Alimentaristi: prosegue la lotta per l’estensione del contratto - di Andrea Gambillara

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Dopo Ancit, Assobirra e Unionfood, anche Assica (Associazione industriali della carne e dei salumi) e Mineracqua (Federazione delle industrie delle acque minerali) hanno aderito al rinnovo del Ccnl Industria alimentare. Si allunga anche l’elenco delle aziende, affiliate alle nove associazioni di Federalimentare, che stanno aderendo al Ccnl siglato il 31 luglio.

Dal 24 agosto i lavoratori dell’industria alimentare sono in stato di agitazione per il contratto nazionale (già rinnovato!), nonostante le restrizioni anti Covid le lavoratrici e i lavoratori stanno chiedendo e ottenendo assemblee che si svolgono in sicurezza all’interno delle aziende, e dove non è possibile all’aperto, nell’area di parcheggio degli stabilimenti. Le azioni di lotta non sono messe in atto, al contrario, nelle aziende che hanno dato formale adesione all’ipotesi di rinnovo del Ccnl industria alimentare del 31 luglio scorso.

L’obiettivo è quello di dare a tutte le lavoratrici ed ai lavoratori del settore un solo contratto. Le azioni di lotta unitaria hanno visto un’alta adesione allo sciopero di 4 ore del 9 ottobre scorso, volutamente articolato nelle diverse provincie in diversi turni, in modo da creare difficoltà alla catena di produzione e alle aziende che hanno stabilimenti in luoghi diversi.

Le dichiarazioni del presidente confindustriale Bonomi, che a partire da agosto hanno segnato uno scadimento del confronto con un tentativo di buttare discredito sul sindacato, mirano a non rinnovare il contratto nazionale (rinnovo che per Confindustria si deve intendere possibile solo senza incrementi economici), ma anche a scollegare salario ed orario di lavoro. Il linguaggio populista di Bonomi, che ci chiama conservatori, non può essere accettato da parte nostra, ma è anche segno di un’evidente debolezza. Per essere chiari: chi pensa che ci possa essere un altro contratto, si sta sbagliando.

Le azioni unitarie infatti proseguono, come annunciato nella conferenza stampa nazionale lo scorso 8 ottobre, con il blocco degli straordinari e delle flessibilità fino al 9 novembre, giorno nel quale è previsto uno sciopero di 8 ore con mobilitazione dei lavoratori e manifestazioni in 20 piazze d’Italia che saranno collegate in streaming.

Dichiara Giovanni Mininni, segretario generale Flai Cgil: “Questo è un contratto giusto, che non arreca danno alle imprese, riconosce il giusto sacrificio che hanno fatto lavoratrici e lavoratori, anche nel periodo del Covid. Riteniamo che la nostra sia una posizione di buon senso, chiediamo che questo contratto vada esteso a tutte le imprese, superando le posizioni ancora strumentali che ci sono, e ci si possa confrontare finalmente sul merito”.

Anche rispetto alle accuse di violazione dell’accordo interconfederale del 9 marzo 2018, Mininni ricorda che “Il Patto per la Fabbrica non è un accordo prescrittivo ma, come tutti gli accordi interconfederali, è di massima, dà delle linee guida ma non è sostitutivo della contrattazione di cui sono titolari le categorie. Quindi Bonomi sta facendo una forzatura evidente, sia da un punto di vista politico che statutario”.

Le lavoratrici e i lavoratori sono distanziati e in sicurezza ma sempre più determinati a rivendicare il contratto. ! A Confindustria, che come dice Maurizio Landini “si deve metter d’accordo con sé stessa … sono loro che non vogliono firmare il contratto”, chiediamo di rivedere la posizione. Diversamente siamo pronti e determinati a conquistare quella firma con la lotta.  

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