Il 14 luglio scorso oltre 300 persone, in rappresentanza delle 16 realtà aderenti all’‘Alleanza per l’articolo 27’, insieme a personalità del mondo accademico, dell’arte, dello spettacolo e delle istituzioni, hanno fatto visita a 34 istituti penitenziari. La rete è nata, dopo l’assemblea del 6 febbraio, con l’impegno delle associazioni promotrici sui temi dell’esecuzione penale, del carcere e dei diritti delle persone private della libertà, per denunciare le condizioni ormai disastrose in cui versano gli istituti penitenziari, per provare a trovare risposte a una situazione insostenibile: risposte nel segno della clemenza, nel rispetto del dettato costituzionale.
Le visite hanno confermato la situazione di estrema preoccupazione, per il sovraffollamento che ormai ha raggiunto il 140%, con una crescita di oltre il 6% sullo scorso anno, e per le condizioni lesive della dignità e del rispetto dei diritti fondamentali della persona in cui avviene la detenzione. Istituti fatiscenti, mancanza di opportunità di socializzazione, di lavoro, di formazione. Celle invase da parassiti, da muffa, dove si è costretti ad espletare i propri bisogni fisiologici senza un minimo di privacy; spazi destinati alle attività comuni ormai inutilizzabili perché occupati per accogliere il sovrannumero di persone ristrette.
Una situazione che contraddice il dettato costituzionale, l’articolo 27, comma tre, che attribuisce alle pene un carattere educativo e socializzante. Ed è per le condizioni in cui le persone sono costrette ad espiare la pena che, chi esce dal carcere, spesso esce peggiore di quando ci è entrato. I numeri già alti della recidiva paiono tristemente destinati ad aumentare, quando i dati ufficiali dimostrano che istruzione, formazione, lavoro la abbattono in maniera assolutamente rilevante.
Indispensabile quindi, con iniziative come questa, portare sempre più a conoscenza di tutti la situazione drammatica, e richiamare la politica alle proprie responsabilità: sono persone affidate allo Stato, che si deve prendere cura di loro, per fare in modo che si concretizzi quanto la nostra Costituzione sancisce. Soprattutto oggi, in una fase in cui il giustizialismo e il panpenalismo sono alimentati dalle scelte e dai provvedimenti del governo, che sempre più cerca consenso, alimentando paure e conflitti, creando nemici. Da un’informazione che parla agli istinti e non alla ragione: fatti recenti di cronaca sono qui a dimostrarlo, sfruttati per ottenere facili e irrazionali consensi, creando mostri o eroi a seconda della convenienza. Basti pensare a come vengono narrati i giovani, etichettati come ‘maranza’: l’unica risposta data è stata quella di abbassare l’età per perseguirli penalmente, invece di investire in politiche sociali e lavoro. Secondo i dati, i reati commessi sono diminuiti, ma sono aumentate le fattispecie (55 nuovi reati, 60 nuove aggravanti, 65 inasprimenti di pene già previste) e le presenze in carcere, proprio in conseguenza delle politiche che criminalizzano comportamenti che non si configurano come reati e che rispondono al disagio esclusivamente in termini punitivi.
Nelle celle c’è una umanità disperata, frutto delle strette securitarie di questo governo: detenuti ammassati, che trascorrono un tempo vuoto e senza senso, spesso in compagnia di topi e cimici.
Una delegazione, di cui facevano parte compagni della Camera del Lavoro, ha fatto visita agli istituti di Milano, comune che ‘ospita’ il maggior numero di carceri, quattro, e il numero più alto di persone detenute, più di 4mila. Nell’Istituto Penale per Minori Beccaria, visitato il 13 luglio, per consentire la presenza dell’Arcivescovo, la situazione si conferma drammatica. Accanto alle condizioni più che fatiscenti di molti spazi e al sovraffollamento, va messo in evidenza che, dei 55 presenti, solo 8 hanno una pena definitiva; 47 si trovano in custodia cautelare in virtù delle scelte scellerate del governo, a partire dal Decreto Caivano.
Le condizioni non sono migliori nelle carceri per adulti. San Vittore è il secondo carcere più sovraffollato del Paese. Negli Istituti si registra un caldo atroce, carenza di acqua e di ventilatori, che molte volte sono a pagamento, carenze strutturali, elevato consumo di psicofarmaci, enormi difficoltà nel conoscere e rendere esigibili i propri diritti. Una situazione insostenibile: fa stare male i detenuti e gli operatori che ci lavorano, che, oltretutto, si trovano in drammatico e permanente sotto organico.
Le risposte possibili già ci sono: intervenire sugli sconti di pena, ricorrere in maniera seria e concreta alle misure alternative, alle case territoriali di reinserimento sociale, depenalizzare alcuni reati, che non si configurano come tali, intervenire sulla normativa sulle droghe e legalizzare la cannabis. Necessari provvedimenti di clemenza. Risposte che sarebbero immediatamente praticabili: serve la volontà politica di farlo.
La mobilitazione proseguirà nei prossimi mesi per spingere la politica a fare sul carcere le scelte indispensabili in uno Stato democratico e di diritto.