Venezia, il Carnevale di lotta del trasporto pubblico - di Frida Nacinovich

Venezia è romantica per definizione. Chiunque ci sia stato, anche una sola volta, porta quei giorni ancora nel cuore. E sicuramente non ha dimenticato gli autobus della laguna, i vaporetti che portano da un punto all’altro della città. Dal Lido della Mostra del cinema, all’isola di Sant’Elena dove è stato costruito, tanti anni fa, lo stadio Pier Luigi Penzo, a Burano e Torcello, primi insediamenti della città in fuga dai barbari, a Sant’Erasmo, l’isola degli orti, a Pellestrina.

Su quelle imbarcazioni, da più di un secolo, sono saliti giovani studenti e anziani pensionati, ricchi turisti e poveri ma fantasiosi fan di un Carnevale che a Venezia diventa forma d’arte. Nicole Kidman e Tom Cruise diretti da Stanley Kubrick, lo 007 Daniel Craig e mille altri attori e attrici nel corso del tempo hanno impreziosito le passerelle del Lido.

Succede di rado che a Venezia si fermi il delicato ma imprescindibile sistema della mobilità urbana. Quando capita vuol dire che c’è un problema serio. “L’8 febbraio scorso abbiamo fatto sciopero - racconta Alessandro Sambo - con un’adesione praticamente unanime, dai confederali ai sindacati di base. Per tre ore, dalle 10 alle 13, Venezia è rimasta paralizzata, le isole separate dal continente. Alla rivendicazione per il rinnovo del contratto collettivo nazionale che ha coinvolto l’intera categoria, si è aggiunta la nostra vertenza dopo la disdetta della contrattazione di secondo livello da parte di Actv Avm”. Una dichiarazione di guerra arrivata pochi giorni prima, il 26 gennaio, dalle aziende del trasporto pubblico veneziano.

Sambo lavora in Actv da venticinque anni, prima come avventizio, pontiere, marinaio per dieci anni, quindi alla guida dei vaporetti. “Sono lunghi come autoarticolati, anche di più, trasportano fino a duecentocinquanta passeggeri”, sottolinea con l’entusiasmo di chi ama il suo lavoro. Actv (è la sigla di azienda del consorzio trasporti veneziano) possiede circa 620 autobus, 160 imbarcazioni e 150 stazioni galleggianti, trasporta ogni anno quasi 200 milioni di passeggeri. Numeri da capogiro, che fanno capire l’importanza di un servizio diventato una delle maggiori fonti di reddito dell’amministrazione comunale.

Nel 2012 nasce la holding della mobilità veneziana, con l’obiettivo di fare economie di scala coinvolgendo le altre aziende partecipate del settore Avm (ex Asm), Actv, Vela e Pmv. “Capofila della holding è Avm - spiega Sambo - un sistema che porta fra le altre cose a moltiplicare funzionari, quadri e dirigenti”. Oggi gli addetti sono più di tremila, nell’ultimo quarto di secolo Actv si è profondamente trasformata, anche nella sua ‘mission’: “Abbiamo cura del turista fin dal suo arrivo a Venezia, lo ‘coccoliamo’. Il sindaco Brugnaro ne fa vanto, certo è che i conti dell’ultimo anno parlano di un crollo di due terzi del fatturato. Mancati introiti per 80/90 milioni sui 150 registrati prima del Covid-19. Così hanno deciso di tagliare la contrattazione di secondo livello. Ma stiamo parlando di solo un paio di milioni di risparmio, e per giunta sulla pelle dei lavoratori”.

Venezia è costosa per i turisti, chiunque arrivi deve far fronte a tutta una serie di spese extra che finiscono nelle casse comunali. Un sacrificio economico sopportato volentieri per godere della bellezza senza tempo della città dei dogi, del Milione di Marco Polo, eletta a pensatoio da Hemingway e Welles nel dopoguerra. “In questi mesi difficilissimi siamo comunque riusciti a garantire il servizio necessario ai residenti e a chi per lavoro gravita intorno alla città. Spesso senza guanti e mascherine, rinunciando a giorni di riposo e ferie, in assenza dei cosiddetti ‘stagionali’, che sono stati i primi a saltare”. Il sindacalista della Filt Cgil denuncia le sofferenze di un’intera categoria che da otto anni attende il rinnovo del contratto. “Non si può aspettare così tanto”.

Come tutti i conducenti di mezzi pubblici, da un capo all’altro della penisola, Sambo sottolinea la difficoltà di rispettare le distanze imposte dalla pandemia. “Sui vaporetti siamo spalla a spalla con il veneziano e con il turista. Abbiamo pensato di dipingere il pavimento”. Gli autisti di terra e di mare partono da casa all’alba, già vestiti da lavoro, anche a Pasqua, Natale e Capodanno. “I turni possono arrivare a otto ore di lavoro. Nel periodo del lockdown totale ci portavamo il panino. Il mio bagno preferito è la ruota davanti, ha detto con una battuta amara un collega che guida bus”.

Ora che gli assunti negli anni ottanta stanno per andare in pensione, vivono la preoccupazione di un passaggio di consegne diventato d’un tratto difficile. “Perché non ci sono assunzioni - chiude Sambo - e in più si attaccano i diritti conquistati”. Restano le sensazioni impagabili di un lavoro che ha come scenario il tramonto estivo, color fuoco, sulla laguna, e anche la coperta di nebbia che nei mesi invernali avvolge la città, come in un sogno.

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