
Si piange un altro morto in Sicilia tra i forestali. Alfonso Musso, 61 anni, ha perso la vita alle porte di Palermo, mentre era impegnato nelle operazioni di spegnimento di un incendio. “Può essere stato un arresto cardiaco per il fumo respirato – commenta con tristezza Salvino Carramusa – Spesso si muore così, a causa del monossido di carbonio”. Mestiere pericoloso quello dei forestali, Carramusa lo sa bene, visto che la sua prima volta è stata nell’estate del 1975, appena diventato maggiorenne. Quello che all’inizio era un lavoro, nel tempo si è trasformato in un’autentica passione. “Una trentina di anni fa, ho ‘creato’ nei miei terreni un ettaro di bosco. Lo curo, lo gestisco, alle volte non posso far tutto da solo e mi faccio aiutare. Non è certo un guadagno, anzi. Ma per me è stato ed è importante. Sono andato in pensione due anni fa, a 67 anni, per mia fortuna ho sempre mantenuto una buona condizione psicofisica”.
Carramusa è convinto che sia meglio prevenire che curare. “A costo di essere banale, mi chiedo perché non si affronti il problema: un’età media che supera i sessant’anni, un lavoro ad alto rischio, stressante e faticoso, con nuove assunzioni bloccate da più di vent’anni. A fronte di pensionamenti massicci e casi sempre più frequenti di inidoneità, alla fine si arriverà all’estinzione dei forestali”. Una considerazione amara, sopratutto perché il settore avrebbe un gran bisogno di nuovi operai, formazione e riqualificazione professionale, lavoratori specializzati per affrontare non soltanto la routine, ma anche agli effetti di stravolgimenti climatici che in Sicilia si fanno sentire più che mai. “Continuiamo a chiedere nuove assunzioni, che però non arrivano, così come diventa sempre più necessaria una riforma centrata sulla stabilizzazione e la valorizzazione degli addetti. Quella riforma è già scritta, anche se risponde solo in parte alle richieste di lavoratori e sindacati e al fabbisogno dei boschi e del territorio. E, nonostante l’impianto riduttivo del governo, il disegno di legge non è ancora arrivato all’Ars”.
Il settore della forestazione siciliana conta circa 16mila addetti, impiegati principalmente nella manutenzione dei boschi, nella pulizia del sottobosco, nella prevenzione del dissesto idrogeologico e nelle attività di antincendio. A differenza di altre regioni italiane, dove i servizi forestali sono organizzati con personale stabile e strutturato, in Sicilia gran parte degli operai è assunta con contratti stagionali che prevedono un numero limitato di giornate lavorative all’anno, spesso 78, 101 o 151 giorni. Questo sistema, nato negli anni ‘70 con l’obiettivo di creare occupazione nelle aree interne dell’isola, si è progressivamente trasformato in un modello, criticato sia per i costi sostenuti dalla Regione che per la scarsa continuità lavorativa degli operai. “I lavoratori, pur svolgendo attività fondamentali per la tutela del territorio – spiega Carramusa, ex delegato della Flai Cgil – restano infatti in una condizione di precarietà strutturale, con redditi discontinui e legati alle chiamate stagionali. Quasi inutile dire che un ‘settantottista’ non può riuscire ad arrivare a fine mese. Così non di rado si trova costretto a fare altri lavoretti. Pensa un po’, la propaganda contro i forestali per questo motivo è riuscita a dipingerci come furbetti”.
Invece il problema c’è, e grosso. “Il 70% della Sicilia è a rischio di desertificazione. E un altro 8,4% del territorio è classificato a rischio molto elevato di dissesto e di frane, centinaia di migliaia di siciliani vivono con questa spada di Damocle sulla testa”. Ci sono altri numeri che parlano chiaro: “In Sicilia la percentuale di territorio coperto da foreste si ferma all’11% – precisa Carramusa – mentre l’indice di boscosità in Italia è del 34-38%, e in Europa del 40%. Sul piano planetario la copertura forestale equivale al 32% delle terre emerse”. Un’isola senza boschi a sufficienza, con tutto quello che ne consegue. “Bisognerebbe ampliare la superficie forestale, almeno raddoppiarla in un ventennio, attraverso espropri, occupazioni temporanee, anche con il concorso dei privati”. Invece si lascia che tutto vada in malora, ci sono sempre meno torrette, importantissime per avvistare gli incendi, e per giunta restano sguarnite, mentre le squadre antincendio sono ormai decimate.
Occorre tutelare un territorio in cima alle tristi classifiche del numero di incendi e superfici bruciate anche sul piano giudiziario. Carramusa ricorda che cinque anni fa fu fatta una richiesta formale alle procure dell’isola, firmata da Coordinamento Salviamo Boschi Sicilia, Italia Nostra, Wwf, Legambiente, Lipu e Flai Cgil regionale, per chiedere alle autorità l’istituzione di nuclei investigativi interforze, e pool di magistrati specializzati nelle indagini su quell’autentica piaga che sono gli incendi boschivi. Che fine ha fatto quella lettera?”. Intanto la desertificazione avanza, in una terra che era verdissima fin dall’antichità ma che è stata sfruttata senza requie dagli uomini.
