Dal “No Delivery Day” all’applicazione del contratto della logistica per i rider Just Eat - di Francesco Elia

Lo scorso 26 marzo, un venerdì, si è svolto il primo sciopero nazionale dei rider operanti nelle piattaforme digitali addetti al food delivery. La giornata di lotta è stata organizzata dalla rete nazionale “Rider per i Diritti”, costituita dalle diverse Union territoriali in più di trenta città, e dalle confederazioni sindacali, che nelle diverse realtà hanno dato supporto operativo per l’organizzazione dell’iniziativa. In particolare a Milano, dove c’è la più alta concentrazione di ciclofattorini di tutta Italia, l’iniziativa è stata coordinata dalla Camera del Lavoro insieme alle categorie del settore, dalla Uil Milano e Lombardia, insieme al sindacato metropolitano Deliverance.

L’iniziativa si è tenuta in piazza XXIV Maggio, a partire dalla tarda mattinata e ha visto la alta partecipazione di lavoratori e lavoratrici e di cittadini e cittadine, che hanno voluto dare il loro supporto alle rivendicazioni aderendo alla giornata “No Delivery Day”. La giornata si è sviluppata, prima con un presidio statico e l’intervento di alcuni lavoratori, anche di altri settori, che hanno voluto portare la propria solidarietà, riconoscendosi nelle lotte per rivendicare maggiori diritti e un sempre maggiore contrasto alla precarietà spinta che ha caratterizzato gli ultimi venti anni del lavoro in Italia.

Successivamente, i lavoratori hanno deciso di sfilare per le vie della città, con le loro biciclette, simbolo della loro attività. Il corteo è partito dalla piazza, per poi raggiungere i maggiori punti di incontro dei rider e raccogliendo sempre più adesioni, arrivando ad un numero complessivo di circa duecento partecipanti.

Gli slogan dello sciopero erano tutti incentrati nel contestare l’accordo sottoscritto il 15 settembre scorso da parte di Ugl e Assodelivery, associazione datoriale che include le principali piattaforme del settore tranne Just Eat. Quest’ultima, pochi mesi dopo la sottoscrizione dell’accordo, ha scelto di lasciare l’associazione, e ciò anche a seguito delle lotte che si sono susseguite a partire dal 30 ottobre 2020, data che possiamo considerare come l’inizio delle mobilitazioni nazionali dei rider contro l’accordo pirata Ugl/Assodelivery.

Queste lotte hanno spinto la piattaforma inglese ad intraprendere una trattativa con i sindacati maggiormente rappresentativi del settore, che ha portato, nei giorni scorsi, alla firma di un accordo volto a riconoscere la subordinazione a tutti i propri lavoratori, riconoscendo la figura del rider all’interno del Ccnl Merci e Logistica.

Nelle settimane precedenti la giornata di sciopero del 26, per la prima volta nel settore, le organizzazioni promotrici hanno deciso di creare una campagna comunicativa diretta anche ai consumatori, chiedendone la solidarietà, al fine di astenersi dall’utilizzo delle piattaforme in concomitanza dello sciopero stesso. Nonostante le iniziali smentite da parte delle piattaforme riguardo la buona riuscita della giornata, già una settimana prima del 26, le piattaforme si erano premurate di comunicare, ai ristoratori collegati, la possibilità che si verificassero disservizi o cali di ordini legati alla proclamazione dello sciopero.

L’aspettativa delle organizzazioni sindacali a seguito dell’iniziativa è che, nonostante il recente cambio di governo, il nuovo ministro del Lavoro prenda in carico la vertenza, convocando nuovamente un tavolo nazionale che riporti le parti a discutere e confrontarsi, in modo da arrivare ad una regolarizzazione complessiva del settore, anche in virtù del pronunciamento della procura di Milano che ha richiesto la repentina regolarizzazione di tutti i lavoratori del settore. La recente sottoscrizione dell’accordo “Anti caporalato” a livello nazionale costituisce sicuramente un passo avanti, ma per i rappresentati dei lavoratori senza il riconoscimento della subordinazione dei rapporti di lavoro non ci può essere un reale argine all’illegalità nel settore.

Francesco Melis, funzionario Nidil Cgil Milano, tra gli organizzatori dello sciopero, osserva: “E’ stata una giornata storica, la grossa partecipazione dei lavoratori in ogni città è la dimostrazione che la strada intrapresa è quella corretta. Un altro modello di business è possibile e ce lo dimostra l’accordo sottoscritto con Just Eat, smentendo un modello organizzativo che basa la propria stabilità e il proprio profitto sulle spalle dei lavoratori. Il lavoro portato avanti con i rider è fondamentale, non solo per il mondo del food delivery ma per tutto il lavoro digitale, i rider sono solo la punta dell’iceberg. Come sindacato crediamo che questa battaglia sia l’inizio per dare dignità a tutto il lavoro digitale”.

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