Elezioni Catalogna: il possibile e il necessario - di Nuria Lozano Montoya

L’emergenza sanitaria causata dalla pandemia del conavirus, e in particolare il suo impatto sociale, democratico, economico e lavorativo sulle condizioni di vita già precarizzata dei cittadini, stanno presentando un conto salatissimo ai settori più sfavoriti della popolazione catalana e spagnola. Condizioni di vita risultato della gestione inadeguata della crisi del 2008, e di anni di tagli e disattenzione ai servizi pubblici essenziali come la sanità, l’istruzione, le cure e l’assistenza alle persone.

La formazione, un mese prima dell’esplosione del Covid-19, del governo Psoe-Unidas Podemos è stata provvidenziale. Senza la presenza dei settori più coscienti della società spagnola nel governo, si sarebbero imposti i settori più neoliberisti e, di conseguenza, la situazione delle classi popolari sarebbe ancor più disperata. Invece questo governo ha preso misure che configurano uno scudo sociale per non lasciare nessuno indietro (sussidi di disoccupazione senza limiti di tempo, aiuti a lavoratori autonomi e imprese, garanzia di reddito minimo, e altro). Misure necessarie per minimizzare con criteri di sensibilità sociale l’impatto di una crisi che ha già provocato i livelli di disoccupazione, povertà e precarietà più elevati degli ultimi sette anni, e ha collocato vasti settori della popolazione a rischio di esclusione sociale, con uno dei tassi di povertà infantile tra i più alti d’Europa.

Di contro in Catalogna viviamo un decennio di caos e malgoverno, con una gestione deplorevole della pandemia da parte di un governo incompetente, insensibile alle necessità della popolazione, abbandonata al suo destino per molti mesi, con un aumento drammatico delle diseguaglianze; subordinando tutto alla panacea dell’indipendenza. E in questo contesto si sono convocate elezioni in Catalogna, nelle quali era in gioco la ricostruzione sociale, economica e democratica del paese.

Qualche riflessione su questo appuntamento con le urne. Da un punto di vista quantitativo, la bassa partecipazione è una cattiva notizia, con un 35,5% in meno di votanti che non si sono sentiti attratti a partecipare. E anche se prima dell’indipendentismo era abituale una partecipazione più bassa alle elezioni amministrative, hanno influito meno gli elementi identitari e invece di più la realtà della pandemia e dell’emergenza sociale, con un’astensione molto più alta nei quartieri operai, e un aumento dei voti nulli del 242,4%. Solo i socialisti e l’estrema destra aumentano i loro voti, ma in nessun caso a danno della sinistra di En Comù Podem, che mantiene i risultati precedenti, con solo un leggero calo percentuale.

Dal punto di vista qualitativo, sono varie le osservazioni. Il risultato configura il Parlamento catalano più a sinistra della storia, conseguenza in parte di una realtà che ha portato a centrare il dibattito sulla dimensione sociale. Ottengono più rappresentanza le opzioni che cercano maggiormente il dialogo e le soluzioni politiche più che lo scontro con lo Stato, anche se la probabile configurazione di un governo independentista con la destra nazionalista non aiuterà in questa direzione. L’indipendentismo magico interpreta la maggioranza favorevole all’indipendenza, ma si dimentica che data l’astensione è appoggiato solo dal 25% della popolazione. Sembrerebbe temerario imbarcarsi in una nuova fuga in avanti in queste condizioni. C’è l’ingresso in parlamento dell’estrema destra. Che comunque non prende voti da sinistra ma dal più di un milione di voti perduti dalle destre, principalmente nelle zone dedicate esclusivamente al turismo, devastate economicamente dalla pandemia.

Se nei prossimi giorni si confermasse un governo independentista che mantenga artificialmente aperto il conflitto con lo Stato al servizio degli interessi di un partito, l’emergenza del paese si aggraverebbe. In questo scenario, come forze di sinistra dobbiamo fare esercizio di responsabilità e generosità politica, per concretizzare un possibile governo progressista. E’ necessario mettere da parte le differenze, e cercare gli elementi comuni che ci aiutino a trovare soluzioni ai problema del paese.

Marcelino Camacho, primo segretario generale delle Comisiones Obreras, diceva che bisogna scegliere tra il possibile e il necessario. In un momento difficilissimo per la classe operaia catalana e spagnola, il nostro sentimento comune e la nostra coscienza di classe ci indicano che il necessario è un governo plurale delle sinistre in Catalogna, e il nostro obbligo è renderlo possibile.

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