Ha destato un certo scandalo l’incontro a Bruxelles tra una delegazione di taleban e funzionari europei con lo scopo di accelerare i rimpatri dai paesi Ue verso l’Afghanistan. Nonostante le proteste – la Federazione internazionale per i diritti umani (Fidh) aveva presentato denuncia alla Procura federale belga, chiedendo l’arresto dei taleban, mentre per Amnesty International cooperare sui rimpatri verso l’Afghanistan disattende il principio di “non-refoulement” – la Commissione e 15 Paesi membri, guidati dalla Svezia, hanno ospitato cinque rappresentanti islamisti, grazie a visti validi 24 ore solo per il Belgio.

La riunione è avvenuta con soli tecnici, nel tentativo di rimarcare che né l’Ue né gli Stati membri riconoscono il regime di Kabul. Ma il proposito di creare le condizioni per i rimpatri degli afghani espulsi dal territorio Ue (ostacolati dall’assenza di un accordo quadro) era stato indicato, a ottobre scorso, da 20 governi europei, tra cui l’Italia, e funzionari europei si erano recati a Kabul in gennaio.

Secondo il rapporto annuale dell’Euaa -Agenzia Ue per l’asilo, nel 2025 gli afghani costituivano il maggior numero di domande nell’Ue allargata (a Svizzera e Norvegia): 117mila (14% del totale, + 33% sul 2024).

Il cinismo comunitario verso le afghane e gli afghani – che lunga guerra ha fatto l’Occidente per liberarli dal giogo dei talebani …- va di pari passo con l’evidente affermazione in sede europea dei talebani della remigrazione. Difficile non vedere una vittoria dell’Afd, di Vannacci e della stessa Meloni nell’approvazione della nuova bozza di Regolamento sui rimpatri che, con numerose modifiche peggiorative alla proposta della Commissione, dovrà istituire un sistema comune per il rimpatrio dei cittadini irregolari nell’Unione, abrogando la precedente direttiva 2008/115/CE.

Non a caso la maggioranza formata dai popolari con l’estrema destra, che ormai caratterizza tutte le decisioni del Parlamento europeo in materia di immigrazione e asilo, ha accolto il voto con applausi scroscianti. L’amplissima maggioranza di 418 voti a favore (218 contro e 30 astenuti) comprende l’estrema destra e la destra – dal gruppo delle Nazioni sovrane europee (Esn) dove siede Vannacci, a quello dei Conservatori e Riformisti europei (Ecr), dove siedono Fratelli d’Italia – e tutto il Partito popolare europeo, di cui fa parte Forza Italia. Prima di entrare in vigore, il nuovo testo dovrà essere adottato dal Consiglio europeo e pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Ue.

Per dare effettività alle decisioni di rimpatrio, che oggi rimangono sulla carta nel 70-80% dei casi, il nuovo Regolamento estende i casi di trattenimento per prevenire il rischio di fuga, inventando nuovi obblighi a carico delle persone irregolari. Si prevede così, oltre all’obbligo di fornire i dati biometrici, il dovere di dare informazioni sui paesi terzi attraversati, di rimanere in un determinato luogo e a disposizione delle autorità durante l’intero corso delle procedure di rimpatrio, nonché di presentare richiesta alle autorità competenti dei paesi terzi, al fine di ottenere un documento di viaggio valido ai fini del rimpatrio. La detenzione amministrativa potrà durare fino a 24 mesi, con una possibile proroga per altri sei mesi.

Le nuove norme consentiranno trasferimenti forzati, esclusi i minori non accompagnati, verso un Paese terzo che accetta di accogliere la persona (i cosiddetti hub di rimpatrio). Si prevedono quindi futuri accordi con paesi extra-Ue, negoziati e finanziati dagli Stati membri, per il trasferimento delle persone, che verranno sottoposte alla giurisdizione del paese terzo. Non è di grande consolazione che questi nuovi accordi differiscano dal cosiddetto “modello Albania”, nel quale le persone rimangono sottoposte alla giurisdizione italiana, su cui il governo continua la sua propaganda sostenendo che troverebbe una base legale nel nuovo Regolamento europeo.

Le disposizioni su esecuzione delle misure di allontanamento, rischio di fuga, misure investigative, trattenimento amministrativo, alternative al trattenimento, mezzi di ricorso, effetti sospensivi, e mutuo riconoscimento delle decisioni di rimpatrio, si applicano a decorrere da un anno dopo la pubblicazione del Regolamento nella Gazzetta Ufficiale dell’Ue. Sembra dunque che entrino subito in vigore, con la pubblicazione, solo le norme sui processi di esternalizzazione delle procedure di rimpatrio, sugli accordi da stipulare con i paesi terzi, mentre resteranno ancora in vigore per un anno tutte le norme attuali sui trattenimenti e sui ricorsi, applicabili sul piano del diritto interno.

Particolarmente preoccupanti la cancellazione quasi totale della sospensione dell’esecuzione delle decisioni di rimpatrio, i termini molto brevi per i ricorsi, e il ruolo marginale lasciato ai controlli giurisdizonali.

Per le persone migranti in condizione di irregolarità sarà davvero “stato di polizia”, con una svolta autoritaria che riguarderà anche i cittadini solidali e tutti coloro che presteranno assistenza.