È possibile unire la Sinistra Sindacale? - di Giancarlo Albori

Faccio parte di quei compagni che credono utile un lavoro tenace per ricostruire una sinistra sindacale unita e plurale utile per la Cgil. L’articolo di Giacinto Botti e Maurizio Brotini sullo scorso numero di Sinistra Sindacale mi è parso un ottimo contributo in questa direzione, ed è a partire da lì che proverò a muovere qualche suggestione.

1) Fa una certa impressione vedere come si muove la stampa mainstream, e la maggior parte delle classi dirigenti del nostro Paese: da un lato considera la situazione italiana come gravissima tanto da applaudire attraverso Draghi ad un “commissariamento” del nostro paese da parte della Ue, dall’altro si continua a considerare questa crisi non nella sua profondità sistemica.

La cartina di tornasole di questo disorientamento delle “classi dirigenti” sta su come nel profondo vedono e ancor più si atteggiano verso il virus: sì certo il virus è grave, ma di natura esterna che a partire dalla natura si trasferisce alla sfera economica.

Certo una parte della malattia è indipendente dalla forma sociale, ma nella grande sostanza è legata a doppio filo all’organizzazione capitalistica della produzione, della circolazione delle merci, della distribuzione e dei modi di vita. Il Covid 19 ha aggravato un insieme di crisi e di processi di trasformazione che già avevano carattere sindemico (ossia l’intreccio di più crisi), che finiscono per mettere nell’ordine delle cose il tema della transizione.

2) Mi ha fatto una certa impressione l’arcivescovo di Milano Mario Delpini che, in un’intervista a Repubblica di fine gennaio, senza mezzi termini si dichiarava sconcertato da chi si è arricchito speculando sul coronavirus, da chi ha fatto fortuna senza spartire con chi ha perso tutto, su chi tace sull’accoglienza. Ma ha fatto di più, ha puntato l’indice sulle scuole di pensiero che portano a queste conseguenze. Non vi è formazione politica di centrosinistra, di una certa consistenza che faccia di ciò lotta politica.

3) Draghi viene eletto presidente del Consiglio, Conte non è stato mai sfiduciato, al contrario ha avuto la fiducia alla Camera prima di essere disarcionato in una crisi extraparlamentare. Avremo un presidente che, sotto le mentite spoglie del tecnico, sarà politico per eccellenza. Che lui e il suo governo discendano dalla regia del Presidente della Repubblica e della Ue è sotto gli occhi di chi vuol vedere. Ma Draghi non è solo il commissario è anche l’architetto delle politiche europee e delle loro modifiche.

In questi anni si è governato attraverso decreti legge, prassi che il coronavirus ha solo accelerato. Il Parlamento è stato messo ai margini, il governo è stato spesso “sequestrato” dal presidente del Consiglio, i Presidenti della Repubblica si arrogano prerogative non proprie, la Ue ci sorveglia.

I partiti dove sono? Tutti nel governo del commissario-architetto, salvo la destra fascistoide perché non vuole entrarci. A cosa può preludere tutto questo?

Se quanto scritto con l’accetta ha un qualche fondamento, il sindacato tutto che subisce una crisi di rappresentanza e rappresentatività è chiamato in Italia e non solo a recuperare il suo ruolo di soggetto politico autonomo, ma non indifferente, ai destini della democrazia, e cooperare con tutte le forze che abbiamo individuato nel documento “salviamo l’Italia”, che deve vivere con iniziative che lo facciano uscire dai cassetti.

Si dice che se terminerà il blocco dei licenziamenti e della cassa integrazione per Covid sarà una macelleria sociale, fatto certamente vero e che richiede da subito di predisporre tutte le politiche di contrasto necessarie. Vorrei però sottolineare che, nonostante i 130 miliardi spesi in deficit, questa macelleria è già iniziata: centinaia di posti di lavoro cancellati, in prevalenza donne, giovani, precariato, invisibili, intermittenti. Per farla breve quel pezzo di mondo che abbiamo considerato strategico per la nostra iniziativa per la nostra Carta dei Diritti, su questo abbiamo raccolto più di un milione di firme. Vi è un ritardo da colmare con urgenza.

La Conferenza di Programma e quella di Organizzazione devono essere occasioni, accanto a una necessaria auto-riforma, per parlare oltre noi per interrogarci e interrogare quel mondo che vede in noi una delle ultime possibilità per dare ai valori di uguaglianza e giustizia un senso, un mondo sconvolto da quella grande sollecitazione tecnologica, a forte connotazione informatica che ha innescato fattori di cambiamento dagli effetti dirompenti e con stravolgimenti nell’organizzazione del lavoro e delle professionalità.

Mi sia concessa una citazione di Gramsci che trovo di sconvolgente attualità: “La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati”.

La Cgil e noi in essa possiamo avere le l’energia morale e intellettuale per non farci avvolgere da questo torpore, credo che un utile passo sarebbe l’unità delle sinistre sindacali.

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