In occasione della giornata internazionale per la lotta contro la droga, che ogni anno si celebra il 26 giugno, è stata presentata la diciassettesima edizione del Libro Bianco sulle droghe, curato da una rete di organizzazioni e associazioni di cui fa parte anche la Cgil. Il titolo scelto per questa edizione è “E non sono pazzi”: non lo sono i governanti, i decisori politici, c’è un disegno preciso nelle politiche e nelle scelte di questo governo ed è quello della guerra alla droga e del proibizionismo.

Il Libro Bianco, rapporto indipendente sugli effetti del testo unico sugli stupefacenti sul sistema penale, sul carcere, sui servizi, sulla salute delle persone che usano sostanze e sulla società tutta, come nelle precedenti edizioni, offre un bilancio degli effetti delle politiche sulle droghe nel nostro paese. Evidenziando, ancora una volta, come le politiche proibizioniste abbiano un effetto assolutamente negativo in termini di criminalizzazione, stigmatizzazione, patologizzazione delle persone che usano sostanze, sulla salute delle persone e sulla salute pubblica, oltre che sui servizi.

Vengono confermati i dati, allarmanti, con cui ci confrontiamo, inascoltati, da anni, sull’incidenza che le politiche proibizioniste sulle droghe hanno sul sistema carcerario. Dati che confermano ancora una volta come l’articolo 73 della legge 309/90 (il testo unico sulle droghe, la Iervolino Vassalli) rappresenti uno dei principali canali di ingresso in carcere. Complessivamente, il 33,9% della popolazione ristretta lo è per violazione di quella norma, e la percentuale italiana è quasi doppia rispetto alla media europea. Inoltre, continua a crescere il numero delle persone ristrette classificate come tossicodipendenti: persone che in carcere non dovrebbero stare.

E’ doveroso sottolineare come la repressione amministrativa continui a riguardare soprattutto persone che usano cannabis: nel 2025 sono stati segnalati 3.564 minori, il 97,1% appunto per possesso di cannabis.

Il Libro Bianco approfondisce poi, nella seconda parte, lo scenario internazionale, confermando come la guerra alla droga sia prima di tutto uno strumento di violazione dei diritti umani, inefficace per un governo serio del fenomeno, ma che si inserisce a pieno titolo nel caos globale che investe il nostro pianeta: strumento di politiche neocolonialiste, espressione della guerra del nord ricco contro il sud povero. La guerra alla droga, per esempio, alimenta la crisi climatica, con la deforestazione, quando servirebbe invece tutela ambientale.

I mercati illegali prosperano, si aggiornano, nuove sostanze, sempre più additive, vengono introdotte nel mercato, e la risposta resta sempre e solo quella repressiva del consumo, quando servirebbero politiche efficaci di riduzione del danno, di salute pubblica, di lotta alle disuguaglianze, di contrasto all’esclusione e alla marginalità.

Il Libro Bianco prova, come sempre, a fornire uno sguardo diverso, ad indicare una strada alternativa, che ponga al centro i diritti di tutte le persone, che si opponga alla deriva securitaria che questo governo ha imposto alle politiche sociali fin dal suo insediamento, al panpenalismo imperante.

Contro uno Stato che si configura ormai come Stato etico, è necessario superare la 309/90, fermare i decreti sicurezza, rafforzare i servizi, in un nuovo progetto di welfare sociale, pubblico e territoriale. Si torna, invece, oggi con rinnovato vigore, a parlare di completa eradicazione del consumo come soluzione del problema, di proibizionismo, di ‘tolleranza zero’, quando sappiamo come l’uso di sostanze psicotrope non sia necessariamente legato a situazioni problematiche, di marginalità, di disagio, che non è un comportamento, come si racconta, ineluttabilmente irreversibile che porta alla dipendenza e alla perdizione.

Servono politiche sulle droghe fondate sui diritti delle persone, sulla salute, sulle evidenze scientifiche. Il Libro Bianco raccoglie, per questo, in appendice le principali proposte legislative promosse dalla società civile per superare il modello proibizionista. Tra queste la depenalizzazione del consumo, la riforma del testo unico sugli stupefacenti, il rafforzamento delle misure alternative e delle politiche di riduzione del danno, la regolamentazione legale della cannabis, e la depenalizzazione della coltivazione per uso personale e in forma associata.

Un uso sicuro è possibile, ed è funzione delle politiche sulle droghe, che devono cambiare totalmente direzione: solo così potremo seriamente ragionare di diritti, di stato sociale equo e inclusivo, uscire dalle gabbie di uno Stato che sempre più si configura come etico, e che punisce tutti i comportamenti che ritiene non conformi. E dare stabilità ad un sistema di servizi orientato alla salute, al benessere, all’inclusione, alla partecipazione.

Il testo è scaricabile qui: https://www.fuoriluogo.it/pubblicazioni/libro-bianco-droghe/e-non-sono-pazzi-xvii-libro-bianco-sulle-droghe-2026/