Giordano Vini si beve le lavoratrici - di Frida Nacinovich

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Vuoi continuare a lavorare? O vai ad Ivrea tutti i giorni - 300 chilometri fra andata e ritorno - o addirittura a Brescia. Un pesce di aprile che puzza di marcio, quello ricevuto dalle 39 lavoratrici e dai due lavoratori che per anni, in alcuni casi per decenni, sono state impiegati al Servizio clienti della Giordano Vini. Stiamo parlando di una società florida, specializzata nella vendita di vini imbottigliati negli stabilimenti di Diano d’Alba, ed entrata a far parte del gruppo Italian wine brands quotato in borsa. Eppure l’azienda delle Langhe ha deciso di fare a meno di loro, e di altri 46 tra colleghe e colleghi impegnati nella sede di Torino.

Tecnicamente si chiama cessione di ramo di azienda, nella pratica è stato l’inizio di un piccolo calvario lavorativo per 87 persone. “Due anni e mezzo fa la Giordano Vini ha esternalizzato il nostro settore, quello che gestisce i rapporti con i clienti, che telefonano da Francia, Germania, naturalmente dall’Italia”, racconta Paola Bocconi, una vita lavorativa al servizio di un’azienda in salute, una delle tante piccole grandi eccellenze del paese. Il Servizio clienti della Giordano Vini fu affidato alla Koinè, società veneta specializzata in telemarketing. “Dovemmo battagliare un po’, ma abbiamo continuato a fare lo stesso lavoro, occupando gli stessi uffici di Valle Talloria, mantenendo stessi diritti e tutele che avevamo in precedenza - sottolinea Bocconi - anche se il contratto non era più quello alimentare ma quello meno ricco delle telecomunicazioni, tanto che avevamo ottenuto un superminimo”.

I guai sono arrivati recentemente, quando la Giordano Vini – Ivb ha deciso di passare la gestione del Servizio clienti dalla Koinè alla Comdata, che del telemarketing è un colosso, ma che ha subito posto la condizione del trasferimento del lavoro a Ivrea, dal primo aprile. Davvero un brutto scherzo. “La novità ci è stata comunicata con una lettera, non hanno avuto nemmeno la decenza di dircelo in faccia. Per giunta - continua la combattiva delegata della Rsu per la Slc Cgil - non era sicuro che avremmo mantenuto il superminimo, e saremmo state impegnate su più turni. Te lo immagini fare il turno di sera e poi tornare nella notte da Ivrea a casa?”. Un’ipotesi ovviamente impercorribile per le lavoratrici che, oltre a uno stipendio non certo alto, hanno radici e famiglia vicine a quella che finora è sempre stata la sede del loro impiego.

Di qui l’idea, per le 41 addette che non hanno accettato il passaggio alla Comdata (dove fra l’altro il 70% dei dipendenti è oggi in contratto di solidarietà), di restare alle dipendenze della Koinè. Quest’ultima sarebbe però disposta a riassorbirle solo nella sua sede di Brescia. Dalla padella alla brace. “Il nostro posto di lavoro fisicamente non esiste più - denuncia Bocconi - La situazione è surreale. La Giordano Vini ha sacrificato un servizio importante come il nostro per tagliare sui costi. E sì che per anni ci siamo occupate dei clienti, prendevamo gli ordini, li seguiamo negli acquisti, gestivamo i pagamenti e, in seguito, ci occupavamo di eventuali reclami. Insomma facevamo parte di un servizio logistico importante”.

In questo complesso, drammatico scenario, la Giordano Vini si è comportata come le tre scimmiette del proverbio: non ha voluto incontrare le rappresentanze sindacali, non sente ragioni, non intende aprire un dialogo per trovare una soluzione. Eppure le lavoratrici hanno dato l’anima per l’azienda vinicola delle Langhe. “Una simile gestione degli appalti - sintetizza Bocconi - porta a licenziamenti nemmeno troppo mascherati. La Koinè ha rifiutato il licenziamento collettivo perché lo ritiene troppo oneroso, e addirittura ci nega le mensilità di preavviso previste per legge. Oltre a dare le dimissioni per giusta causa dovuta al trasferimento, dovremo pure fare vertenza per ottenere il dovuto. Di buona uscita manco a parlarne... Noi ci sentiamo prese in giro, sembra che in Valle Talloria non sia più possibile lavorare, chissà perché. La frase più ricorrente che ci sentiamo dire di fronte a questa brutta storia è: ‘Quelli sono pazzi’”.

Paola Bocconi riflette sulle inadeguatezze della clausola di salvaguardia, che non tiene conto delle difficoltà logistiche nel trasloco di un intero comparto lavorativo. Per certo, con 41 lavoratrici a casa, il parcheggio della Giordano Vini, un tempo quasi esaurito, ora è semideserto, circondato da un silenzio innaturale. “L’ultimo giorno qui sono venuti tutti i colleghi a salutarci. Erano più sconfortati di noi, quasi ci toccava consolarli”. Anche l’amministrazione comunale si è stretta intorno alle lavoratrici. Una storia triste, di lavoro perduto, di quelle che fanno arrabbiare. Pochi anni fa la Giordano Vini aveva 450 dipendenti, oggi quelli diretti sono un terzo di allora: oltre alle 87 del Servizio clienti che si vorrebbero spedire a Ivrea o a Brescia, anche il polo logistico di Marene, coi suoi 80-100 addetti, è stato terziarizzato. Vino amaro.

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