Sono molte le vicende dimenticate dell’Italia unitaria, ma si resta particolarmente colpiti da quella ritrovata, studiata e splendidamente narrata da Leopoldo Santovincenzo nel libro “Invito a pranzo con pistola”, Solferino editore.
È la storia del primo sequestro politico dell’Italia post ‘45: il rapimento di Isu Elias, viceconsole spagnolo nella Milano del 1962, ad opera di un gruppo di giovanissimi militanti anarchici. È uno di quei libri che si vorrebbe venissero adottati nelle scuole, perché il suo valore formativo fa tornare alla mente alcune opere di un grande scrittore e giornalista quale Corrado Stajano, ad esempio “Il sovversivo. Vita e morte dell’anarchico Serantini”.
Il fatto si svolge nella Milano del boom economico, teatro di un contraddittorio “sviluppo senza progresso”, in preda a una convulsa e profonda trasformazione sociale e antropologica, che stravolgerà il Paese intero e che l’autore ben dipinge in un grande affresco in cui ritroviamo figure come il Luciano Bianciardi della “Vita agra” e dei “Minatori della Maremma”, il Pier Paolo Pasolini sceneggiatore di un film sulla città, il fotografo Uliano Lucas, i giornalisti Camilla Cederna e Giancarlo Fusco e tanti altri.
Ma quali furono le ragioni di quel sequestro? Isu Elias era un funzionario di quel sanguinario regime franchista arrivato al potere in Spagna alla fine della Guerra Civile, nel 1939. La sconfitta nel 1945 della Germania nazista e dell’Italia fascista non aveva però portato anche alla caduta del dittatore Francisco Franco, come gli antifascisti spagnoli avevano immaginato. Si ritrovarono nuovamente abbandonati, nonostante avessero continuato a combattere nelle fila della Resistenza in Europa, subendo deportazioni nei lager nazisti e partecipando financo alla liberazione di Parigi. Il Vaticano aveva da subito riconosciuto il regime franchista. A partire dal 1950 lo fecero anche Francia, Regno Unito, Italia e il resto dell’Europa occidentale. Ma la persecuzione, la repressione e le condanne a morte contro gli antifascisti non si erano mai interrotte nella Spagna di Franco.
Allo stesso tempo non era mai cessata nemmeno la solidarietà dal basso verso i compagni spagnoli, a fianco dei quali tanti italiani si erano ritrovati nelle trincee della Guerra Civile. Particolarmente corposo era stato l’apporto degli anarchici, tra i primi ad accorrere in Spagna organizzati nella Colonna guidata da Carlo Rosselli e dall’anarchico Camillo Berneri. È il luglio del 1936. La Colonna Berneri-Rosselli si integrerà nelle milizie della Cnt, la Confederación Nacional del Trabajo, la grande centrale anarcosindacalista iberica, che, dopo essere stata determinante nello sventare il golpe franchista in vaste regioni come la Catalogna, l’Aragona e il Levante, fu protagonista, assieme al sindacato socialista Ugt, di quella che va sotto il nome di ‘Rivoluzione Spagnola’: uno straordinario e riuscito esperimento di autogestione dei servizi e delle industrie e di collettivizzazione delle terre.
Tra le pagine più toccanti del libro di Santovincenzo vi sono proprio quelle che ricordano, con le sue stesse commosse parole, l’incontro clandestino che Rossana Rossanda, allora funzionaria del Pci, volle avere con dei militanti anarchici della Cnt nella Barcellona degli anni ‘60.
È da questa lunga storia che hanno origine tante azioni, ricordate nel libro, con cui gli anarchici italiani continuano la loro lotta contro il franchismo. Come l’assalto al consolato spagnolo di Genova l’8 novembre 1949. Il processo ai giovani militanti che lo avevano attuato vedrà scendere in loro difesa figure come Federica Montseny (l’anarchica che come responsabile della Sanità nel governo della Seconda Repubblica spagnola depenalizzò l’aborto e si batté per garantire il diritto alla salute delle donne) o l’anarchico di Savona Umberto Marzocchi, combattente in Spagna e successivamente dirigente nazionale del sindacato Enti Locali della Cgil, ma anche Carlo Levi e il socialista Giuliano Vassalli, futuro ministro di Grazia e Giustizia.
E sempre da quella storia nacque la decisione del giovane anarchico Amedeo Bertolo di recarsi in Spagna nell’estate del 1962 per portare a dei compagni libertari un mini-ciclostile, abilmente camuffato, che li aiutasse a rendere più efficace la propaganda clandestina contro il franchismo. È durante quel viaggio che conosce il giovane militante Jorge Conill Valls. Tornato in Italia, è dunque con rabbia e angoscia che poco tempo dopo apprende la notizia dell’arresto e della possibile condanna a morte proprio di Conill Valls.
È questo il fatto all’origine della scelta di Bertolo e dei suoi compagni di rapire il viceconsole spagnolo: un gesto eclatante per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei mezzi di informazione sui crimini del regime di Franco e salvare così la vita all’anarchico catalano.
Sarà un rapimento del tutto incruento e che riuscirà nel suo scopo. E una giustizia assai lontana dalle attuali aberranti logiche vendicative deciderà per la scarcerazione dei rapitori, riconoscendo i “motivi di particolare valore sociale e morale” della loro azione.
I particolari appassionanti e rocamboleschi di quel sequestro e del processo che ne seguì li lasciamo ai lettori, che, siamo sicuri, troveranno in questo prezioso libro vari altri stimoli di ricerca a partire dai tanti nomi citati, come quello di Octavio Alberola, scomparso lo scorso anno, responsabile di Defensa Interior, protagonista delle tante azioni, anche armate, che gli anarchici continuarono a compiere contro il franchismo nel dopoguerra.
Il libro si chiude col successivo percorso biografico dei protagonisti di questa vicenda, alcuni dei quali, anche se ormai scomparsi, hanno lasciato tracce profonde e ancor oggi feconde. Nel caso di Amedeo Bertolo stiamo parlando di importanti esperienze come la casa editrice Elèuthera, il Centro Studi Libertari di Milano e l’Archivio dedicato a quel Giuseppe Pinelli di cui fu amico e compagno, il ferroviere anarchico volato giù, innocente, dal quarto piano della Questura di Milano nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969, dopo tre giorni di fermo illegittimo.
Chi allora perse l’innocenza fu questo Paese, come ricorda il giornalista del Corriere della Sera Giovanni Bianconi nella sua prefazione al libro, in cui, come scrive, “escono rivalutati gli ideali anarchici nella loro accezione più genuina”.
Proprio quest’anno ricorrono i novant’anni dall’inizio della Guerra Civile e della Rivoluzione Spagnola. Segnaliamo quindi al riguardo “Spagna ’36: l’anarchia, la guerra, la rivoluzione”, un interessante convegno di studi che si terrà il 24 ottobre 2026 a Reggio Emilia, organizzato dall’Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea (Istoreco), dall’Archivio Famiglia Berneri-Aurelio Chessa e dalla Biblioteca Panizzi del Comune di Reggio Emilia.