Fiorenzo Giani: uno di noi! - di Mario Risaliti

Parlare di Fiorenzo Giani per me è parlare di un amico, un compagno di tante battaglie, forse l’ultimo vero funzionario della Camera del Lavoro di Fucecchio. E’ scomparso troppo presto, per me un grande dolore.

Aveva ripreso il lavoro fatto prima di lui da Franco Talini e prima ancora da Zani, ma ero troppo giovane per ricordarmi bene di quest’ultimo, all’epoca i funzionari venivano formati fra gli addetti del settore calzaturiero, perché conoscere la filiera e anche gli imprenditori era considerato più importante rispetto a riempire moduli.

Eravamo un gruppo di delegati e venivamo da quella miriade di piccole e medie imprese che tuttora sono il cuore del nostro distretto, e non aspettavamo i permessi retribuiti per vederci, ci trovavamo al circolo, c’era passione ma anche consapevolezza. Fiorenzo aveva una grande cultura e una capacità di coinvolgere le persone, posso dire che Fiorenzo è stato una delle vittime della fine della guerra fredda, ma poi bisogna capire quello che era il nostro territorio.

Una miriade di calzaturifici e pelletterie stavano decentrando verso i conto terzi che erano fioriti come funghi, operai con orari da schiavi, aggiuntatori a domicilio pagati con buste fittizie ma di fatto a cottimo, e impossibilità di trattare con tutti. Così riunivamo le 7–8 aziende più grandi e quando firmavamo il contratto poi veniva applicato a tutti. Ora i conto terzi sono in mano cinese, quindi è tornato tutto come prima, solo che non se ne sa più niente.

C’era da lottare e noi lo facemmo, non eravamo radicali come qualcuno poi disse, erano gli imprenditori che lo erano. Non si poteva trattare con chi non voleva farlo, e cominciammo gli scioperi, mi ricordo assemblee al teatro Pacini di Fucecchio con mille partecipanti, chiedevamo trattamenti diversi per i lavoranti a domicilio e per quelli dell’artigianato. In sostanza: contratti veri con stipendi veri, ma anche maggiori controlli per verificare le condizioni effettive della sicurezza nelle aziende.

Fiorenzo ci fece capire quello che non tutti percepivano: non ci avrebbero regalato niente, era necessario lottare, cominciammo gli scioperi, fu una lotta dura, a nessuno di noi fece piacere perdere più di un mese di stipendio e come dipendenti di piccole imprese rischiavamo tutti il posto di lavoro e il mobbing, questo è bene che lo sappiano quelli che poi ci dettero dei “radicali”.

Finita la vertenza con la firma, arrivò come un fulmine a ciel sereno la notizia del passaggio di Fiorenzo Giani “ad altri incarichi”. Ci fu subito un’assemblea con più di mille partecipanti, quasi tutti incazzati, era come se ci avessero tagliato la testa. Poi arrivarono altri funzionari, tutti da altre realtà, commercio, edilizia, non conoscevano la filiera e per applicare il contratto se lo portavano dietro come fosse la Bibbia. Tutti ripetevano lo stesso mantra: “162 ore di sciopero avevano mandato in crisi l’intero comparto”, ma nello stesso tempo cominciarono le epurazioni, delegati trattati come pezzi di cencio (altre parole mi sembrano sconvenienti).

Fu l’inizio della fine, preferirono perdere Fucecchio piuttosto che fare i conti con quella che era la nostra realtà, quando venne la prima funzionaria di Empoli trovò solo tre delegati, fra i quali il sottoscritto, e sentenziò: “Fucecchio non è sindacalizzata”. Ora la Camera del Lavoro di Fucecchio non esiste più, solo impiegati che ricevono su appuntamento.

Mi fa male vedere tanti operai di allora votare per Fdi e Lega, ma quell’episodio è rimasto bene impresso nella mente di tutti noi.

Scusate la lunghezza, ma queste cose mi sono sentito di scriverle per spiegare quello che era Fiorenzo Giani: uno di noi, forse bastava scrivere questo. Non sono potuto andare al funerale perché vivo con la mia anziana madre e cerco di evitare gli assembramenti, ma spero che certi personaggi si siano risparmiati interventi lacrimevoli, perché è vero che oggi apparire è più importante di essere, ma da certi personaggi mi aspetterei perlomeno un po’ di coerenza.

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