Strage di Bologna: condannato all’ergastolo l’ex terrorista di Avanguardia nazionale Paolo Bellini - di Saverio Ferrari

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Dietro agli esecutori la regia della P2 di Licio Gelli. Il ruolo ancora una volta di Ordine Nuovo. 

Dopo 76 udienze la Corte d’Assise del Tribunale di Bologna, presieduta dal giudice Francesco Maria Caruso, ha condannato all’ergastolo Paolo Bellini, ex terrorista di Avanguardia nazionale, killer di ‘ndrangheta e per un periodo collaboratore di giustizia, per concorso nella strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, 85 morti e 200 feriti. Il processo era iniziato il 16 aprile 2021.

Con Bellini sono stati anche condannati a sei anni per depistaggio l’ex capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel, e a quattro Domenico Catracchia (la richiesta era stata di tre anni e sei mesi), amministratore per conto del Sisde di immobili in via Gradoli a Roma, dove al civico 96 si era, tra il settembre e il novembre del 1981, installata una base segreta dei Nar. Catracchia avrebbe detto il falso, negando di aver dato l’appartamento in affitto a un prestanome dell’organizzazione terroristica.

 

Il filmato in super 8

Paolo Bellini, 68 anni, era arrivato a questo processo vantando una lunghissima e quasi incredibile carriera criminale. Dopo aver assassinato il militante di Lotta continua Alceste Campanile, il 12 giugno 1975, ed essersi reso latitante all’estero dal 1976 per vari reati a suo carico, era tornato in Italia dal Brasile sotto falsa identità. Divenuto amico nel 1978 del procuratore di Bologna Ugo Sisti, che sarà poi titolare delle indagini sulla strage, proseguì la sua carriera come killer della ‘ndrangheta compiendo almeno dieci delitti, per poi collaborare con i carabinieri, e in questa veste divenire interlocutore della mafia siciliana, quella delle bombe del 1993 e degli attentati mortali a Falcone e Borsellino. Decisivo per la sua condanna è stato certamente un filmato amatoriale in Super 8, girato dal turista svizzero Harald Polzer pochi istanti dopo l’esplosione della bomba collocata nella sala d’aspetto, in cui il volto di Bellini era rimasto impresso. Si trovava lì. A riconoscerlo nelle immagini anche l’ex moglie che ha così fatto cadere l’alibi che alle 10.25, l’ora dello scoppio, lo collocava lontano dalla stazione.

 

I mandanti e i finanziatori

Va necessariamente ricordato come questo nuovo processo sia stato originato da un dossier inoltrato alla magistratura nel luglio 2015 ed elaborato dall’Associazione dei familiari delle vittime, in cui, oltre a mettere a fuoco il ruolo svolto nella strage dall’ex Nar Gilberto Cavallini, si denunciavano le strutture clandestine che avevano operato, i presunti mandanti e i finanziatori. Come primo risultato si era arrivati alla condanna all’ergastolo, il 9 gennaio 2020, proprio di Cavallini per concorso in strage con i terroristi neri Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, già precedentemente condannati con sentenze definitive. 

Da qui anche la nuova inchiesta promossa dalla Procura generale di Bologna con l’individuazione dei mandanti e dei finanziatori della strage, ovvero Licio Gelli, Umberto Ortolani, Umberto Federico D’Amato (per 20 anni al vertice dell’Ufficio affari riservati) e Mario Tedeschi (ex senatore missino e direttore de “Il Borghese”), tutti iscritti alla P2, non più perseguibili in quanto ormai defunti. Secondo i magistrati e la Guardia di finanza, per questa operazione eversiva fu mosso un gigantesco flusso di denaro, 15 milioni di dollari, documentato dal cosiddetto “Appunto Bologna”, sottratto dalle casse del Banco Ambrosiano Andino e utilizzato, per una somma di 5 milioni di dollari, per finanziare direttamente gli esecutori e gli innumerevoli successivi depistaggi, architettando false piste soprattutto internazionali per proteggere i Nar. Soldi passati per i conti di Gelli, Ortolani e del prestanome-factotum del “Venerabile”, Marco Ceruti. Una parte di quel denaro andò al potentissimo capo dell’Ufficio Affari riservati del Viminale, Federico Umberto D’Amato.

 

Non solo i Nar

A commettere la strage non furono poi solo i Nar, definiti dalla Procura generale non più “spontaneisti” bensì “meri strumenti esecutivi prezzolati di strategie altrui di più alto livello”. Quella mattina infatti alla stazione sarebbero stati presenti anche militanti di altre formazioni della destra eversiva come Terza posizione (Luigi Ciavardini e Sergio Picciafuoco) e Avanguardia nazionale, “cementate” da un fiume di denaro che arrivò dai conti svizzeri del “Venerabile” e dei suoi prestanome. Dietro di loro ancora una volta Ordine nuovo del Veneto, secondo la Procura generale “connivente”, nonché “coinvolta nella fase di progettazione”.

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