Sono passati dodici anni da quando la Regione Lazio, con la legge regionale 7/2014, decideva di intestarsi la proprietà dell’ex ospedale Forlanini, togliendolo al Servizio sanitario nazionale, pur essendo attivi importanti servizi come, ad esempio, medicina nucleare e chirurgia toracica che saranno poi trasferiti, dopo anni e con danno economico, all’Azienda San Camillo Forlanini.

La lotta di cittadini, associazioni, comitati e professionisti della sanità pubblica non è venuta mai meno fin dalla data della decisione di chiusura del Forlanini, nel 2008. Questo ha contribuito a fermare il tentativo di vendita dell’ex ospedale – ricorso al Tar del Lazio – e ad aprire una fase di confronto tra Cgil e il Coordinamento delle associazioni con la Regione Lazio, per restituire alla città questo importante patrimonio con servizi sanitari e sociali. In quella fase erano state accolte alcune prime proposte (due Rsa da 40 posti letto e una Casa della Salute), per le quali erano state individuate le necessarie risorse economiche e preparati i piani di fattibilità. Tuttavia quel confronto è stato poi interrotto e mai più ripreso senza alcuna motivazione.

Sono invece trascorsi due anni e mezzo dalla stipula di un “Protocollo d’intenti tra il governo italiano ed il Vaticano” per il trasferimento dell’ospedale Bambino Gesù al Forlanini. Un protocollo di cui, ad oggi, si conosce solo il comunicato stampa dei firmatari. Un atto che segnala chiaramente come un governo che temporaneamente amministra un Paese si consideri il “proprietario” di un bene comune, tanto da poterlo cedere ad un privato (e in questo caso ad un altro Stato estero) senza renderne prima conto ai cittadini e alle loro rappresentanze.

E così pure come un sindaco ed un presidente di Regione, che partecipano a quell’evento con sorrisi e strette di mano, come fossero ad una festa e non – il sindaco – al passaggio di un pezzo della città ad un altro Stato (il Forlanini ha un’estensione come la metà della Città del Vaticano), e alla costruzione di un ospedale privato (con soldi pubblici) invece di un Forlanini restituito alla città con servizi sanitari pubblici, come aveva promesso in campagna elettorale l’attuale presidente regionale.

Oggi la lotta per il Forlanini non si ferma ma si rilancia. Perché non è solo la lotta per il recupero di un immobile bene comune importante, ma è la stessa lotta che in tanti stiamo facendo raccogliendo firme su una proposta di legge di iniziativa popolare per rilanciare la sanità pubblica ridotta allo stremo da una politica che ha spostato risorse verso il privato, con le conseguenze che tanti cittadini misurano sulla propria pelle.

Il 26 febbraio scorso la Cgil di Roma e del Lazio ha promosso una assemblea pubblica invitando tutte le associazioni, i comitati, cittadini, partiti politici, professionisti della sanità e del sociale per costruire insieme una proposta per il rilancio del Forlanini. E’ stata un’assemblea partecipata e plurale nella quale tutti hanno condiviso la proposta della Cgil di un percorso per la definizione di una proposta unitaria, e che ha visto la nascita di un coordinamento unitario “Insieme per il Forlanini”.

Da incontri successivi è nata una proposta organica per il rilancio del Forlanini: ospitare la cittadella della salute territoriale: riallocare al suo interno i servizi (Csm, Dsm, Dip. prevenzione, Casa della comunità) di strutture oggi in affitto per centinaia di migliaia di euro; Rsa pubblica al servizio del territorio; realizzare un centro di riabilitazione pubblica; realizzare un polo pediatrico pubblico d’eccellenza per supportare la pediatria territoriale con strutture, strumentazioni, idonei servizi oggi inesistenti; costruire una Casa del bambino, del genitore e dell’anziano, per sostenere il percorso di salute di un familiare fermando chi lucra sul “turismo sanitario”; aprire alla cittadinanza i due teatri, il museo e il grande parco.

Su queste proposte il 30 giugno scorso, pur nella morsa del caldo che stiamo vivendo, “Insieme per il Forlanini” ha organizzato una prima assemblea pubblica al Teatro Porta Portese, nel XII Municipio. Un’assemblea molto partecipata in cui hanno portato il loro importante contributo il senatore Andrea Crisanti, l’onorevole Francesco Silvestri, la Cgil Camera del Lavoro Roma Col, il professor Sandro Petrolati, il professor Riccardo Fatarella e diversi rappresentanti di partiti (Sinistra Italiana, M5S, Prc, Marco Miccoli per il circolo Pd Donna Olimpia), il presidente del XII municipio e le associazioni.

La nostra battaglia continua. Agli indecisi, a chi è ancora incerto diciamo: il tempo è ora, non aspettiamo che altri decidano per noi!