Il governo licenzia i precari, uffici immigrazione in tilt - di Riccardo Chiari

“L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro precario”. Striscioni come questo stanno accompagnando in tutta la penisola le proteste dei lavoratori somministrati del Viminale, che manifestano perché il loro contratto è scaduto e non è stato rinnovato. Si tratta nel complesso di 1.150 giovani precari assunti a inizio 2021 da Manpower e Gi.Group, in missione nelle strutture periferiche del ministero per occuparsi di regolarizzazione dei migranti ma anche di flussi, ricongiungimenti familiari e, dallo scorso anno, dell'emergenza dei profughi ucraini. Ragazze e ragazzi perlopiù laureati che, dopo tre proroghe e 21 mesi di lavoro intenso e non certo facile in prefetture e questure, sono stati lasciati a casa dal ministro Piantedosi senza un perché.

In difesa di un servizio fondamentale e del proprio futuro, i giovani addetti e Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp, pronte a dar voce a chi si occupava di dare una soluzione lavorativa e di vita a migliaia di migranti che hanno diritto alla regolarizzazione, andranno avanti a oltranza con la protesta. “E' stata una scelta politica del governo quella di lasciarci a casa – denunciano manifestanti e sindacati - ma così facendo sono andati in crisi gli uffici, lasciando migliaia di pratiche da smaltire. Il precariato è una scelta non del lavoratore ma di chi decide, di chi l’occupazione la offre”. Analogo il giudizio di Nidil Cgil & c.: “Occorre tutelare questi addetti, che tra l’altro sono già formati e hanno competenze specifiche. E' stato un errore non dare continuità a un servizio essenziale nella gestione dell’immigrazione”.

La richiesta è quella di assorbire i somministrati con concorsi che riconoscano nei punteggi l'attività svolta. “Che si creino sacche di disoccupazione tramite strutture statali – concludono - per di più colpendo servizi così importanti, è inaccettabile. Il governo ha sbagliato di brutto a non aver trovato una soluzione per prorogare i contratti”.

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