Cannabis terapeutica: passo avanti all’Onu. E in Italia? - di Denise AmerinI

Serve un percorso di legalizzazione della cannabis che superi un proibizionismo privo di fondamenti scientifici. 

Il 2 dicembre scorso, a Vienna, la sessione delle Nazioni Unite che si occupa di droghe (Cnd) si è riunita per votare in merito alle cinque raccomandazioni proposte dall’Oms sulla riclassificazione della cannabis terapeutica. Di queste, e con soli due voti di scarto, è stata approvata soltanto quella che riclassifica la cannabis, spostandola dalla tabella 4 alla tabella 1. La tabella 4 è la più restrittiva, quella nella quale, per la Convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, sono inserite le sostanze pericolose come gli oppiodi, ad alto rischio di dipendenza, e senza importanza terapeutica.

Con questo voto, in sostanza, vengono riconosciute le proprietà terapeutiche della cannabis, ma si continua a classificarla come sostanza pericolosa, se non assunta su prescrizione e dietro controllo medico. E’ comunque un passaggio importante, perché per la prima volta una decisione in merito alle sostanze viene assunta su raccomandazioni del mondo scientifico, e non sulle istanze politiche degli Stati membri, ancora improntate, in molti casi, sulla criminalizzazione dell’uso e su una ideologia proibizionista.

Ci saremmo aspettati di più: le altre raccomandazioni riguardavano i preparati, gli estratti ed i controlli. Non averle accolte significa ancora avere limiti nell’accesso alla cannabis terapeutica. Potrà essere più facile produrla e acquistarla, e, a questo punto, basterebbe un atto amministrativo per recepire la raccomandazione dell’Onu. Ma, ad oggi, il governo non ha ancora chiarito come e quando intende farlo, e come intende normare la produzione di oli e capsule.

Abbiamo per adesso l’articolo, inserito nella legge di bilancio, che stanzia, solo per il 2021, 3milioni e 600mila euro per l’ attività di coltivazione e trasformazione dello stabilimento farmaceutico di Firenze, e 700mila euro per garantire la disponibilità di cannabis ad uso medico su tutto il territorio nazionale. Sono risorse del tutto insufficienti al fabbisogno, stimato intorno ai 2mila chili l’anno, che attualmente viene coperto per meno della metà. E’ necessario quindi aumentare la produzione nazionale, anche coinvolgendo ulteriori soggetti rispetto all’Istituto farmaceutico militare fiorentino, implementando l’importazione, e finanziare percorsi formativi del personale sanitario e sociosanitario, investire in ricerca, allargare le patologie previste e la rimborsabilità dei prodotti.

Insieme a questo, appare necessario affrontare finalmente in maniera seria e priva di pregiudizi, scevra da ideologie, il tema della cannabis light, cioè con livelli molto bassi di Thc, inferiori allo 0,6%. Un settore che già esiste ed opera, che vede coinvolte migliaia di aziende e di lavoratori, a cui il Parlamento deve rivolgere attenzione, al fine di regolamentarlo, farlo uscire da quella zona grigia in cui si trova, sottoposto a continui attacchi ed incertezze.

Ricordiamo tutti le dichiarazioni dell’ex ministro degli Interni contro i negozi di cannabis light. Ma, nonostante molti giudici stiano dando ragione ai ricorsi dei negozianti che rischiano il ritiro della licenza, perché senza effetto psicotropo non c’è rilevanza penale, e nonostante la Cassazione abbia ammesso la liceità del commercio e dell’uso ai sensi della legge 242/2016, e stabilito che la coltivazione di minime dimensioni in forma domestica per uso personale non costituisce reato, l’emendamento alla legge di bilancio che prevedeva la legalizzazione della cannabis light è stato dichiarato inammissibile.

E’ inoltre indispensabile che venga definitivamente ritirato il decreto sul Cbd (cannabidiolo), ad oggi soltanto sospeso, che inseriva fra gli stupefacenti una sostanza che la stessa Oms dichiara non psicoattiva. E’ necessario un confronto con tutti i soggetti coinvolti, anche in rappresentanza della società civile, per risolvere i problemi legati all’approvvigionamento di cannabis terapeutica.

Abbiamo già inviato una nota al governo, sollecitiamo una presa di posizione coerente, e anche per questo continua il digiuno a staffetta intrapreso ormai da più di un mese, al quale è possibile aderire dal sito di Fuoriluogo: https://www.fuoriluogo.it/digiunoperlacannabis.

 

Infine, tutto questo deve inserirsi in un percorso che porti alla legalizzazione della cannabis, ormai indispensabile, come ci dimostrano i risultati raggiunti, in termini di salute e in termini economici, ma anche di contrasto alle organizzazioni criminali, nei molti Paesi dove ciò è già avvenuto, per superare un proibizionismo arretrato, privo di fondamenti scientifici, che ha come unico risultato lo stigma e la criminalizzazione dei consumatori.

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