
Camini e Isola di Capo Rizzuto in Calabria, San Sebastiano da Po in Piemonte, San Giuseppe Jato e Belpasso in Sicilia, Casal di Principe e Teano in Campania, Spino d’Adda in Lombardia, Suvignano e Quarrata in Toscana. Sono solo alcuni dei tanti luoghi in cui si stanno svolgendo i campi antimafia di Libera, Arci e dell’associazione ‘Una casa anche per te’, a cui partecipano anche i volontari del sindacato pensionati della Cgil.
I campi di impegno e formazione di Libera nascono nel 2005. In quello stesso anno anche Arci costruisce la sua proposta formativa estiva rivolta ai giovani sui temi della cittadinanza e dell’antimafia sociale. Anno dopo anno le esperienze si sono consolidate e trasformate. Oggi ad animare il territorio nazionale da Nord a Sud è soprattutto Libera con i campi di ‘E!state Liberi!’ che rappresentano per tante ragazze e ragazzi una proposta formativa importante e significativa in un’epoca in cui individualismo e solitudine la fanno da padrone.
‘E!State Liberi!’ è un progetto finalizzato alla valorizzazione e alla promozione del riutilizzo sociale dei beni confiscati e sequestrati alle mafie e alla formazione sui temi dell’antimafia sociale, della democrazia, della legalità come giustizia sociale. Anche Arci continua ad animare alcuni campi come quelli in Puglia e Toscana. Ma c’è anche l’associazione ‘Una casa anche per te’ che promuove i campi in uno dei beni confiscati più grandi d’Italia, la tenuta di Spino d’Adda in provincia di Cremona.
I pensionati della Cgil partecipano per la prima volta in via sperimentale ai campi nel 2005. La partecipazione diventa strutturata e stabile a partire dal 2011. Da allora il coinvolgimento e l’entusiasmo delle volontarie e dei volontari dello Spi Cgil è cresciuto, come è cresciuta la consapevolezza con cui affrontare un’esperienza di impegno e formazione e la capacità di costruire percorsi condivisi durante i campi a partire da temi comuni come la democrazia, la Costituzione, il sindacato, i diritti, la legalità.
Anno dopo anno i campi sono diventati per il sindacato dei pensionati della Cgil sempre più uno spazio di trasformazione sociale, un’occasione per fare rete sul territorio, una dimensione in cui costruire progetti condivisi, uno spazio politico di pratica sindacale, democratica e partecipativa. Uno dei tasselli dell’articolata attività dello Spi sui temi della legalità.
Sono circa duecentocinquanta le volontarie e i volontari dello Spi Cgil che si cimentano ogni estate con le attività dei campi, dando supporto alle cooperative, fornendo idee concrete, sostegno logistico e organizzativo, aiuto in cucina, affiancando i formatori nelle attività di approfondimento e di riflessione e confronto pensate con e per i ragazzi. Anche il dizionario ‘L’antimafia parola per parola. Conoscere per resistere’ – che lo Spi Cgil ha realizzato lo scorso anno insieme alla Rete degli studenti medi e all’Unione degli universitari – rappresenta un’occasione formativa condivisa importante e fornisce spunti di riflessione e di elaborazione di laboratori e momenti di approfondimento anche durante i campi.
Le volontarie e i volontari che ogni anno decidono di dedicare del tempo ai campi sono la dimostrazione che il dialogo intergenerazionale è una dimensione della pratica politica che unisce il terzo settore impegnato nell’antimafia sociale e il sindacato e che va promossa e sostenuta prima, durante e dopo i campi.
I campi oltre i campi, dunque, grazie al lavoro congiunto che Spi Cgil e Libera in primis, ma non solo, conducono ormai insieme da anni anche nell’attività di supporto e sostegno delle attività delle tante e coraggiose cooperative che operano sui beni confiscati alle mafie e dentro quei progetti comuni che prendono vita proprio sul territorio.
Oggi in Italia le esperienze di riuso sociale dei beni confiscati sono 1.332. Ma molte ancora se ne potrebbero attivare e tante hanno bisogno di supporto e di risorse.
Per questo lo Spi, insieme alla Cgil, ha aderito e sostenuto la campagna “Diamo linfa al bene” promossa da Libera per chiedere che il due per cento del Fondo unico giustizia venga destinato proprio alla valorizzazione delle esperienze di riuso sociale dei beni confiscati.
I campi, dunque, come strumento sindacale a tutti gli effetti, uno spazio politico di prossimità e di intergenerazionalità, un modello di azione politica e di dialogo con il mondo esterno. Uno spazio in cui il sindacato può agire da enzima, lavorando in rete. Uno spazio di condivisione e contaminazione, di ascolto e di apertura, verso le nuove generazioni e non solo.
