Volutamente si ripropone un articolo scritto nel 2021 per i venti anni da Genova G8. In primo luogo, perché si ritiene che le cose dette allora rimangano valide oggi. In secondo luogo, perché qui mi preme ricordare e sottolineare un fatto, diciamo, di metodologia storica. Una semplice verità.

La verità è che agli eventi significativi, “storici” appunto, concorrono due dinamiche. La dinamica dei cosiddetti “gruppi dirigenti”. Gruppi, movimenti, partiti, personalità che organizzano, che danno indicazioni, da una parte. E, dall’altra, la dinamica della forza di massa, nonviolenta in questo caso, di persone, giovani e anziani, che si mobilitano, che partecipano. Molti anche spontaneamente, come protagonismo diffuso. Non come semplici comparse. Ma come ragioni e passioni che danno a questi eventi la qualità e la quantità dell’opposizione, della Resistenza al potere e al corso malvagio dei dominanti nel pianeta, e al contempo della rivendicazione di “un altro mondo possibile”. Della rivendicazione delle alternative possibili alle enormi ingiustizie sociali planetarie, al disastro ecologico-climatico e alla guerra.

Impressionante, straordinaria fu la partecipazione e grande fu il protagonismo di giovani e meno giovani a Genova. Come d’altra parte fu impressionante, straordinaria la partecipazione ai primi Forum Sociali Mondiali, da Porto Alegre 2001 in avanti.

Senonché il proscenio spesso è occupato da chi si pone alla testa, dal protagonismo dei “gruppi dirigenti”. Protagonismo molto alimentato dal sistema mediatico dominante, il quale predilige questo modo di procedere. Nel teatrino della politica e nel teatrino dei movimenti. Con immancabile retorica, metafisica, ritualità, reducismo ecc.

Allora, nel 2001, all’ordine del giorno c’erano le alternative alla globalizzazione neoliberista e c’erano le alternative alle diseguaglianze, alla fame, alla povertà, alla frattura Nord Globale e Sud Globale ecc. Tutto ciò già al centro e all’ordine del giorno del movimento altermondialista nel primo Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre del gennaio 2001.

Nel settembre 2001 con le Torri Gemelle a New York e con la volontà Usa della guerra infinita e permanente si apriva il processo storico della guerra come aspetto sostanziale e per niente accidentale del mondo unipolare a egemonia Usa. L’egemonia Usa, con l’Occidente collettivo come alleato-subalterno. Era quello il mondo unipolare scaturito a seguito del crollo del socialismo reale e dell’Urss come stato-nazione.

Non fu la “fine della storia”, come ci si illudeva, dal 1989-1991 in avanti. Ma fu proprio l’inizio del mondo unipolare e del “controllo militare del pianeta” (Samir Amin) e quindi di un’altra epoca di conflitti, di guerre. La geopolitica a cui si cercava e si cerca di opporre un mondo multipolare che a fatica si delinea. Ma che non riesce a fermare la tendenza alla guerra come soluzione dei dominanti mondiali alle prese con le crisi e con i problemi del sistema mondiale. È la tendenza della “terza guerra mondiale a pezzi”, come lucidamente denominava papa Francesco.

Per riassumere l’aggiornamento dal 2021 a oggi:

1 La giustizia sociale. Ogni anno la Ong Oxfam ci fornisce il rapporto nel quale testimonia l’aumento impressionante delle diseguglianze nel mondo.

2 La giustizia ecologico-climatica. La tendenza al riscaldamento globale non si ferma. E ciò causa disastri ambientali enormi che colpiscono soprattutto la popolazione più povera del pianeta.

3 La guerra e l’economia di guerra. L’Occidente collettivo tende a ridursi alla sola alleanza militare Nato e l’Europa alla guerrafondaia “Commissione Ue”, a guida Ursula von der Leyen e Kaja Kallas. Le élite mondiali pensano realmente che l’economia di guerra, il finanziamento del vorace complesso militare-industriale, costituisca un modo per riavviare il ciclo capitalistico di sviluppo.

4 Il fervore, la voglia di riattivarsi di migliaia di persone, di molte compagne e di molti compagni fattisi vivi a seguito dei fatti di Genova, all’inizio fu grande. Molti dibattiti, molti gruppi di lavoro. Poi un lento, inesorabile venir meno, un lento dileguarsi.

‘Partitisti’ e ‘movimentisti’ dibattono, spesso si scontrano. La soluzione è difficile a trovarsi. Ma questa è materia di un altro discorso da svolgere in altra sede e in altro tempo.

Di seguito l’articolo in questione.

Il movimento altermondialista e le vicende di Genova G8. Le necessarie riflessioni a venti anni dagli eventi.

I.

Scrivevo nell’articolo dedicato ai vent’anni del Forum Sociale Mondiale e del movimento altermondialista (vedi in www.giorgioriolo.it), che si possono avere due modalità.

Una è la semplice rievocazione. L’altra modalità è invece quello di cogliere l’occasione per riflettere alla luce dei due decenni trascorsi. Per progettare, per costruire alternative al corso dominante nel pianeta.

Processo che necessariamente abbisogna il tempo lungo, tipico delle costruzioni storiche non effimere. Nel nostro caso, per non cadere nella strategia dei dominanti, i quali con la feroce repressione, come avvenuto nei giorni di luglio 2001 a Genova, miravano a bloccare il processo e a cacciare indietro il movimento.

II.

Perché la straordinaria esperienza del G8 di Genova? La chiamata, il proposito di andare a Genova per contestare il vertice dei potenti, non fu casuale. Fu un passaggio nel processo del risveglio a metà anni Novanta dei movimenti antisistemici.

Soggetti e correnti del movimento del lavoro, operaio e contadino, del movimento ambientalista, del movimento pacifista, del movimento femminista, del movimento dei popoli indigeni, del movimento dei diritti civili, del movimento del solidarismo, religioso e laico, ecc. cominciarono a collaborare. Tutto ciò sfocerà nella protesta al vertice del Wto a Seattle di fine 1999 e poi nella costruzione delle alternative al sistema con il Forum Sociale Mondiale, a cominciare dal Fsm di Porto Alegre di gennaio 2001.

Genova non avrebbe avuta quella straordinaria partecipazione se prima non si fosse svolto il Fsm di Porto Alegre. Sulla spinta di quel evento impressionante, nei mesi dal gennaio 2001 fino al luglio 2001 si tennero numerose e partecipate assemblee di analisi del Fsm, da una parte, e di preparazione quindi a Genova G8, dall’altra.

Senonché a tante assemblee vi partecipavano anche alcuni funzionari della Digos. A uno di loro che si fermò a parlarmi, dopo una di queste assemblee, chiesi perché si voleva “appiattire” una mobilitazione di popolo, pacifica e così profonda di contenuti, riconosciuti come notevoli questi contenuti dal funzionario stesso, e farne solo una “questione di ordine pubblico”. “Ordini dall’alto, per evitare disordini”. Fu la risposta.

Poi capimmo molto bene cosa ciò significava.

Il Genoa Social Forum e i vari organismi che si mobilitarono per l’evento organizzarono conferenze e dibattiti sui contenuti prima delle giornate fatidiche dal 19 al 22 luglio. Poi tutto precipitato nello stato d’eccezione che si creò volutamente. Con l’azione repressiva dei cortei di inaudita violenza a opera dei vari apparati repressivi dello Stato. Con la modalità tipica in quell’occasione.

L’uso strumentale dei cosiddetti Black Bloc e di gruppi mai visti nelle mobilitazioni, inspiegabilmente non intercettati nei giorni precedenti dalla stretta sorveglianza nell’arrivo a Genova. Queste attività di detti soggetti nei cortei come giustificazione per cariche e violenze compiute contro persone inermi.

Nella mente della catena di comando, dal livello politico italiano (Fini presente a Genova) al livello dei singoli comandi delle forze repressive, l’occasione per dare una lezione definitiva a un movimento, a ragione ritenuto pericoloso per il sistema.

Il culmine di questa esibizione della faccia feroce ed eversiva dello Stato furono i criminali pestaggi nella caserma di Bolzaneto e nella macelleria messicana operata alla scuola Diaz. Con l’uccisione di Carlo Giuliani in piazza Alimonda come tragico suggello di questo incredibile, quasi surreale, spettacolo di efferatezze.

III.

Il problema per chi ha compiuto quelle violenze è stato che quell’evento alla fine è risultato uno degli eventi più fotografati, più filmati, più testimoniati della storia. Vero problema, saltati tutti i tentativi di creare false prove per giustificare i comportamenti e per scagionare esponenti delle forze dell’ordine palesemente colti in flagranza di reato.

La verità giornalistica e storica e la verità giudiziaria, grazie anche al lavoro di squadre di avvocati e di esperti di vari campi, vicini al movimento altermondialista, alla fine sono emerse.

Fermo restando che molti capi e funzionari di detti apparati, giudicati colpevoli nelle varie sentenze di vario grado, la “eterna continuità dello Stato”, ma anche “l’eterno fascismo italiano”, l’eterna impunibilità di dirigenti del molto avariato Stato italiano, addirittura sono stati promossi e hanno continuato il normale, tipico ‘cursus honorum’ della vera casta di intoccabili.

IV.

1 Genova G8 costituì un vero e proprio shock. Nelle attività di movimento, successive a luglio 2001, si ritrovarono, e ritrovammo, molti attivisti e militanti, molte semplici persone, che non vedevamo da molto tempo. Un rinnovato protagonismo si palesò.

2 La ragione e la passione sono necessarie, ma non sufficienti. Per dare continuità a questa grande cosa che pensammo, vale a dire “un altro mondo possibile”, occorreva e occorre comunque “forza” e “organizzazione”.

3 Senza riforma degli apparati dello Stato, senza la ferrea selezione dei dirigenti, ricadiamo nella condizione dell’anomalia italiana. “Cultura” e “Costituzione”. Ma anche l’antropologia di chi ha la divisa e si sente intoccabile.

4 “Eterno fascismo italiano”, “sovversivismo delle classi dominanti”, “spagnolismo”. Potere “con qualunque mezzo possibile”. “Todo modo” (Leonardo Sciascia), e “Io so, ma non ho le prove” di Pier Paolo Pasolini.