Guerra, fonti energetiche, transizione green. No a un devastante ritorno al passato - di Paolo Righetti

La guerra e l’invasione russa in Ucraina stanno producendo effetti devastanti e intollerabili in perdita di vite umane, profughi, distruzione di territori e infrastrutture. La disastrosa escalation in atto protrae le sofferenze e le tragedie della popolazione ucraina e incrementa i rischi di un’estensione del conflitto. E’ invece necessario fare tutto il possibile per fermare le armi, agire tutti i possibili strumenti della diplomazia per sancire una tregua, e sviluppare i negoziati fino a trovare gli accordi per uscire da questa drammatica situazione.

Quanto sta succedendo è la conseguenza di un processo in atto da anni, di un inaccettabile ritorno al passato, di una progressiva escalation nei conflitti geopolitici che ha fatto prevalere la corsa al riarmo anche nucleare, la contrapposizione politica, economica e militare tra le diverse potenze del mondo, e regredire ancor di più una prospettiva di pace e cooperazione tra gli Stati e tra i popoli.

Ed è anche la conseguenza di un modello di sviluppo globale fondato su una logica competitiva estrema e dissennata, su un modello che sviluppa i nazionalismi, alimenta le mire di espansionismo e le contrapposizioni per blocchi, i conflitti per accaparrarsi le materie prime e i mercati, che produce profonde diseguaglianze tra e dentro gli Stati, distrugge l’ambiente e consuma senza limiti le risorse naturali e le fonti energetiche del pianeta.

Non a caso il controllo delle fonti e dei canali di approvvigionamento dei combustibili fossili e delle materie prime più importanti e più strategiche per l’innovazione tecnologica sono una delle principali cause dei conflitti.

E’ questa logica, questo modello di sviluppo deleterio e regressivo che va cambiato e invertito, se si vuole costruire a livello globale una prospettiva di progresso e di sostenibilità civile, ambientale, economica e sociale.

Quanto successo ha fatto ulteriormente esplodere i costi energetici che avevano già caratterizzato gli ultimi mesi, quelli della ripresa economica dopo il lungo periodo di pandemia e di riduzione delle attività produttive. E conseguentemente di tutti i costi di produzione e di tutti i prezzi al consumo, con un’inflazione oramai galoppante che incide in modo pesante sulla sostenibilità economica di molte imprese, sulla tenuta dei livelli occupazionali, e ancor di più sulle condizioni materiali di vita di lavoratori e lavoratrici, pensionate e pensionati, famiglie, fasce più deboli e povere della società.

I recenti provvedimenti del governo non solo sono insufficienti a ridurre in modo significativo questo pesantissimo impatto sul potere d’acquisto di salari e pensioni, a impedire il vergognoso incremento degli extraprofitti e a modificare in termini strutturali le modalità tariffarie che favoriscono e alimentano quella speculazione e quelle truffe sui prezzi di gas, elettricità e carburanti, evidenziate dallo stesso ministro Cingolani che peraltro ne ha la piena responsabilità politica. Soprattutto non vanno nella direzione di una politica industriale e di una politica energetica coerenti con gli obiettivi di decarbonizzazione e di salvaguardia climatica assunti dalla comunità internazionale ed europea.

Anzi, anche su questo ambito strategico, in Europa come in Italia è in atto una pressione forte, un evidente ed esplicito tentativo di ritorno al passato, alla riproposizione di filiere che non hanno una prospettiva e sono ancora molto rischiose e negative per l’ambiente, per i rischi di incidente e per il clima, come riaprire vecchie centrali a carbone, bloccare progetti di riconversione (vedi Civitavecchia), far ripartire le trivellazioni nel mar Adriatico, ritornare al nucleare, per il quale è ancora di là da venire un’evoluzione tecnologica che garantisca sicurezza e superamento delle emissioni radioattive e delle scorie da smaltire. Una regressione che dobbiamo a tutti i costi contrastare, se vogliamo delineare e sostenere un nuovo modello di sviluppo.

Al contrario serve una forte accelerazione della transizione energetica, delle filiere necessarie per una maggiore produzione, distribuzione e utilizzo delle energie rinnovabili in tutte le loro possibili declinazioni e applicazioni. Serve rafforzare l’efficientamento energetico, l’economia circolare, la riconversione produttiva green, che hanno grandi margini di ulteriore e rapida espansione e sviluppo.

Una direzione e una tastiera di interventi indispensabili sia per ridurre gli impatti ambientali e perseguire gli ormai improrogabili obiettivi climatici fissati progressivamente entro il 2050, sia per limitare davvero il forte livello di dipendenza energetica dell’Europa, e in particolare dell’Italia, dai maggiori paesi produttori di fonti fossili.

Un processo di prevalente autoproduzione delle risorse energetiche potrebbe rappresentare anche uno dei più concreti fattori di superamento dei motivi di competitività, contrapposizione e conflittualità armata tra le diverse aree e potenze del mondo.

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