Libraccio, anche i libri hanno sette vite - di Frida Nacinovich

E' successo a tutti di vedere, alla fine dell’estate, le code davanti alle librerie che vendono anche l’usato. Una cerimonia da cambio di stagione, come con i vestiti negli armadi di casa. Studenti e studentesse che devono rientrare in classe scambiano vecchi libri di testo che non servono più con quelli dell’anno che sta per iniziare. Perché, si sa, i libri scolastici non costano poco. Anzi. Così, nel 1979, a quattro ragazzi poco più che ventenni - che si erano conosciuti al mercatino dei libri usati di largo Richini davanti all’università Statale di Milano - venne l’idea di aprire una libreria ad hoc. La chiamarono ‘Libraccio’. Quarant’anni dopo è diventata la più grande catena di libri scolastici e usati in Italia. Poi, negli anni novanta, ‘Libraccio’ creò insieme a Messaggerie Libri la catena di Melbookstore, e infine nel 2010 il gruppo Mel confluì in Ibs, le cui insegne sono ben visibili all’ingresso dei punti vendita di una dozzina di grandi città italiane. Da Bologna a Roma, passando per Firenze.

Proprio nel capoluogo toscano, a due passi dal Duomo, lavora Giuliana Spanu, addetta nel grande negozio di via Cerretani dove puoi trovare davvero di tutto. Non solo libri, scolastici e non, compresi gli e-book, ma anche cd e vinili, film in dvd, videogiochi e perfino giocattoli. Se non è dall’ago all’elefante, poco ci manca. “Ero una studentessa di Belle Arti - racconta - iniziai a lavorare nel 2009 quando la libreria si chiamava Melbookstore, impegnata proprio nel reparto dei libri scolastici usati. All’inizio era un lavoretto, serviva ad avere qualche soldo in tasca, avevo un contrattino stagionale, di quelli a chiamata. Undici anni dopo sono ancora qua, assunta a tempo indeterminato, nel frattempo è ricomparso il logo ‘Libraccio’, e le vendite continuano ad andare bene. Soprattutto all’inizio di autunno, quando le scuole stanno per riaprire”.

Per di più tutto il settore ha beneficiato, non poco, delle nuove tecnologie: le vendite on-line, anno dopo anno, la fanno sempre più da padrone. Ognuno di noi, nel suo piccolo, ha preso l’abitudine di acquistare in rete quello che in quel momento non si trova sugli scaffali. “Le vendite on-line nel tempo sono diventate sempre più importanti. Un doppio canale che permette di tenere i conti in equilibrio, ma che sta togliendo il gusto di cercare il libro desiderato. Così gli scaffali si impoveriscono, ma ormai tanti si sono abituati a cercare nel web quello che vogliono acquistare”.

Spanu sottolinea come la vendita dei libri e dei dischi usati, nella società dell’usa e getta, sia riuscita a conquistare una nicchia di mercato via via sempre più importante. “Da noi trovi edizioni di testi che non vengono più stampati da tempo, anche cd usati, che negli anni sono diventati ricercati. Sono caratteristiche che ci hanno permesso di andare avanti in un mercato come quello editoriale sempre in grande affanno. L’usato ha una sua storia, è apprezzato dagli appassionati e offre anche occasioni per tutte le tasche”.

La ripresa di settembre dopo le vacanze per ‘Libraccio’ è la stagione più intensa, i ragazzi devono tornare sui banchi e così parte, invariabilmente, la corsa all’acquisto dei libri di scuola. “Per chi ha due, tre figli, trovare testi scolastici usati diventa una necessità”. Nel periodo più intenso della pandemia, con le librerie chiuse, c’è stata un’impennata del mercato on-line. Per i ventiquattro addetti della libreria di via Cerretani è scattata, invariabilmente, la cassa integrazione. “Come tutti siamo stati chiusi a marzo e aprile, sfruttando gli ammortizzatori sociali siamo arrivati a fine giugno. Poi per fortuna siamo potuti rimanere aperti”.

La delegata sindacale Spanu, tessera Filcams Cgil in borsa, è molto attenta alle condizioni di lavoro di colleghe e colleghi. “Da metà novembre siamo tornati a orario ridotto, ma riusciamo a giostrarci i turni con tranquillità. Il ricorso agli straordinari è raro, solo nei periodi più ‘caldi’ dell’anno, anche per le aperture festive siamo organizzati piuttosto bene”. La Toscana in questi ultimi due mesi di pandemia è stata in ‘zona rossa’ o ‘arancione’, questo si è inevitabilmente riflesso sull’affluenza nei negozi rimasti aperti, comprese le librerie.

Con i suoi ottocento metri quadri, il ‘Libraccio’ di Firenze resta un punto di riferimento per chiunque vada nel centro del capoluogo toscano per fare shopping. “Complice questo strano periodo, il fatto che siamo costretti a restare in casa per gran parte della giornata, gli italiani stanno riscoprendo il piacere della lettura. Questo non può che farci piacere. Il catalogo della nostra libreria, di tutta la catena, è sempre stato ed è rimasto molto vario e approfondito anche grazie alla presenza dell’usato. Ci occupiamo dell’online solo marginalmente, con i rifornimenti al sito e la consegna degli ordini ai clienti che scelgono la libreria come punto di ritiro per gli acquisti in rete”. Leggi che ti passa.

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