
Il periodo dal 2019 ad oggi è stato uno dei più complessi che il settore del commercio dell’automotive abbia mai attraversato. Sono stati anni in cui si sono sovrapposte crisi sanitarie ed economiche, mettendo a dura prova migliaia di lavoratrici e lavoratori e chiamando la Filcams Cgil a svolgere appieno il proprio ruolo di rappresentanza e di tutela dei lavoratori.
Quando ho iniziato a seguire il comparto dell’automotive, nessuno avrebbe potuto immaginare ciò che sarebbe accaduto di lì a poco. La pandemia ha improvvisamente fermato il Paese, chiudendo concessionarie e attività commerciali. Abbiamo dovuto costruire risposte nuove, confrontandoci quotidianamente con aziende e lavoratori per garantire sicurezza, continuità occupazionale e tutela del reddito.
Terminata la pandemia, il settore non è tornato alla normalità. Lo scenario è cambiato radicalmente: la crisi dei semiconduttori ha rallentato drasticamente la produzione automobilistica mondiale, provocando ritardi nelle consegne, crollo delle vendite, chiusure delle piccole-medie concessionarie, procedure di fusione e acquisizione tra grandi gruppi e operatori commerciali.
Vi è stato il progressivo disimpegno delle case madri nella gestione delle concessionarie e la loro cessione a gruppi privati, con la difficoltà a rapportarsi con soggetti nuovi non abituati alle relazioni sindacali. Ogni acquisizione ha portato con sé riorganizzazioni e accorpamenti, coinvolgendo centinaia di lavoratori sul territorio milanese.
Negli ultimi anni è emerso anche un altro elemento: il crescente peso del settore finanziario e dei servizi. Oggi la vendita del veicolo rappresenta solo una parte del business, ma non crea più marginalità. Finanziamenti, leasing, noleggio, assicurazioni e servizi collegati sono i componenti essenziali della redditività delle imprese. Ciò modifica profondamente l’organizzazione del lavoro, gli obiettivi commerciali, i sistemi incentivanti e le professionalità richieste. Dobbiamo saper leggere questi cambiamenti, comprendendone gli effetti sull’occupazione, sulle condizioni di lavoro e sulla qualità della prestazione lavorativa.
La Filcams ha sempre svolto al meglio il suo ruolo e su Milano i risultati si sono visti: dalla sindacalizzazione di nuove aziende alla sottoscrizione di contratti integrativi e accordi di smart working, che hanno tutelato e migliorato le condizioni di vita e di sicurezza dei dipendenti. Siamo entrati in settori strategici come quelli finanziari di gruppi come Volkswagen e Bmw, sottoscrivendo accordi di secondo livello per la prima volta nella storia di queste aziende.
Abbiamo affrontato numerose vertenze, dove non sempre siamo riusciti ad annullare gli effetti di processi economici che spesso vengono decisi lontano dai luoghi di lavoro, ma abbiamo dimostrato che l’iniziativa sindacale può migliorare concretamente le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori. Attraverso la contrattazione siamo riusciti a limitare gli impatti sociali delle riorganizzazioni, a difendere posti di lavoro e a costruire percorsi di ricollocazione.
C’è la conferma di una convinzione profonda: la Filcams è tanto più forte quanto più è collettiva. Le scelte migliori non nascono mai dall’iniziativa individuale ma dalla collegialità, dal confronto acceso, ma costruttivo, tra compagne e compagni che condividono valori, obiettivi e responsabilità. La partecipazione non rallenta le decisioni: le rende più solide, più autorevoli e più rappresentative.
Per questo il ruolo dei delegati sindacali continua ad essere fondamentale. Sono loro il primo presidio democratico nei luoghi di lavoro, il punto di riferimento dei lavoratori, il collegamento tra noi e le aziende. Senza una rete di rappresentanza diffusa e formata non avremmo mai affrontato le trasformazioni di questi anni e non potremmo guardare alle sfide di oggi.
La transizione ecologica e digitale rappresenta un’ulteriore sfida. L’elettrificazione, la digitalizzazione dei processi di vendita e assistenza, l’intelligenza artificiale e le nuove modalità di mobilità stanno cambiando rapidamente il settore. Sarebbe un grave errore lasciare che questa trasformazione venga governata solo dalle logiche del mercato e della massimizzazione del profitto. Il sindacato deve rivendicare un governo sociale della transizione, capace di coniugare innovazione, qualità del lavoro, formazione continua e difesa dell’occupazione.
Guardando a questi sette anni, il bilancio è fatto certamente di tensioni e difficoltà, ma anche di una grande crescita collettiva. Ogni vertenza affrontata, ogni accordo sottoscritto, ogni assemblea svolta e ogni delegata e delegato hanno contribuito a rafforzare la nostra organizzazione e la nostra capacità di rappresentanza e i nostri principi di partecipazione e collegialità. Perché dietro ogni automobile venduta ci sono donne e uomini che con il proprio lavoro producono ricchezza e che meritano dignità, tutele e giustizia sociale.
