India, il protagonismo delle donne nella grande mobilitazione dei contadini - di Vittorio Bonanni

Anche in India le donne non fanno mancare la loro voce e il loro protagonismo all’interno del più grande sciopero di tutti i tempi. Come abbiamo già scritto su Sinistra Sindacale, da mesi ben 250 milioni di lavoratori organizzati per lo più dal Samyukta Kisan Morcha, o United Farmers Front, una coalizione di sindacati di agricoltori, sono scesi in piazza e hanno incrociato le braccia contro una legge dello Stato che prevede l’ingresso nell’agricoltura indiana delle solite multinazionali, le quali non garantirebbero il prezzo minimo di grano e riso, minando così il diritto dei lavoratori della terra a vivere dei loro prodotti senza interferenze esterne.

Molti di loro non hanno esitato, in occasione dell’anniversario della morte del leader dell’indipendenza indiana Mahatma Gandhi, a mettere in atto un disperato sciopero della fame per attirare ancor più l’attenzione sulla loro battaglia. Uno scenario già particolarmente aggravato dai cambiamenti climatici, con siccità e innalzamento delle temperature.

La lotta è sostenuta da molte generazioni di contadini, dai più anziani ai ragazzi, con le donne che sono state e sono in prima linea in questa ardua battaglia, e che hanno anche creato un giornale che parla della protesta. Jassi Sangha, nota artista e regista indiana, figlia di una lunga generazione di contadini, racconta che soprattutto in Stati come il Punjab, l’Haryana e il Rajasthan “essere contadini non è solo un lavoro ma è anche parte integrante della cultura locale. La partecipazione straordinaria delle donne è motivata dal fatto che sono molto coinvolte nella raccolta e nello stoccaggio dei prodotti. Ben l’85% di coloro che sono impiegati in questo settore sono donne. E solo il 13% sono proprietarie delle loro terre. Inoltre molte di queste sono vedove, perché non sono pochi gli uomini che si suicidano, stremati da un lavoro durissimo e che ora rischia di non avere prospettive”.

Questo grande “no” al solito pensiero liberista, che tanti danni ha compito in questi ultimi quarant’anni, è stato sostenuto dalla giovane leader ambientalista Greta Thunberg, e dalla nipote Meena della vicepresidente Usa, Kamala Harris. Sostegni importanti sono arrivati dopo un tweet di Rihanna, popstar da oltre 100 milioni di follower, che ha fatto infuriare il governo. Il quale è stato spiazzato anche dalla solidarietà espressa via social al grande movimento di protesta. Inutili i tentativi di mettere al bando le dichiarazioni a favore della protesta.

Per revocare le leggi contestate è stata organizzata una petizione, e per sostenere economicamente i contadini possono essere fatte delle donazioni ad organizzazioni solidali tra cui Save Indian Farmers e Centre for Sustainable Agriculture, mentre la United Sikh Mission si occupa dell’assistenza medica.

La speranza è che battaglia dopo battaglia la logica di mercato conosca un declino assolutamente indispensabile per mettere al riparo quei diritti ambientali e sociali che stanno mettendo in ginocchio il pianeta. La pandemia, che ha messo in risalto i limiti di questa logica mercantile, potrebbe essere la grande occasione. Ma ovviamente nulla è scontato, e bisogna tenere alta la guardia perché qualcosa cominci a cambiare veramente.

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