Ogm: le associazioni stoppano il blitz della ex ministra Bellanova - di Monica Di Sisto

Un pacchetto di decreti “natalizi”, arrivati discretamente dal ministero dell’Agricoltura tra Senato e Camera, mentre la crisi di governo stava esplodendo, con l’intenzione di farli passare come ratifiche semi-automatiche di Direttive europee di aggiornamento delle misure fitosanitarie.

Il contenuto? Sorprendente: riorganizzare il sistema sementiero e di distribuzione di materiali di riproduzione per la vite e le produzioni di frutta e dell’orto, aprendo ai vecchi Ogm e a quelli di nuova generazione, ottenuti tramite le nuove tecniche di miglioramento genetico (New Breeding Techniques, Nbt).

Una scelta, quella dell’allora ministra Bellanova, che ha lasciato tutti di stucco perché, dopo la pubblicazione della direttiva a Bruxelles, era successo un fatto non di poco conto: la Corte europea di giustizia, su ricorso del sindacato agricolo francese Confédération Paysanne e di altre otto associazioni sulla sperimentazione in campo di sementi e altro materiale di moltiplicazione Nbt, di difficile tracciatura, ha chiarito con la sentenza C-528/16 che Ogm vecchi e nuovi pari sono. Per questo vanno valutati e autorizzati uno per uno, etichettati, e per i Paesi che hanno già normative – come in Italia – che ne impediscono la sperimentazione in campo aperto e il consumo umano, ad esse si devono attenere.

Così per circa 30 organizzazioni e associazioni che lavorano su ambiente e agricoltura – tra cui Ari, Aiab, Greenpeace, Slow Food e anche la mia, Fairwatch - è ricominciato, sotto Natale, il solito, ingrato lavoro di sempre: far sì che il Parlamento italiano richiamasse al ministero lo stato dei fatti, esprimendo pareri informati e non affrettati. Gli ricordasse scelte importanti come quella, da parte italiana, di aver aderito al Protocollo Onu di Cartagena che difende la biodiversità, e gli ribadisse la necessità di rispettare il Principio di Precauzione a tutela di salute e ambiente. Soprattutto nel caso di tecniche recenti come quelle Nbt, per la possibilità di mutazioni indesiderate (off target), ampiamente documentate nella letteratura scientifica internazionale. Ci sono, inoltre, argomenti “di modello” importanti da sollevare, con chi spaccia la industrializzazione hi-tech dell’agricoltura come chiave del benessere nel settore primario.

Con l’intensificazione delle colture, secondo la Fao, negli ultimi cento anni è scomparso circa il 75% di tutte le colture e varietà agricole, con un danno irreparabile alla biodiversità agricola che ha reso i sistemi alimentari più vulnerabili, ad esempio, ai cambiamenti climatici, e ne ha concentrato la proprietà intellettuale e il diritto di vendita globale degli input – come semi, fertilizzanti, pesticidi – nelle mani delle sole “Big Six”: i grandi gruppi Monsanto, Bayer, Basf, Syngenta, Dow e DuPont.

Aziende come Dow AgroSciences, Bayer/Monsanto, Basf, Dupont/Pioneer sono tutte attive nel deposito di brevetti Nbt da alcuni anni, e in presenza di tale concentrazione di mercato una deregulation surrettizia delle Nbt, non coerente con le indicazioni della Corte europea di giustizia, può avere implicazioni devastanti. Pensiamo ad esempio che Francia, Germania, Italia, Spagna, e Olanda insieme rappresentano i 2/3 dell’intero mercato europeo dei semi.

L’Italia, nel bilancio tra l’importazione e l’esportazione di sementi, è costantemente e fortemente in passivo, e la caratteristica “no-ogm” del mercato europeo ci ha salvato, almeno in alcuni settori e per alcune colture, dalla concentrazione esponenziale riscontrata a livello globale. Questo senza contare la sorte della crescente produzione biologica, che in Italia vale oltre 4,3 miliardi di euro, o dei prodotti a marchio Dop, Igp, Stg, che valgono oltre 16 miliardi di euro, tutti rigorosamente “Ogm free”.

Il passaggio al Senato, avvenuto molto rapidamente e con un voto a ranghi ridotti, ha dato il via libera ai decreti con qualche raccomandazione quasi ornamentale. Nel frattempo è cominciata a piovere nei giornali nazionali e di settore una fitta artiglieria pro-Ogm, a colpi di accuse di passatismo, di resistenza all’innovazione, e alle migliori sorti e progressive della scienza. Tutti articoli volutamente silenti sulla sentenza della Corte europea.

L’intensa azione di informazione sui deputati, però, ha permesso che nei pareri espressi dalla commissione Agricoltura della Camera la sentenza venisse citata tra le premesse dei deliberati, e che essi venissero condizionati allo stralcio dai decreti di tutti i passati riguardanti gli Ogm, vecchi e tecnologici. Toccherà al prossimo ministro all’Agricoltura prendere la decisione finale. Spiace che, per l’ennesima volta, questioni di rilevante importanza per la salute e il portafoglio di cittadine e aziende si volessero risolvere tra pochi interessati, senza quel dibattito pubblico ampio e informato che meriterebbero, soprattutto in una fase delicata per salute e economia come quella che stiamo vivendo.

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