Intellettuali e potere. La coscienza critica di Giorgio Galli e di Leonardo Sciascia - di Giorgio Riolo

Come spesso accade, si impone di prendere le mosse da Antonio Gramsci. Il soggetto principale è l’Italia e poi, per li rami, l’articolazione di aspetti fondamentali di questo paese alquanto particolare. Qui additiamo solo due tratti distintivi di questa articolazione. Il ruolo degli intellettuali nella storia d’Italia, e la decisiva nozione gramsciana di “sovversivismo delle classi dominanti”. Dicendo subito che quest’ultima nozione non si riferisce solo al fascismo.

La debolezza intrinseca e la sempre precaria condizione del consenso accordato alle classi dominanti e ai gruppi dirigenti italiani hanno fatto, e fanno, sì che, a fronte di forze politiche e sociali considerate “pericolose”, “sovversive”, di vera opposizione, la tentazione immediata è quella di ordire congiure e trame da “doppio Stato”, contemplanti anche svolte autoritarie e colpi di Stato, omicidi e cadaveri eccellenti, stragi e strategie della tensione di varia natura. La casistica è veramente ampia nella nostra triste realtà italiana.

Aggiungiamo. Debolezza e mancanza di autorevolezza, e quindi di consenso, a causa del servilismo dispiegato nei lunghi secoli di dominazione straniera tra Cinquecento e Ottocento, da una parte, e a causa della modalità e dei caratteri con cui si compì l’Unità nel fatidico 1861, dall’altra.

I.
L’accostamento non è peregrino. Giorgio Galli è scomparso nel dicembre scorso e proprio l’8 gennaio 2021 si è compiuto il centenario dalla nascita di Leonardo Sciascia. Entrambi si stimavano ed entrambi hanno molto riflettuto e scritto sulla storia d’Italia, sulle trame e sulle imposture del potere, sul “doppio Stato”, sulla dinamica tipicamente italiana della politica, del governo e dell’ampio, multiforme, onnipresente, corrotto e corruttore sottogoverno, sulla “democrazia imperfetta”, sulla “democrazia a sovranità limitata” (Usa, Cia, Nato ecc.), sul rapporto mafia e politica, sul rapporto massonerie varie e manovalanza neofascista e via elencando.

Insomma, entrambi hanno svolto il loro dovere di intellettuali di opposizione, in un Paese dove molti intellettuali, soprattutto nella realtà contemporanea, in vario modo hanno abdicato al loro compito, hanno servito e servono il potere. In molti casi non così manifestamente. Spesso indirettamente, ma nondimeno così pernicioso per la salute della nostra democrazia, della nostra cultura, della nostra etica pubblica.

Abbiamo già parlato in queste pagine del rapporto di élite e popolo, della “circolazione delle élite” ecc. In questa dinamica, il “corpo intermedio” costituito dagli intellettuali, veramente indipendenti e veramente dotati di cultura critica, è fondamentale. Al pari degli altri corpi intermedi di partiti, di sindacati, di movimenti sociali, di associazioni, di organizzazioni della società civile.

La “mediazione” dei corpi intermedi non piace ai poteri dominanti. Non piace al neoliberismo e a tutti coloro i quali vogliono esecutivi forti, decisionisti, semplificanti la dialettica politica e sociale. Fino all’invocazione dei famosi, cosiddetti, “uomini forti”. In Italia, dopo l’Unità, in vario modo e a diversa pericolosità sociale e politica, i vari Crispi, Mussolini, Craxi, Berlusconi, Renzi ecc..

Da qui la grande importanza che in questi corpi intermedi la “circolazione delle élite” venga fortemente frenata, regolamentata, ostacolata anche, non incentivata, come purtroppo spesso avviene. Costituendo gli esponenti di questi corpi intermedi una oggettiva élite a fronte delle classi subalterne.

II.
Giorgio Galli come storico e come fine notista politico. Con i suoi numerosi libri, saggi, articoli, dibattiti ecc. e con il suo magistero nell’università, da una parte, e con i numerosi articoli di analisi politica e con la famosa e immancabile rubrica nel settimanale “Panorama”, almeno fino alle sue dimissioni dal periodico a causa del cambio di proprietà, per vie truffaldine, a favore di Berlusconi, dall’altra.

Leonardo Sciascia come fine letterato e con la sua concezione, tipicamente illuministica, da vero philosophe, della letteratura come visione ampia, totalizzante, come smascheramento della realtà, come potenziamento delle facoltà conoscitive umane.

Entrambi hanno aiutato più di una generazione a dotarsi di strumenti culturali e politici indispensabili per chi si poneva, e si pone tuttora oggi, dal versante “antisistema”, dal versante dell’opposizione. Per chi si faceva guidare, e si fa guidare tuttora, dalla passione civile, dalla passione politica, dalla passione per la cultura, dal porsi al servizio della comunità. Senza retorica, senza orpelli narcisistici, senza opportunismi. Come fece, tra gli altri e le altre, Pier Paolo Pasolini, per citare solo un’altra importantissima coscienza critica dell’Italia.

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