindacato per dimensione, Secu, che rappresenta soprattutto lavoratori di settori non produttivi e non legati ai chip, ha presentato invano un’ingiunzione per bloccare il voto, lamentando una preferenza sproporzionata per i dipendenti dei semiconduttori.
Anche le due principali confederazioni coreane, Kftu e Kctu, hanno criticato l’esclusione dall’accordo di altri settori aziendali e dei lavoratori della filiera dell’appalto e del subappalto, che pure contribuiscono significativamente ai risultati produttivi. In particolare, la Kctu, la confederazione di sinistra e più combattiva, ha ricordato che i risultati della Samsung sono il frutto del “lavoro sociale totale” che include il lavoro non standard dei lavoratori in appalto, e ha fatto appello ai sindacati aziendali ad “andare oltre il proprio posto di lavoro verso la solidarietà con l’intero fronte lavorativo”, guidando la lotta per il miglioramento dei diritti dei lavoratori vulnerabili e non sindacalizzati. Allo stesso tempo, la Kctu ha duramente criticato il governo per le minacce di richiamarsi alle leggi d’emergenza per reprimere lo sciopero proclamato, imponendosi così come mediatore, in realtà nell’interesse della multinazionale coreana.
Questo accordo può aprire un vaso di Pandora nelle relazioni industriali del paese. In altre grandi aziende del settore sono in corso trattative e mobilitazioni sindacali. E lo Yellow Envelope Act, entrato in vigore nel marzo 2024, stabilisce che le aziende non possono più chiedere un risarcimento danni ai sindacati per le perdite economiche derivanti da uno sciopero in un’azienda subappaltatrice, rafforzando il tasso di sindacalizzazione e di azione rivendicativa nel Paese, con una frequenza di scioperi molto alta rispetto ad altri paesi asiatici.
