
Giancarlo Berardi, Ivo Milazzo, ‘Ken Parker’: “Sciopero”, Sergio Bonelli Editore (ISBN 9791256292240), pag. 208, euro 25.
Mi permetto di consigliare l’acquisto di un fumetto: “Sciopero” della serie ‘Ken Parker’, episodio sceneggiato e disegnato dagli ideatori della serie, Giancarlo Berardi (sceneggiatore) e Ivo Milazzo (disegnatore) pubblicato per la prima volta nell’aprile del 1984, all’interno di una collana il cui primo numero era uscito nelle edicole a giugno 1977 per l’Editoriale Cepim, al prezzo di 350 lire (“Sciopero” ne era l’episodio 58, ma costava già 1000 lire!). Con il numero successivo, il 59, ‘Ken Parker’, avrebbe cessato le pubblicazioni. ‘Ken Parker’ è poi arrivato nella sua lunga e travagliata vita editoriale fino al 2016, con 92 tra episodi e storie brevi.
A maggio scorso, “Sciopero” è stato riedito da Sergio Bonelli editore, in una edizione da libreria, mentre da aprile dell’anno scorso l’intera saga (ristampa cronologica) è di nuovo a cadenza mensile in edicola al prezzo di 7,90 euro a volumetto.
La narrazione degli episodi precedenti ci consegnava una vicenda umana drammatica, nella quale il personaggio principale maturava una sempre più forte personalità. Ken Parker, ex cacciatore di pellicce dopo una lunga e travagliata vicenda (dipanatasi per sette anni negli episodi 1-54) che lo aveva portato in tutto l’Ovest americano, si era trasferito nell’Est per fare il detective privato assunto dalla Pinkerton. (Gli agenti della Pinkerton, “in origine erano detective privati; ma divennero ben presto sostenitori salariati dei capitalisti e poi finirono per essere i mercenari dell’oligarchia”, come scrisse nel 1908 Jack London -1876-1916 – ne “Il tallone di ferro”).
Qui comincia “Sciopero” la cui trama ruota, negli Stati uniti di fine Ottocento, intorno alle condizioni di lavoro bestiali in una fabbrica tessile, nel clima da caserma che regna nei luoghi di lavoro (così ben tratteggiato da Marx nel libro I de “Il Capitale”, e da Engels nel suo “Le condizioni della classe operaia in Inghilterra”), nell’esplodere dell’odio dei capitalisti e dei loro lacchè verso gli organizzatori sindacali e i socialisti.
Gli appassionati di cinema vi ritroveranno le atmosfere de “I cospiratori” (“The Molly Maguires”) di Martin Ritt, film uscito nel 1970 che narra la vita e le lotte dei minatori irlandesi in una miniera americana tra la fine della guerra di Secessione e gli anni ‘80 dell’Ottocento. La pellicola, cui “Sciopero” deve alcuni elementi della trama, aveva tra i suoi protagonisti Sean Connery e Richard Harris.
Non sfugge nemmeno il richiamo all’italianissimo “I compagni” (1963) di Mario Monicelli, protagonisti Mastroianni, Salvatori e Annie Girardot, cui “Sciopero” rimanda per la vita di fabbrica e per la coralità delle scene di massa, compresa quella definitiva nella quale Ken Parker cambierà, con una scelta improvvisa e violenta ma profonda, tutta la sua vita.
Nel dipanarsi della storia, disegnata con un tratto nervoso e semplice, di grande impatto espressivo, tipico di Milazzo, emerge lo spessore psicologico dei personaggi, sia buoni che cattivi, tratteggiati mirabilmente da Bernardi. La vicenda ha un “ritmo” che non rallenta neppure nei momenti didascalico-riflessivi come quello in cui, nel giro di due paginette, il protagonista cerca di capire il testo de “Il capitale” e l’operaio socialista gli spiega semplificando la teoria del plusvalore.
La copertina dell’albo – la stessa anche nelle successive edizioni – parla da sé, ispirata ad un quadro dell’Ottocento italiano che fa parte della iconografia della sinistra: “Il Quarto stato” di Giuseppe Pelizza da Volpedo (1868-1907).
Sarà una buona lettura per lettori e lettrici cresciuti negli anni ‘50 e ‘60 con gli albetti delle Edizioni Araldo, ma anche per chi è cresciuto con i comic Marvel e DC Comics e per chi è venuto su coi manga. Potrà esserla anche per chi di fumetti è digiuno.
Per chi fosse interessato, è facile trovare ‘Ken Parker’ in una delle sue innumerevoli edizioni nelle fumetterie e nelle librerie. È stato più volte ristampato ed è di facile reperibilità. Evitate la prima edizione o le edizioni di lusso, ormai troppo care per un salario medio. Anche se ormai anche i fumetti venduti in edicola hanno un prezzo di copertina dieci volte tanto rispetto a quaranta anni fa!
