Il rinnovo contrattuale al Teatro alla Scala è sempre un momento cruciale per tutti i dipendenti, circa mille tra fissi e stagionali, che fanno funzionare la complessa macchina teatrale con oltre trecento alzate di sipario annue.

Durante gli anni del Covid i dipendenti scaligeri hanno ridotto il loro stipendio e ritardato il rinnovo contrattuale di due anni per superare la crisi dovuta alla pandemia. Finita l’emergenza, hanno ulteriormente ritardato di un anno il rinnovo, percependo una ‘una tantum’ a chiusura del periodo di vacanza contrattuale. Il successivo rinnovo contrattuale (triennio 2024-2026) ha visto un incremento salariale di circa il 5%, a fronte di un’inflazione certificata in doppia cifra.

Dal 2020 a oggi l’indice Ipca ha certificato un’inflazione di circa il 22%, per cui la richiesta economica presentata a giugno nella piattaforma unitaria (Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilfpc Uil, Fials) per il triennio 2027-29 è del 15% di aumento sulla retribuzione annua lorda (Ral). La richiesta ci sembra ragionevole e motivata, finalizzata a recuperare parzialmente la perdita del potere d’acquisto dei salari.

Abbiamo avuto alcuni incontri sindacali nei mesi di settembre e ottobre, durante i quali però dalla Direzione del Teatro non abbiamo avuto risposte concrete, soprattutto nessuna idea del volume economico dell’accantonamento per il rinnovo contrattuale. Il 12 ottobre scorso si è quindi svolta un’assemblea unitaria per decidere quali azioni mettere in atto per cercare di accelerare la trattativa. A larghissima maggioranza gli oltre 450 partecipanti hanno votato per la proclamazione dello sciopero sulla prima rappresentazione dell’opera ‘Faust’ di Charles Gounod, che quindi non è andata in scena lo scorso 20 ottobre.

In mattinata i lavoratori hanno organizzato un presidio accanto all’ingresso del teatro dove hanno inscenato dei passi di danza, mentre musicisti e coristi hanno eseguito alcuni brani fra cui il ‘Va’, pensiero’, ‘Bella, ciao’, ‘Libertango’ e ‘Fischia il vento’. 

Ad oggi siamo ancora in attesa di avere un confronto con la Direzione per proseguire la trattativa: riteniamo che soprattutto gli enti locali (Comune di Milano e Regione Lombardia) dovrebbero aumentare il loro contributo economico al Teatro alla Scala, che viene sempre citato come eccellenza milanese nel mondo e vetrina internazionale per gli appuntamenti cittadini (Olimpiadi, Salone del Mobile, serata inaugurale di Sant’Ambrogio, etc.). Da qualche anno però facciamo fatica a trovare personale adeguato che venga a lavorare in Teatro, sia in area artistica che tecnica-amministrativa: ai concorsi si presentano pochi candidati e recentemente abbiamo avuto varie dimissioni e pensionamenti.

Se Milano vuole continuare ad avere la qualità necessaria per un teatro lirico che continui a essere il riferimento internazionale per l’Opera e il Balletto, occorre adeguare gli stipendi al costo della vita nella città. Lo sciopero del 20 ottobre potrebbe essere solo il primo di una lunga serie di mobilitazioni, se le istanze delle lavoratrici e lavoratori del Teatro alla Scala non verranno ascoltate.

(Milano, 21 ottobre 2026)