
Dopo una malattia che intimamente combatteva ed apparentemente ignorava da ormai qualche anno, continuando la ridda di viaggi, concerti, spettacoli, conferenze, libri, film, radio … e quanto la sua natura coltissima ed eclettica gli suggeriva, David Riondino è morto alla fine del marzo scorso. Aveva 73 anni, intensissimamente vissuti in una vita di militanza artistica ed ancora di più in un’attività mentale di studio, riflessione e creazione che mai un attimo si era riposata.
Non posso dire di essere stato un suo intimo, ma negli ultimi quindici anni si era sviluppata fra noi un’amicizia ed una confidenza per la quale usavamo mandarci con una certa costanza abbozzi e pezzi di progetti da sviluppare. Questa pubblicazione non è concepita come ritratti postumi di grandi artisti, ma come dei consigli di ascolto (e magari di acquisto) di opere musicali … ecco, io vorrei usarla per invitarvi all’ascolto dei dischi di Riondino.
Lui in qualche modo rappresenta un paradosso della nostra cultura: molto conosciuta la sua figura, perché fra gli anni ottanta e novanta era spesso in Tv (in particolare nel Maurizio Costanzo Show, ricordate il finto menestrello brasiliano João Mesquinho, che aveva sempre una canzone su qualsivoglia argomento?), ma il meglio del suo lavoro – che secondo me è rappresentato dai suoi dischi e dagli spettacoli di teatro-canzone – è ignorato dai più.
Qualche settimana fa è uscito “Non svegliate l’amore” per l’indomito editore SquiLibri che continua a praticare la grande intuizione che i Cd – esaurita la loro funzione piattamente commerciale – sono libri cantati e devono essere trattati con tutto il rispetto che si deve alle opere fatte per durare. Dunque, libretto curatissimo dal punto di vista dell’impaginazione, le immagini originali che disegnano una vera controscena pittorica alla musica, foto belle e rare, lunghi racconti che correlano i testi delle canzoni: un’operazione che vale l’acquisto già solo per il libretto e la confezione (al prezzo ragionevolissimo di 24 euro).
Il Cd vero e proprio è poi un capolavoro, un’impresa grandiosa e umile al contempo: la versione cantata di due libri della Bibbia, che non sono solo (e mi permetto di dire, neppure principalmente) testi sacri, ma sublime poesia che può rischiarare ogni tempo. Si tratta del “Cantico dei cantici” e delle “Ecclesiaste”, testo erotico il primo ed esistenziale il secondo, trionfo sensuale e vitalistico l’uno, riflessione disperata sul tempo l’altra.
David ha tratto da queste due opere davvero eterne – fra il serio ed il faceto potremmo dire che occupano gli scaffali dell’umanità da migliaia di anni – 14 brani che danno luce e fruibilità nuova al classico fra i classici per antonomasia. Il punto di partenza per questa bizzarra ispirazione era stata la traduzione-riscrittura che un altro poeta estraneo ad ogni corrente o combriccola letteraria, Guido Ceronetti, aveva fatto dei testi biblici. Sulla base di quelle traduzioni, Riondino si era lanciato nella composizione di splendide canzoni, trovando melodie davvero senza tempo, eppure all’apparenza semplici, scorrevoli, esaltanti, pienamente consapevoli della storia della grande canzone d’autore nella quale si collocavano.
Indubitabilmente nel farle l’ispirazione era venuta anche da quello che considero uno degli album più belli di Fabrizio de André (non dimentichiamo che Riondino ai suoi esordi aveva fatto parte della leggendaria tournée con la Premiata Forneria Marconi alla fine degli anni settanta) “La Buona Novella”. Penso che un validissimo progetto di avvicinamento laico alla Bibbia potrebbe passare per la proposizione nelle scuole dell’Antico Testamento cantato da Riondino e del Nuovo cantato da de André.
David aveva pronte decine e decine di brani inediti, belli, originali, divertentissimi dei quali potete comunque trovare qualche traccia su YouTube: ‘La ragazza di Kobane’, ‘Riformate il diritto di famiglia’, ‘Anita’ che rilegge il mito dell’eroina dal risorgimento alla resistenza ai migranti, ‘La riviera dei fantasmi’, ultimo capolavoro sui massacri dei palestinesi a Gaza presentato allo scorso Premio Tenco. Invece, ha preferito concentrare i suoi ultimi sforzi su questi brani, che aveva già inciso in una versione che non lo soddisfaceva più nel lontano 1992, che sono altrettante riflessioni sull’eternità della passione e del dolore.
A noi tutti di riscoprire uno dei più grandi poeti della canzone e non solo, andando ad ascoltare questo e poi tutto il resto della sua produzione fra dischi, libri, film, interventi sparsi nel mare del web.
