Siglato il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Ora la parola torna ai luoghi di lavoro - di Angelo Leo

Prima ancora di entrare nel merito del rinnovo contrattuale, va dato atto alla compagna Francesca Re David, segretaria generale della Fiom, e all’intera delegazione trattante della Fiom (ma anche alla delegazione unitaria), di aver “tenuto il pezzo” sull’esercizio della democrazia in un paese a-normale.

Per il sindacato in generale, e per la Fiom in particolare, resta sempre valido il principio “ogni testa vale un voto”. Principio del tanto vituperato Novecento, da lungo tempo abolito nell’ordinamento politico istituzionale nazionale. Mentre nel mondo del lavoro la distinzione fra impresa e lavoratori permane, com’è giusto che sia, in politica assistiamo invece alla grande indistinta ammucchiata che non è affatto mediazione e fronte unito nazionale per uscire dalla pandemia, bensì resa politicista, senza nessuna condizione alla cabina di regia della finanza manipolata dai poteri forti, dagli interessi della borghesia delle regioni del nord a danno delle popolazioni meridionali, in sostanza dei ricchi contro i poveri, destinati a diventare sempre più poveri.

A mio avviso per la Fiom è fondamentale e “naturale” tornare nelle fabbriche, dando la parola ai lavoratori, perché decidano loro in tutto il territorio nazionale e in ogni fabbrica il loro futuro, la loro retribuzione, la loro dignità personale e di classe, con un rinnovato accordo in materia di salute e sicurezza.

Sempre nell’accordo è stata sottoscritta la clausola sociale nei cambi di appalto dei servizi. Il diritto alla formazione continua anche per i lavoratori con contratto a termine. Poi nel rinnovo si definiscono relazioni sindacali come i diritti di informazione, compresi anche gli effetti determinati dal Covid 19. Inoltre l’accordo prevede misure importanti a sostegno delle donne vittime di violenza di genere.

Il nuovo contratto adegua l’attuale inquadramento professionale, definito con il contratto del 1973, ai cambiamenti organizzativi, tecnologici e professionali che ci sono stati in questi anni; dal 1°giugno 2021 il nuovo contratto introduce un nuovo inquadramento dei lavoratori, compresa tra l’altro l’eliminazione della prima categoria: tutti i lavoratori in forza attualmente inquadrati in prima categoria passano di livello e verranno inquadrati nel livello D1, che corrisponde alla seconda categoria.

Il salario è stato un punto di duro confronto con Federmeccanica. L’ipotesi di accordo prevede un incremento a regime dei minimi tabellari definito in base al valore dell’inflazione prevista per gli anni di vigenza – indicatore Ipca – e di una quota di salario per la innovazione organizzativa determinata dalla riforma dell’inquadramento, pari a 112 euro all’attuale quinto livello.

Fuori dalle fabbriche la chiusura positiva del contratto costituisce comunque un baluardo per le condizioni materiali dei lavoratori, e anche un futuro ancoraggio sociale che accenda la miccia di una rifondazione della politica che torni a rappresentare i lavoratori nelle forme organizzative di partiti e nelle rappresentanze istituzionali. Un fatto che a mio avviso raddoppia il valore di questo contratto.

In ogni caso i metalmeccanici in generale, e la Fiom in particolare, nonostante la grave crisi economica-sanitaria hanno raggiunto un risultato per nulla scontato, e ben si comprende l’entusiasmo della nostra delegazione trattante, che tutti noi con un pizzico d’invidia abbiamo condiviso subito sui social. Ora, come sempre per la Fiom Cgil, la parola e la decisione finale spetta ai lavoratori.

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