
Cheng Enfu, Dialettica dell’economia cinese, Edizioni MarxVentuno, pagine 580, euro 30.
Le Edizioni MarxVentuno hanno da tempo affiancato alla classica rivista teorica la pubblicazione di una serie di testi che affrontano l’incredibile sviluppo dell’economia cinese, colmando un enorme vuoto di conoscenza. Infatti, dopo aver dato alle stampe nel 2019 il libro “Il socialismo con caratteristiche cinesi. Perchè funziona?” di Zhang Boying, e nel 2020 “La Cina è capitalista?” di Remy Herrera e Zhiming Long, la redazione nel 2024, grazie al ruolo di direzione svolto da Andrea Catone, ha tradotto l’imponente volume “Dialettica dell’economia cinese” di Cheng Enfu, con una densa introduzione dell’economista Vladimiro Giacchè e la prefazione del direttore della Monthly Review, John Bellamy Foster.
Cheng Enfu, classe 1950 – Bellamy Foster lo ha definito un pensatore di caratura mondiale – condensa nel saggio che precede i sette capitoli del libro, “Dieci punti di vista sul marxismo formatisi durante la rivoluzione cinese e il loro sviluppo in patria e all’estero”, i caratteri del suo marxismo olistico, nonché le innovazioni che ne discendono per la pianificazione quinquennale del Partico Comunista Cinese (Pcc), come ad esempio il Prodotto interno lordo del benessere (Pilb) e l’indicatore di felicità, basati su “indici oggettivi e integrati da misure soggettive”.
Comunque il libro, seppure di non semplice consultazione, essendo anche il prodotto dell’apporto di un cospicuo numero di collaboratori di Cheng Enfu, radunati nella scuola di Shanghai, considerato il grande balzo in avanti del sistema economico cinese in settant’anni, ha l’obiettivo di delineare i nuovi concetti per uno sviluppo armonioso, ora che la Cina, nel 2012 e con il 18o Congresso del Pcc, è entrata nella ‘Nuova Era’.
Soprattutto, l’obiettivo è quello di non essere trascinata nel gorgo dell’anarchia e del disordine che prevalgono comunemente nelle altre economie nazionali e nell’economia mondiale, ed individuare le contromisure da adottare rispetto alle contraddizioni provocate dall’apertura al mercato (il divario in termini di redditi tra aree urbane e aree rurali, la polarizzazione tra ricchezza e povertà, il basso consumo interno in relazione alla distribuzione del reddito nazionale, ecc.).
Intanto, per Cheng Enfu, se la Cina è diventata la prima potenza industriale al mondo e dal 2014 esportatrice netta di capitali, evidentemente lo si deve ai due periodi che hanno preceduto la ‘Nuova Era’, ovvero il periodo che dal 1949 al 1977, sotto la direzione di Mao Zedong, ha completato la costituzione dell’industria pesante e della chimica di base, e quello denominato “Riforma e Apertura”, che dal 1978 al 2008 è stato guidato da Deng Xiaoping.
In secondo luogo, il riscatto cinese, che ha cancellato il secolo ottocentesco delle umiliazioni, per via dei trattati ineguali imposti alla Cina dal dominio coloniale e schiavistico delle potenze occidentali, si è fondato su alcuni principi alternativi e lungimiranti. Innanzi tutto, poiché la Cina è entrata nella fase primaria del socialismo, alla proprietà pubblica dei mezzi di produzione è stato assegnato un ruolo strategico, mentre le altre forme di proprietà svolgono solo funzioni ausiliarie. Al contempo, stante l’imperativo del controllo dei movimento dei capitali, sia la pianificazione che la regolazione statale hanno come obiettivo primario il concetto di crescita inclusiva e di conseguenza il benessere delle persone. Questa configurazione dell’economia determina una diversa appropriazione del plusvalore, non più solo di carattere privatistico, bensì pubblico.
Inoltre, la nuova normalità economica cinese è orientata verso la legge dello sviluppo proporzionato e sostenibile, in quanto il modello estensivo ha generato molteplici esternalità negative. Poiché il monitoraggio effettuato nel 2017 su 338 città ha verificato al 70,7% una qualità dell’aria scadente, si impone per costruire una civiltà ecologica socialista un modello di sviluppo verde a “basse emissioni e circolare”.
Infine, per trasformare la Cina in fabbrica del mondo, diversamente dalla precedente fabbrica di lavorazioni del mondo, è essenziale perseguire la strada dell’innovazione indipendente con caratteristiche cinesi, come nel caso dei sistemi ferroviari ad alta velocità, per passare pragmaticamente da gregari a guidatori nella corsa all’innovazione scientifica e tecnologica.
